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HUMAN FARM 2020 - regia Rosa Masciopinto

"Human Farm 2020", regia Rosa Masciopinto. Foto VisionArea Studio "Human Farm 2020", regia Rosa Masciopinto. Foto VisionArea Studio

adattamento e regia Rosa Masciopinto


di Massimo Maraviglia

con Marianita Carfora, Antimo Casertano, Raffaele Parisi

Murìcena Teatro - Fondazione Teatro di Napoli

Piccolo Bellini di Napoli, dal 12 al 17 aprile

www.Sipario.it, 19 aprile 2016

Il ritorno di giovani attori sul palcoscenico che li ha visti crescere e formarsi: un avvenimento del genere non può avere che un significato speciale. Il teatro Bellini dà ulteriore conferma della sua attenzione ai nuovi talenti, ospitando la compagnia Murìcena con lo spettacolo Human Farm 2020. Un testo di Massimo Maraviglia ispirato al pensiero - mai attuale come nell'era dei social network - di George Orwell.
Il gruppo è composto da interpreti che hanno studiato per tre anni all'accademia del Bellini stesso e lì hanno avuto l'opportunità di fare ritorno da professionisti, dopo aver fondato una compagnia che coraggiosamente auto-produce i propri spettacoli.
In scena Marianita Carfora, Antimo Casertano e Raffaele Parisi, per la regia di Rosa Masciopinto (che da anni è docente alla scuola del Teatro Bellini).
Come si evince dal titolo, lo spettacolo è ambientata nel 2020, l'anno in cui si avvera l'angosciante profezia che secondo Orwell avrebbe trovato concretizzazione nel 1984. Terry, Gen e Pidy sono i tre protagonisti: abitanti di uno spazio che subito si avverte come claustrofobico, si comportano in modo strano, quasi delirante. Dialogano con toni e movenze affettate, si agitano esasperando ogni gesto; vengono facilmente allo scontro, contenendo a stento ansia e rabbia. Sullo schermo alle loro spalle un orologio digitale segna lo scorrere del tempo e alcuni filmati (realizzati appositamente per lo spettacolo da Visionarea Studio) contribuiscono a rendere il racconto inquietante.
D'improvviso manca la corrente: una volta, poi un'altra e un'altra ancora. L'orologio che si ferma e il buio totale gettano i tre protagonisti nello sconforto. In quello spazio che nell'oscurità diventa ancora più stretto e asfittico; dove – per via dell'assenza di elettricità – non è più possibile muoversi e aprire le porte. In quello stato di totale abbandono, i tre personaggi si lasciano sopraffare, gettano la spugna, si spogliano di ogni difesa. Il gioco sta avendo il sopravvento: il meccanismo assurdo di un reality show che può avere un solo vincitore rischia in realtà di sconfiggere tutti. Non c'è niente che essi possano fare.
Human Farm è la versione contemporanea e a tratti più agghiacciante della Fattoria degli Animali di Orwell: dove la libertà, come il tempo che scorre sull'orologio digitale, non è che un'illusione. I social network ci pongono costantemente sotto gli occhi di tutti: non c'è l'essere senza l'apparire. Per i tre protagonisti, malati terminali, esiste una sola libertà: quella di morire senza sofferenza. L'eutanasia è il premio in palio per il vincitore del terrificante reality show.
L'elaborazione portata a termine dall'autore Maraviglia (a partire dai testi di Orwell), la ricerca e la sperimentazione del linguaggio da parte della regia e degli interpreti, rivelano uno studio attento e appassionato. Il tema, di grande attualità, ci riguarda tutti in prima persona, sotto la dittatura dei social network. Tuttavia, lo spettacolo non sa scegliere tra il tono farsesco e quello drammatico, abbandonando a metà entrambe le vie; non suscita nello spettatore domande né offre spunti alla riflessione. Appare, piuttosto, un esercizio accademico dagli obiettivi alti.
La giovane compagnia Murìcena, oltre che nella produzione di spettacoli, è attiva in progetti didattici e di formazione. Come quello particolarmente apprezzabile nello storico quartiere Forcella, dove si regala a un folto gruppo di ragazzi l'opportunità dell'avvicinamento al teatro, scoprendo nuove forme di comunicazione.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Martedì, 19 Aprile 2016 09:47

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