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H L_ DOPA - regia Antonio Latella

H L_ Dopa H L_ Dopa Regia Antonio Latella

drammaturgia di gruppo a cura di Antonio Latella e Linda Dalisi
con Alexandre Aflalo, Jean François Bourinet, Estelle Franco, Juliàn Fuentes Reta, Natalia Hernandez Arévalo, Dominique Pattuelli, Luìs Godinho, Valentina Gistina, Daniela Labbé Cabrera, Emiliano Masala, Martin Pedroso, Dante Pilli, Ana Portolés
regia di Antonio Latella, scene e costumi di Fabio Sonnino, musiche di Franco Visioli, disegno luci di Giorgio Ceversi Ripa
produzione Nuovo Teatro Nuovo di Napoli
con la partecipazione di DeVIR-CAPa Centro de Artes Performativas do Algarve,
al teatro Carignano di Torino 2 novembre 2010

www.Sipario.it, 25 novembre 2010

Ci si commuove e si ride, gli occhi si spalancano e il cuore palpita nell'assistere a [H] L_ DOPA di Antonio Latella. Non si tratta solo di uno spettacolo, [H] L_ DOPA è la conferma che il teatro è portatore sano di pensiero in un mondo che ha smesso di pensare. Il teatro sa essere presenza viva e attiva frequentando la marginalità, i luoghi della malattia, rimossa da un convivere sociale annichilito e inebetito. Questo per dire che di fronte allo spettacolo di Latella, produzione del Nuovo Teatro Nuovo di Napoli di cui il regista è direttore artistico, si rimane senza parole o meglio non si trovano le parole adeguate per raccontare ciò che si è visto e vissuto in quattro intense e leggerissime ore di viaggio nei risvegli raccontati da Oliver Sacks. [H] L_ DOPA del titolo è il farmaco che Oliver Saks somministrava ai suoi pazienti affetti da encefalite letargica, per destarli dal sonno e riportarli alla normalità, esperienza compiuta fra il '69 e '72 al Mount Carmel Hospital di New York. La drammaturgia di gruppo che sostiene la messinscena prende spunto dagli scritti di Sacks. Antonio Latella e Linda Dalisi trasformano le testimonianze del medico statunitense in una sinfonia di musica, parole e danza in cui si raccontano la malattia, la fatica di sentire col cuore di una medicina che pensa alla persona più che al sintomo da curare, la voglia di sognare e vivere. La compagnia di attori provenienti da tutta Europa, il lavoro di scrittura drammaturgica su e con gli attori confermano come l'estetica sia madre dell'etica, come dal sentire e condividere il mondo sia possibile arrivare a un comportamento etico... Schierati in proscenio nella prima parte dello spettacolo quegli strani personaggi sono i parenti dei malati, tutti accudiscono una piantina, il loro caro, tutti accusano quella relazione con un corpo presente e una mente assente, tutti nutrono le loro speranze con l'attesa del risveglio e recriminano la loro mancata vita davanti al figlio o alla moglie dormienti. La definizione dei parenti dei malati, la loro ordinarietà colorata e grottesca, la loro tenerezza infantile sono state ideate dagli stessi attori che hanno immaginato chi si prendeva cura di quei vegetali che Sacs avrebbe risvegliato dando loro la levo dopa. La seconda parte della messinscena offre la visione dei malati. Schierati in proscenio, vestiti di bianco raccontano la loro storia, un racconto mediato dall'arrivo del medico, star e mago, demiurgo e padre di quei corpi che hanno ritrovato vita, interpretato da uno strepitoso Emiliano Masala. Ma tutti i giovani attori di Latella sono prepotentemente in scena, sono un tic, sono la disperazione e la poesia, sono corpi tesi e immagini strazianti, sono dolore e felicità. A un certo momento si ha l'impressione che manchi il respiro tanto è forte l'emozione. Risvegliati dal farmaco ma a questo sottomessi, i dubbi della scienza e la battaglia impari contro la morte sono alcuni tasselli del dire e dirsi del medico, dell'essere e raccontarsi dei pazienti. C'è voglia di altrove, c'è voglia di sogno, un sogno coloratissimo che arriva nella terza e struggente parte di [H] L_ DOPA in cui quei malati divengono Hulk, Dylan Dog, Biancaneve e Jessica Rabbit, personaggi dei cartoon e dei fumetti, abitanti di un mondo di sogno, voglia di esistere al di là della normalità a cui il risveglio farmacologico li ha condannati.... E alla fine sono i malati ad ospitare nel loro mondo altro possibile il loro medico, a consolarlo della battaglia vinta sulla malattia e della guerra persa contro la morte... Al termine un angelo sulle note di Casta Diva ci racconta l'utopia della medicina, da Ippocrate a Sacs e loro i nostri malati volano via, camminando sulle poltrone, angeli di carne e sudore in viaggio verso il sogno di essere, di liberamente esistere... L'applauso parte vero, vivo, liberatorio... almeno al teatro Carignano dove si è assistito allo spettacolo.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:14

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