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LAIKA - regia Ascanio Celestini

"Laika", regia Ascanio Celestini "Laika", regia Ascanio Celestini

di Ascanio Celestini
Fisarmonica: Gianluca Casadei
Voce femminile: Alba Rohrwacher
Produzione Fabbrica, in co-produzione con Roma Europa Festival 2015
E con il Teatro Stabile dell'Umbria

Napoli, Teatro Nuovo 30 marzo 2017

www.Sipario.it, 3 aprile 2017

Una donna con la testa «impicciata», una prostituta, un'anziana che non ha il tempo di andare in chiesa, un gruppo di facchini extracomunitari e infine un barbone. Come se non bastasse, in questo coacervo c'è lui, finto cieco e dipendente da sambuca; un po' sciatto, ma in fondo (molto in fondo) impegnato. Nome: Gesù Cristo.
Avete capito bene: Ascanio Celestini interpreta Gesù e ci racconta cosa farebbe il redentore nel casino dei giorni nostri. Lo scapigliato ragazzaccio che parla romanesco, facendosi capire molto bene. Il "debosciato" che sotto la maglietta stropicciata nasconde un cuore di leone e una coscienza sempre vigile. Ecco chi è oggi Gesù, ovvero Ascanio Celestini, che fa tappa al Teatro Nuovo di Napoli con lo spettacolo Laika.
Un racconto tutto d'un fiato, come è nel suo stile. Una scossa lunga un'ora e quaranta. Una bella spinta, una strattonata, un ceffone dietro la nuca: una svegliata, per tornare a riflettere su temi che scottano. Non c'è spazio per la noia: è finito il tempo di sbadigliare e sbracarsi sulla poltroncina. Il teatro per Celestini non è certo un posto in cui si va per stare comodi: chi vuole svaccare rimane a casa a guardare la partita, o magari un talk show.
E così Gesù/Ascanio, in scena insieme al suo amico e coinquilino Pietro – Gianluca Casadei, che suona una struggente una fisarmonica e provocatoriamente parla in playback con la voce femminile di Alba Rohrwacher –, racconta una storia ambientata in un condominio romano. Una vicenda che, purtroppo, è attuale da due decenni almeno.
Roma, il caos; la città che, come poche altre in Italia, racchiude tutti i disagi le piaghe sociali. Che cos'hanno in comune una prostituta, una malata di alzheimer, un finto cieco dedito all'alcol e un'anziana donna che non crede in Dio? Prima risposta, la più ovvia: che abitano nello stesso condominio. Seconda risposta, un po' meno ovvia della precedente: che sono sole (vero in parte, dato che il finto cieco Celestini ha sempre Pietro a fargli compagnia). Terza risposta, l'inaspettata: tutte queste persone trovano il coraggio di scendere in strada per difendere i più deboli. Perché, forse è questo il vero prodigio, si accorgono che esistono persone più deboli.
La prostituta, emarginata da tutti i benpensanti, finita a battere (ancor giovane) dopo aver donato la propria onorabilità al ragazzo sbagliato; l'anziana che non crede in Dio e in ogni caso non avrebbe tempo di andare in chiesa e pregare, tutta presa dai propri problemi economici e di salute (oltre che da quelli di chi la circonda); la signora con la testa «impicciata», ovvero malata di alzheimer, che se non fosse per la sua anziana vicina non avrebbe nessuno con cui parlare (nessuno ad aiutarla a ricordare).
Queste persone - più il finto cieco, il "debosciato", "l'alcolizzato" Gesù/Celestini – si ritrovano giù in strada a difendere i facchini neri e infine il barbone, la figura più bassa e indifesa di tutte. Gli extracomunitari protestano, perché non ne possono più di fare ore di straordinario che non vengono retribuite; non resistono a sgobbare come muli, con la testa bassa e senza fiatare, osteggiati e isolati da tutti, crumiri compresi. La polizia li allontana a manganellate, li percuote e ci va di mezzo pure il barbone, che non ha colpe se non quella di offendere la pubblica decenza dormendo per la strada.
I protagonisti di Celestini sono soli e piuttosto afflitti, ma hanno il sangue nelle vene, sono vivi e per questo combattono. Seguono l'istinto e non se ne stanno comodi in casa, magari chiudendo gli scudi delle finestre; scendono, invece, a difendere gli ultimi perché è importante. Perché qualcuno deve farlo, anche chi meno ci si aspetta. In fondo, se è vero che Dio sta in cielo, la cagnetta Laika (lanciata dai russi nello spazio) a un certo punto è stata la creatura più vicina a lui. Chi se lo sarebbe immaginato mai di una quattro zampe?

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Mercoledì, 05 Aprile 2017 13:34

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