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HAMLET TRAVESTIE- regia Emanuele Valenti

"Hamlet travestie", regia Emanuele Valenti. Foto Lucia Baldini "Hamlet travestie", regia Emanuele Valenti. Foto Lucia Baldini

da Jjohn Pole e Antonio Petito a William Shakespeare
di Emanuela Valenti e Gianni Vastarella
con Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollice, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella
disegno luci di Giuseppe Di Lorenzo, collaborazione artistuca Mirko Calemme
dramaturg organizzazione Marina Dammacco, aiuto regia Gianni Vastarella
regia e spazio scenico Emanuele Valenti
una produzione di Punta Corsara, 369gradi in collaborazione con Teatro Franco Parenti
con il sostegno di Olinda Armunia/Inequilibrio Festival, Fuori Luoho – La spezia
al teatro Comunale di Casalmaggiore (Cremona), 7 marzo 2015

www.Sipario.it, 10 marzo 2015

In Hamlet Travestie di Punta Corsara testo e contesto coesistono e fanno dello spettacolo un esempio di resilienza teatrale, ovvero la capacità di far fronte a eventi drammatici, malgrado tutto. E' quanto fanno gli attori di Punta Corsara: esempio di come il teatro abbia dato speranza e futuro, consapevolezza di sé ai ragazzi di Scampia. Punta Corsara è infatti l'esempio – complici artisti come Marco Martinelli delle Albe, Arturo Cirillo e via via altri artisti ospiti – di come il teatro possa fare comunità, possa offrire un orizzonte di senso, anche laddove l'unico senso possibile e plausibile sembra essere la violenza. Detto questo, Hamlet Travestie di Punta Corsara vive di una propria autonomia, malgrado l'aspetto sociale, performativo/laboratoriale possa per alcuni rimanere sullo sfondo e condizionarne la visione. Partendo dalla riscrittura burlesque di John Pole, passando per il Don Fausto di Antonio Petito e ovviamente l'Amleto di Shakespeare la drammaturgia di Emanuele Valenti e Gianni Vastarella propone una visione ad incastri, modello matrioska della tragedia del principe di Danimarca, portata ai piedi del Vesuvio. La storia è quella della famiglia Esposito Barilotto, famiglia che fa i mercati, sempre in ambasce per i debiti con la preoccupazione per quel figlio un po' strano di nome Amleto che non è più quello dopo la morte del padre. Alcune panchette diventano ora i bastioni del castello, ora lo stagno in cui affogherà Ofelia, ora la camera da letto della regina Gertrude. Punta Corsara costruisce un racconto di Amleto dalla forte caratterizzazione attoriale, in cui tragedia e sceneggiata si sostengono l'un l'altra. La fisicità ed espressività eccessiva degli attori: Giuseppina Cervizzi, Christian Giroso, Carmine Paternoster, Valeria Pollice, Emanuele Valenti e Gianni Vastarella danno alla vicenda una sorta di andamento continuo che difficilmente scioglie i quadri della vicenda, non fornendo loro la necessaria incisività. Il fascino di Hamlet travestie sta nell'intreccio dei piani narrativi: nella storia di Amleto Barilotto tutto fasciato nella sua coperta di Linus e nei caratteri partenopei della mamma Amelia, dello zio Salvatore col pensiero fisso alle giornate di mercato perse per consolare il nipote/figlioccio, della fidanzata Ornella che si vede rifiutata e abbandonata. E spetta a Don Liborio o' professore trovare l'escamotage del racconto teatrale per chiamare allo scoperto i pensieri e la follia di quell'Amleto partenopeo che non partecipa alla vita familiare, non gioisce del matrimonio di mamma con lo zio... In questo gioco di rispecchiamenti, in questo moltiplicarsi della figura di Amleto e della sua follia sta il fascino del lavoro di Punta Corsara in cui l'apparente naturalezza partenopea rende tutto più morbido, accomodante, senza togliere in drammaticità e poesia. Ciò che manca – forse – è una adeguata e calibrata variatio sui toni recitativi che permetterebbe di delineare meglio i passaggi fra essere e rappresentare di questo Hamlet travesti in cui la Danimarca è via di fuga, in cui il lavoro, la casa, i debiti della famiglia Barilotto vengono accidentalmente a intrecciarsi con l'essere o non essere del principe Amleto.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Martedì, 10 Marzo 2015 12:44

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