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LEGGENDA DEL SANTO BEVITORE (LA) - regia Andrée Ruth Shammah

La leggenda del Santo bevitore La leggenda del Santo bevitore Regia Andrée Ruth Shammah

di Jospeh Roth
con Piero Mazzarella, Linda Gennari e Giovanni Lucini
Regia: Andrée Ruth Shammah
Milano, Teatro Franco Parenti dal 2 marzo al 1 aprile 2007

Avvenire,  2007
Panorama,  5 aprile 2007
Mazzarella trionfa tra Roth e Olmi

Superba prova dell'attore milanese ne «La leggenda del santo bevitore», ma la pur suggestiva regia di Andrée Ruth Shammah sembra non cogliere appieno il finale afflato religioso del dramma

Soltanto uno scrittore dall'anima bella di poeta come Joseph Roth poteva raccontarci in poche paginette limpide e asciutte una di quelle storie che fanno subito breccia nel nostro cuore, La Leggenda del santo bevitore. È la storia, passata anche sul grande schermo in un film di Ermanno Olmi (Leone d'oro nel 1988), di un clochard, Andreas, che una sera di primavera a Parigi incontra un distinto e misterioso signore che gli offre duecento franchi. Una somma che Andreas s'impegna a ricevere al patto di restituirla alla chiesa di Santa Maria di Batignoles dove c'è una statuetta di Teresa di Lisieux con cui l'ex minatore dalla vita scioperata ha un debito.

Soltanto forse quello straordinario attore che risponde al nome di Piero Mazzarella, dal nostro teatro e dai nostri registi (salvo Strehler) mai valorizzato a dovere nella sua lunga carriera, è capace, sulla scena, di far rivivere in tutta la sua pienezza umana il grandioso, grandioso nella sua miseria, personaggio. Farlo rivivere con quella misura e delicatezza di tocco nella sua asprezza e nella sua malinconia. Farlo rivivere, guidato con mano discreta da Andrée Ruth Shammah, lì sul palcoscenico di una minuscola e periferica saletta di periferia che è l'attuale provvisoria sede del milanese teatro Franco Parenti.

Rifuggendo il pittoresco, giocando in penombra, per restituire l'atmosfera, alla regista milanese bastano gli accenni di qualche nostalgica canzoncina e una scena minima che rappresenta un bistrò le cui pareti ad angolo ricevono le immagini di una Parigi piovosa e d'antan.

A Mazzarella basta appoggiarsi al bancone del bar o sedersi a un nero tavolino di ferro e con quella sua mimica che nasce da una vibrazione interiore, con quella sua voce roca e carica di nebbia, il tono ironico e distaccato, mirabilmente disvelare la parabola di un uomo che fugge il passato e ogni tipo di responsabilità, ma conserva un'anima semplice e un'ingenuità disarmante, più vittima che colpevole anche se la sua vita è segnata da macchie torbide e nere. Un uomo che, come Roth, ha scelto l'esilio e muore nelle braccia di una ragazzina sconosciuta che si chiama Teresa e che Andreas scambia per la santa innocente. Dopo aver chiesto a Dio «una morte così facile e così bella». Dell'afflato religioso del racconto forse il finale non coglie in pieno la risonanza, ma lo spettacolo (cui contribuiscono, figurine di contorno, Linda Gennari e Giovanni Lucini) è di quelli che possono lasciare un segno.

Domenico Rigotti

Dalla Senna ai Navigli la parabola di Roth

Il bancone di un bar, un clochard che beve e racconta ora in prima ora in terza persona la storia d'un piccolo miracolo di redenzione per il quale si sente in obbligo di restituire 200 franchi alla piccola Santa Teresa nella chiesa di Batignolles; è Andreas Kartak, il protagonista della Leggenda del santo bevitore, estrema parabola di Joseph Roth esule a Parigi e ormai tentato di morire.

Ma la figura del beone alle prese con un voto impossibile, specularmente sdoppiata sulla bella scena di Gian Maurizio Fercioni, ha le fattezze vernacole, la voce pacata e dolente di Piero Mazzarella (fino al 1° aprile al Teatro Parenti di Milano). L'effetto di piazzamento, dalla Senna ai Navigli e dal clochard al barbone potrebbe frastornare; invece si trasforma nella mossa vincente, scrostando quel po' di patina di mito asburgico in rovina dal verde volumetto adelphiano dato in omaggio ai primi spettatori, per fare del bevitore Andreas un nostro fratello e un nostro simile.

Merito della regista Andrée Ruth Shammah, che si è accostata al Bevitore con dita leggere; merito anche maggiore di Mazzarella, attore di razza, qui sobrio anche da ebbro.

Roberto Bartolini

Ultima modifica il Domenica, 22 Settembre 2013 06:21

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