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INTRIGO E AMORE - regia Marco Sciaccaluga

"Intrigo e amore", regia Marco Sciaccaluga "Intrigo e amore", regia Marco Sciaccaluga

di Friedrich Schiller
Regia: Marco Sciaccaluga
Scene: Catherine Rankl. Costumi: Catherine Rankl
Interpreti: Tommaso Ragno, Simone Toni, Roberto Alinghieri, Mariangeles Torres, Andrea Nicolini, Enrico Campanati, Orietta Notari, Alice Arcuri, Daniela Duchi, Nicolò Giacalone
Produzione: Teatro Stabile di Genova
Genova, Teatro della Corte, dal 12 aprile al 1 maggio 2016

www.Sipario.it, 1 maggio 2016
www.Sipario.it, 26 aprile 2016

Lo spettacolo procede con alternanze di azioni e di personaggi a vista sulla scena aperta, realizzata in una grande sala fornita di molte sedie e di un pianoforte a coda messo al centro a coprire un ruolo importante. Le note suonate dal segretario del Presidente danno il via all'azione e accennano di volta in volta allo svolgersi della vicenda, centrata su un matrimonio imposto per logica opportunistica.
Violenti scontri verbali mettono di fronte le ragioni del cuore a quelle del potere dispotico con dialoghi che proseguono in monologhi, dove il protagonista parla con se stesso ed esprime ciò che sente in piena libertà. Non è la sintesi l'attributo dei soliloqui, è al contrario una profusione di parole che impegnano l'interprete a sostenere la parte senza cadere in un'esagerata caratterizzazione o al contrario in un invariato tono neutro. Bravi gli attori a superare la prova, velata a volte di auto ironia, come fa Simone Toni, il fidanzato respinto, o Tommaso Ragno il Presidente autoritario e alla fine sconfitto. Non manca il lato comico impersonato con efficacia e misura da Roberto Alinghieri il maresciallo, mentre la parte sentimentale è espressa con toccante sincerità e ardore da una attenta Alice Arcuri, la fanciulla contesa e vittima designata. Enrico Campanati, il musicista, offre una molto animata esibizione insieme a Orietta Notari sua moglie, ma il ruolo chiave dello spettacolo spetta ad Andrea Nicolini, un perfetto subdolo e cinico segretario capace di ordire il nefasto intrigo. La regia coordina le molte sequenze con grande visibilità e nel secondo atto imprime particolare ritmo e intensità riuscendo a far dimenticare la lunghezza dello spettacolo davvero un po' eccessiva.

Etta Cascini

Il connubio tra un autore importante come Friedrich Schiller e la regia di Marco Sciaccaluga non poteva che portare ad un allestimento mirabile. Prodotto dal Teatro Stabile di Genova, Intrigo e amore, testo scritto nel 1783, colpisce per la capacità di offrire un concerto parallelo di voci ed emozioni. La scenografia, che vede al centro un pianoforte, rimanda subito a una recitazione che ricorda l'esecuzione orchestrale. Gli attori in scena, impegnati a rappresentare la vita di corte e l'incontro-scontro con la realtà borghese, recitano con un'intensità di accenti emotivi e con un sincronismo tale da unirsi agli strumenti musicali tra i quali si muovono. Ed è la musica, eseguita in scena dai personaggi, a farsi ulteriore personaggio, sottolineando sentimenti umani e lo strazio del dubbio. Rilevata la modernità di Schiller, il regista mette in scena un testo di grande efficacia e di sottesa ironia. Gli attori riescono a sostenere le tre ore di spettacolo non facendo mai scemare la tensione. L'Intrigo e amore di Sciaccaluga mette in scena una tensione palpabile, in cui i picchi di gelosia folle di Ferdinand, interpretato da Simone Toni, erompono con forza. Molto bravi anche Alice Arcuri, Enrico Campanati, Mariangeles Torres e Roberto Alinghieri. Su tutti spicca però Andrea Nicolini, che interpreta il Segretario Wurm con una recitazione ed un trucco che lo distingue sugli altri. Nicolini è eccellente nel rappresentare non solo un personaggio intrigante, ma anche l'incarnazione dell'intrigo stesso: il pallore del volto, la voce e la postura diabolica lo tramutano a tratti in un Mefistofele subdolo e traditore. Dello stesso attore sono anche le musiche e le esecuzioni al pianoforte. Si tratta nel complesso di uno spettacolo pregevole, che ha quale unico neo la presenza di dialoghi a tratti sovrabbondanti che spezzano, in particolare nei due atti finali, il pathos che accompagna la sorte dei giovani e sventurati Ferdinand e Luise.

Gabriele Benelli

Ultima modifica il Mercoledì, 18 Maggio 2016 07:07

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