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HAMLETAS - regia Eimuntas Nekrosius

Hamletas Hamletas Regia Eimuntas Nekrosius

di William Shakespeare
regia Eimuntas Nekrosius
con Vytautas Rumsas, Dalia Storyk, Andrius Mamontovas, Vidas Petkevicius, Simonas Dovidauskas, Viktorija Kuodyte, Kestutis Jakstas, Povilas Budrys, Algirdas Dainavicius, Vaidas Vilius, Margarita Ziemelyte - Musicista - Tadas Sumskas
Produzione Compagnia Meno Fortas - Vilnius (Lituania) con la co-produzione: Hebbel Theater (Berlino), La Bâtie (Ginevra), Zürcher Theater Spektakel (Zurigo), Teatro Festival Parma e Aldo Miguel Grompone-Roma; Premio Ubu 1998 come miglior spettacolo straniero in Italia - Premio Unione Europea dei Teatri - Premio Taormina Arte - Premio Maschera d'Oro a Mosca
al Teatro Grande di Brescia, 16 ottobre 2012

www.Sipario.it, 17 ottobre 2012

E' mito, è rito, è l'eternarsi di un mondo che Eimuntas Nekrosius concentra feroce e pure dolcissimo, che il regista lituano mostra e scava con poesia di oggetti e dolore di affetti traditi, di vendetta da compiere perché un uomo è stato ucciso dal fratello che poi ne ha sposato anche la moglie. Tutto ciò è in una parola Hamletas, che Eimuntas Nekrosius riporta in scena dopo quindici anni dal debutto parmense nel settembre 1997, stesso cast, stessa energia con in più rispetto allora un profondo senso di smarrimento, una tensione che serra i movimenti, li plasma e modella, meccanismi di una ritualità che si è fatta naturale e magica nel suo sedimentarsi in un tempo teatrale non scalfito nella sua eternità di segni dal tempo dell'estetica e delle mode. Hamletas non ha perso in potenza ed anzi – complice senza dubbio il testo shakespeariano che splende nella sua grandezza e contraddittoria narrazione – mantiene un'intensità di lettura, di potenza emotiva che non è da sottovalutare. Ciò che accade in scena accade per la prima volta eppure è eterno e non solo perché la tragedia del principe di Danimarca è archetipo come lo sono i testi dei tragici greci, ma perché gli attori di Nekrosius la vivono, la gestiscono con intensità, senza mai perdere in concentrazione, officianti di un rito, più che interpreti di una parte o di una narrazione. La ruota dentata sospesa al centro della scena è lì segno che perdura, segno bagnato da una pioggia persistente che cade leggera e rende tutto madido, lacrime di un mondo, contributo a un marcescente degenerare delle relazioni fra fratelli, fra nipote e zio, fra madre e figlio. Sulla ruota la pelliccia è segno di animale squartato, è macelleria dell'anima, è sangue che scorre, lo stesso sangue che richiama il fazzoletto rosso con cui Ofelia saluta Laerte, lo stesso segno sanguigno che i comici si passano con la corte riunita per lo spettacolo, un segno per l'angelo sterminatore: Amleto; perché dal racconto di Gonzalo, re Claudio mostrerà – almeno per gli occhi di Amleto – la colpa del suo regicidio e darà il via alla vendetta del principe. E ciò accade nel luogo chiuso di una pressa, e ciò è accompagnato da rumore metallico che sa di tortura della mente e del corpo. E poi che dire della morte di Polonio, rinchiuso in una scatola, presenza occultata, ma svelata da un flauto che soffia nell'acqua di un bicchiere.... Eimuntas Nekrosius inventa, inventa quel lampadario di ghiaccio che porta in scena lo spettro del Re ucciso in un ingresso da Dio in pellegrinaggio che toglie il fiato e unisce fuoco e ghiaccio, luce di candela e splendore d'alabastro del che raggela l'anima e incoraggia la vendetta. Inventa Nekrosius la condanna a morte di Ofelia in un leggero giocare a mosca cieca che ne decreta l'immergersi nel nulla, inventa Nekrosius nella scena dei becchini e di quei teschi che rotolano rumorosamente, inventa il demone lituano quell'ultimo duello avvelenato – voluto per vendetta da Claudio – in cui è il frusciare delle spade a dire di un epilogo sanguinolento. E che dire della goccia che cade sul tamburo, bloccata dalla testa del re/spettro in un silenzio angosciante, rotto dal lamento del padre di Amleto, rotto dal dolore e dall'angoscia che ogni vendetta porta con sé nel suo compiersi, nel suo lasciare a terra morti vincitori e vinti, tutti ugualmente sconfitti. E alla fine non può che essere un lungo, interminabile applauso in un teatro Grande di Brescia pieno di giovani, una festa del teatro, una conferma del genio assoluto del lituano Eimuntas Nekrosius.
Tournée- Il scena al Teatro Franco Parenti da venerdì 19 a domenica 21.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 11 Agosto 2013 07:18

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