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IN FONDO AGLI OCCHI - regia Cesar Brie

Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari in "In fondo agli occhi", regia Cesar Brie Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari in "In fondo agli occhi", regia Cesar Brie

di e con Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari
regia Cesar Brie
luci e audio Andrea Bracconi e Daniela Vespa
elementi scenici Franco Casini e Roberto Spinaci
collaborazione musicale Giancarlo Pagliara
produzione Compagnia Berardi Casolari
con il sostegno di Teatro Stabile di Calabria
Genova, Teatro dell'Archivolto, 13 - 14 marzo 2015

www.Sipario.it, 14 marzo 2015

Berardi e Casolari formano compagnia dal 2008. In questi giorni sono in tour con lo spettacolo In fondo agli occhi. Gianfranco è non vedente e la drammaturgia della pièce si sviluppa a partire da questa sua condizione. Cesar Brie, noto teatrante argentino, ne ha firmato la regia, confezionando una perfomance su misura di Gianfranco.

Partendo dalla condizione individuale dell'attore, lo spettacolo vuole estendere la cecità a dimensione mentale e cronica di una paese, il nostro, alla deriva. Per farlo, Berardi alterna momenti di racconto autobiografico, impastando insieme cinismo e romanticismo, a momenti di denuncia sociale nei panni del cieco Tiresia, veggente rivelatore dei mali del nostro tempo.

Detto questo, lo spettacolo vacilla proprio quando si concentra sulla retorica dell'Italia in crisi, proponendo una serie trita, seppur reale, di luoghi comuni. Gli elenchi dei nostri difetti, e le sfilate dei personaggi che questi difetti incarnano, funzionano quando sono sostenuti da una forte tensione drammatica, altrimenti rischiano di risultare vuoti, compilativi.

La regia di Cesar Brie soffre della stessa sindrome: le azioni sceniche non riescono a sviluppare la potenza simbolica per la quale sono state scelte. La stessa presenza di Gabriella funziona quando è di supporto a Gianfranco, ma non regge come singolo personaggio.

Un'azione che funziona è quella in cui Gabriella parla al pubblico mentre imbocca Gianfranco in modo maldestro con delle fette di melone. E qui arriviamo ai punti di forza dello spettacolo: la leggerezza, la comicità e la complicità che Berardi riesce a creare insieme alla platea, che risponde con risate sincere. La sua energia, il suo mettersi a nudo, letteralmente e metaforicamente, è la parte più interessante della performance.

Gianfranco si sputtana e ci chiede di osare, di essere politicamente scorretti, di insultare la sua malattia, di tirare fuori il marcio che ci fa rabbia e di cui ci vergogniamo. Insieme a Gabriella si rivolge ai singoli spettatori: "Ti sei scopata il marito della tua migliore amica? Dillo. Ti piacciono gli uomini? Dillo. Porti la dentiera? Dillo".

Nel momento in cui lo scambio è frontale, in cui c'è un confronto senza filtri col pubblico, lo spettacolo acquista forza e significato. La parte migliore è propria quella vena cabarettistica e istrionica che gli contesta un noto critico e che lui denuncia, con autoironia, durante la performance.

Marianna Norese

Ultima modifica il Domenica, 15 Marzo 2015 00:15

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