sabato, 17 novembre, 2018
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LEONCE E LENA - regia Cesare Lievi

"Leonce e Lena", regia Cesare Lievi "Leonce e Lena", regia Cesare Lievi

di Georg Büchner
regia e traduzione Cesare Lievi
con (dramatis personae)
RE PIETRO del regno di Popo: Gianluigi Pizzetti
PRINCIPE LEONCE, suo figlio: Lorenzo Gleijeses
PRINCIPESSA LENA del regno di Pipi / ROSETTA: Maria Alberta Navello
VALERIO: Paolo Garghentino
LA GOVERNANTE: Marcella Favilla
IL PRECETTORE / IL CERIMONIERE / CAMERIERE: Matteo Romoli
IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI STATO: Andrea Romero
IL PREDICATORE DI CORTE / IL MAESTRO / CAMERIERE: Riccardo Forte
PRIMO CAMERIERE: Riccardo De Leo
SECONDO CAMERIERE: Vincenzo Paterna
scene e costumi Marina Luxardo
musiche Germano Mazzocchetti
luci Cesare Agoni
assistente alla regia Cristiano Azzolin
assistente costumista Monica Di Pasqua / direttore di scena Vincenzo Caruso
attrezzista Alessia Stivala
produzione FONDAZIONE TEATRO PIEMONTE EUROPA
prima nazionale Teatro Astra Torino 13 gennaio 2017

www.Sipario.it, 17 gennaio 2017

Un'aderente atmosfera fiabesca abbraccia la pregiata tragicommedia di Georg Büchner nell'allestimento della Fondazione Teatro Piemonte Europa per la regia di Cesare Lievi, che ha debuttato al Teatro Astra di Torino il 13 gennaio e vi replica fino al 22 gennaio. C'è sentore dell'Alice di Carroll con le sue mattane nell'enorme poltrona-trono o nei pannelli laterali decrescenti e forati da porte sempre più piccine. Quindi la favola non è linda, la cupezza traspare dagli abiti e dagli sguardi che, nel principe ereditario Leonce (Lorenzo Gleijeses), campione di noia, hanno più del torvo che del sognante. La trama vuole che due sconosciuti sposi promessi, fuggendo entrambi dalle rispettive corti dorate, per caso si incontrino, si innamorino e convolino a nozze. La pièce è stratificata, tocca e tratta tematiche importanti, solo camuffate d'umorismo. Sono la questione dell'identità, le ingiustizie sociali, la manipolazione del potere che si ritorce contro gli stessi potenti, la vita che scorre insulsa, la gioia che è una chimera, l'umana e incommensurabile fragilità. La musica, eseguita da fisarmonicista e percussionista in costume da paggi con i pomelli accesi, spezza e ricuce le interruzioni per i cambi scena, immettendo note allegre. La pièce scivola sul filo della fiaba lasciandosi guardare. Parecchi attori affrontano più di un ruolo con decorosa adesione. Peccato non sia equilibrato il rapporto più importante dell'opera, quello tra il livido e lucido, esteriore e pensoso Leonce, giustamente frastagliato e il suo servitore Valerio (il vero protagonista), reso qui con un'energia debordante e ingiustificata che stona, sbilanciando l'attenzione: speculare sarebbe la relazione, questa sì misurata, tra Lena (Maria Alberta Navello), lieve e amabile e la governante (Marcella Favilla), imponente e goffa, ma con charme. Tra gli altri spiccano Riccardo Forte, nelle parti di predicatore e maestro e Gianluigi Pizzetti che incarna il Re Pietro.

Maura Sesia

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Gennaio 2017 09:50

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