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HAMLICE-SAGGIO SULLA FINE DI UNA CIVILTA' - regia Armando Punzo

Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà Hamlice - Saggio sulla fine di una civiltà Regia Armando Punzo

drammaturgia e regia di Armando Punzo
con gli attori detenuti della compagnia della Fortezza: Aniello Arena, Gennaro Buonuomo, Placido Calogero, Dorjan Cenka, Vittorio De Vincenti, Francesco Felici, Massimo Leone, Massimiliano Mazzoni, Andrea Pezzoni, Nikolin Pishkashi, Jamel Soltani, Umberto Vittozzi e Guido Nardin, Edoardo Nardin, Gillo Conti, Bernini, Francesco Nappi, David Pierella, Marco Mario, Gino Eugenio Marzi e con Stefano Cenci e la partecipazione straordinaria di Maurizio Rippa
musiche originali eseguite dal vivo Andrea Salvadori, pittura dal vivo Enrico Pantani
produzione Carte Blanche/VolterraTeatro - Teatro Metastasio Stabile della Toscana Ministero Beni e Attività Culturali - Regione Toscana - Comune di Volterra Provincia di Pisa Centro Formazione Professionale Volterra Ministero della Giustizia Casa di Reclusione di Volterra Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra - Cassa di Risparmio di Volterra
Comunale di Casalmaggiore (Cr), 3 dicembre 2011

www.Sipario.it, 7 dicembre 2011
Negli spettacoli della Compagnia della Fortezza c'è qualcosa che va oltre il teatro, qualcosa che sa di rito, di catarsi collettiva o forse semplicemente di atto consolatorio. E' quanto accade alla fine di Hamlice Saggio sulla fine di una civiltà. Il lancio di lettere di polistirolo dal palco alla platea, dai palchetti alla scena in un rimbalzarsi alfabetico divertito ha qualcosa di liberatorio, gestisce la voglia di dare vita ad un nuovo linguaggio, una nuova semantica che ci liberi dall'empasse di questo presente assurdo e afasico, dai ruoli sociali cui siamo destinati e al tempo stesso ci inviti alla partecipazione e alla condivisione. In questa festosa battaglia letterale sta la consolazione finale dell'affannarsi dei comici/carcerati nello spazio scenico, comici guidati da un Armando Punzo/Amleto e Alice che tiene l'attenzione su di sé per tutto l'arco dello spettacolo. Che le parole, il linguaggio e lo stesso teatro siano materia del discorrere di questa strana crasi fra Amleto e Alice di Carroll è chiaro fin dall'ingresso in sala. La scena si gioca sul contrasto fra bianco e nero, a caratterizzare ogni particolare della scenografia sono fogli scritti fitti fitti, quegli appunti forse che Punzo ha detto di aver peso durante un Amleto visto in Norvegia: parole, parole e ancora parole. Al tempo stesso spettatori sono accolti da Punzo/Amleto che invita da avere coraggio ad entrare, a confrontarsi con un teatro che è scena e corte, che è luogo della finzione e della verità cercata. Hamlice va avanti per quadri visivi, è a tratti ridondante nel suo insistere sullo spettacolo da farsi, è spiazzante quando alla voce narrante di Punzo si sostituiscono i cammei dei detenuti/attori oppure i tableaux vivants in cui la messinscena offerta dai comici all'usurpatore del trono di Danimarca ha qualcosa di infantile, richiama il clima fiabesco di Alice nel paese delle meraviglie, un'Alice che è interrogativo e gioco citazionista. In tutto ciò Punzo recupera per sé la parola incarnata della poesia in cui fa capolino l'amato Genet e in cui il richiamo alla realtà carceraria come realtà atemporale, irreale e per sua natura teatrale è persistente. In Hamlice Saggio sulla fine di una civiltà c'è la voglia di esperire il teatro come festa, ci sono citazioni o influssi che arrivano dal migliore Pippo Delbono, piuttosto che certo gusto figurativo di Bob Wilson, fino a qualche eco da Valter Malosti. Citazioni sottotestuali che sicuramente non sono volute ma che raccolgono e potenziano un'estetica della scena contemporanea che Armando Punzo porta avanti con passione ed energia da venticinque anni su quel palcoscenico di Volterra che è prigione e corte – il cortile del carcere – che è spazio limitato e nella sua limitatezza luogo senza confini per la creatività, che è provocazione di corpi e desiderio di contatto fisico, che è vita da ricostruire e pizzico di morte digerita ogni giorno. Ancora una volta – come è accaduto per I Pescecani e Marat Sade – la Compagnia della Fortezza ha proposto il suo teatro energetico, il suo eccesso estetico per scuoterci dall'apatia e rinunciare ai ruoli precodificati delle parti funzionali affidatici dalla quotidianità e nella festa finale a liberare le parole mai dette, a inventarci una nuova grammatica...

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:21

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