mercoledì, 23 agosto, 2017
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LACERAZIONI - regia Fabio Pisano

"Lacerazioni", regia Fabio Pisano "Lacerazioni", regia Fabio Pisano

Testo e regia Fabio Pisano

con Luigi Credendino e Monica Palomby

Aiuto regia Roberto Ingenito 

Assistente alla regia Francesca Borriero

Costumi Annalisa Ciaramella 

Suggestioni sonore Francesco Santagata

Napoli, Teatro Tram, via Port'Alba 30 dal 7 al 9 aprile 2017

www.Sipario.it, 10 aprile 2017

(La libertà non è mai un "fuori". E' sempre un "dentro"), ma forse ormai è troppo tardi.

Ansiogeno, ossessivo, schizoide, patologico. Infine, tenero e disarmante. Non può lasciare indifferenti Lacerazioni, il testo scritto e diretto da Fabio Pisano, messo in scena lo scorso fine settimana al TRAM di Napoli (lo spazio che non ti aspetti, nel sottosuolo di via Port'Alba, la zona della città famosa per la vendita di libri nuovi e usati a migliaia).
Il racconto di un amore malato, ma non come si dice di solito dei rapporti finiti su un binario morto, trascinati per inerzia e abitudine; no, tra Amanda e Oud il legame è patologico per davvero. Per lo meno, lo è stando al senso comune delle cose. Ma eccoci al punto: la patologia è fuori; sono gli altri a giudicare morbosi i nostri sentimenti, mentre dentro... dentro è un'altra cosa. Nessuno può saperlo, a parte noi.
Oud non è che un ragazzo, forse un po' più fragile dei coetanei. Uno che, deluso dal mondo, sceglie di isolarsi. Anche in questo caso l'espressione non è solo una metafora: il protagonista si esclude, si apparta, prende le distanze; barricandosi in una roulotte senza uscire mai più.
Nella realizzazione di un disegno che si propone come salvifico, Oud non è solo, ma coinvolge Amanda. Sia lui che lei sono tossici. Fatti, persi, due drogati: intorno a loro ogni genere di sostanza illegale, da sniffare o iniettare. Ed eccoli, sovrani incontrastati di un regno claustrofobico. «Abbiamo tutto ciò che serve», continuano a ripetersi; loro sembrano crederci e anche il pubblico.
I dialoghi sono surreali, dettati probabilmente dall'abuso di sostanze, ma anche dall'esilio ostinato. Un continuo oscillare tra l'idillio e lo scontro: avvicinamenti carnali e affettuosi, seguiti da offese e violenze; amplessi e percosse, graffi e carezze.
Monica Palomby e Luigi Credendino, nei ruoli di Amanda e Oud, sono (in una parola sola) bravissimi. Fisici, sessuali, rudi e dolci; sboccati e poetici. L'uno tira fuori dall'altra tutte le emozioni ed espressioni possibili, nel disvelamento esplosivo e spudorato dei sentimenti umani più nascosti.
Uno spettacolo da non perdere, coinvolgente nel linguaggio e nelle suggestioni che rapiscono. Ci si riconosce e smarrisce nei protagonisti, nella loro debolezza che conduce al compimento dei gesti più estremi e opposti: tra Amanda senza cognome e Oud l'invisibile, prima il matrimonio (la promessa di amore eterno) e poi l'abbandono.
Cosa è fuori e cosa c'è fuori? Qualunque cosa sia, fa paura; e la coppia (qualunque coppia) spesso dalla paura si divide.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Martedì, 11 Aprile 2017 06:43

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