venerdì, 26 maggio, 2017
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GRANDE DITTATORE (IL) - regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello

Massimo Venturiello e Tosca in "Il grande Dittatore",  regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello Massimo Venturiello e Tosca in "Il grande Dittatore", regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello

di Charlie Chaplin
adattamento di Massimo Venturiello
con Massimo Venturiello e Tosca
con Lalo Cibelli, Camillo Grassi, Franco Silvestri, Sergio Mancinelli, Gennaro Cuomo,
Nico Di Crescenzo, Pamela Scarponi, Alessandro Aiello
regia Giuseppe Marini e Massimo Venturiello
musiche originali Germano Mazzocchetti
scene Alessandro Chiti
costumi Sabrina Chiocchio
light designer Umile Vaineri
coreografie Daniela Schiavone
sound designer Antonio Lovato
produzione Società per Attori
Milano, Teatro Carcano dal 25 novembre al 6 dicembre 2015
Roma, Teatro Eliseo dal 16 febbraio a 6 marzo 2016 (in tournée sino a fine stagione)

www.Sipario.it, 4 aprile 2016
www.Sipario.it, 3 dicembre 2015

Prismatico, ma parimenti schietto e frontale, tocca ogni tonalità della commedia musicale di 'necessario' impegno civico\politico (sul solco di una lezione che va da Piscator e Weill), questa corale, cesellata, appassionate edizione de "Il grande dittatore", che è battesimo teatrale (dal Carcano di Milano in poi) del capolavoro chapliniano, settantacinque anni dopo la sua (travagliata, censurata) apparizione su grande schermo; e primo cimento del grande interprete con le potenzialità dell'audiovisivo sortito e sovvertito dopo l'età dell'oro (enfatizzata, lastricata di vittime) dei film muti e delle 'comiche' (spericolate, buffonesche, di tutto un po'...) che fecero la caduca fortuna di Sennet, Lloyd, il giovane Keaton e –su tutti- la maschera di Charlot.
Sappiamo già quanto il film di Chaplin sia stato la prima, acuminata, grottesca denuncia del regime liberticida nazista: in quella singolare dicotomia umana che nasce dalla perfetta somiglianza tra il barbiere ebreo e il despota in svastica, 'mixati' sapientemente da Chaplin sino a fondersi (e confondersi) nelle scene d'epilogo e nella famosa, ma non retorica, perorazione al pacifismo fra popoli di svariate etnie, sorgività, fedi religiose, tracciati di millenaria, spesso antitetica cultura.
Non essendo inoltre 'replicabile' la maschera, il carisma, l'aura espressiva di Chaplin, è bene che la trasposizione di Venturiello e Marini vada a privilegiare non solo i 'segni' estetici del musical sobrio e (per natura della vicenda) privo di sfarzo e virtuosismi, ma la stessa scomposizione scenica 'astratta' e 'attratta'dalla lezione della Bahaus, come su interstizi e telai di forme irreali (para-espressionisti), ma dal compiuto 'senso' drammaturgico, connotabile anche al di là delle follie, dei lutti nazifascisti.
Satira, ironia, ribellione ontologia alla 'fatalità' del Male emergono con caparbietà ed energia sia dalla compatta, accuratissima regia di Marini, sia dalla resa dei due protagonisti (Venturiello e Tosca) coesi e corroborati da più di un decennio di coesistenza umana e artistica (nei ruoli principali del dignitoso artigiano del ghetto ebraico, sosia suo malgrado di Hitler, e della sua trepidante, volitiva compagna)- con il determinante apporto di Lalo Cibelli, nel ruolo imponente, zotico, 'mostruosamente' egocentrico dell'italico Napoleoni (alias Mussolini).
Da antologia la base 'pentagrammatica' dell'allestimento, colta e variegata, di Germano Mazzocchetti, che esalta le qualità vocali della (chi lo ricorda?) possente vincitrice di 'Sanremo '92'. Giusto per concludere con una nota di colore.

PS:In tema di antinazismo umanitario, in chiave satirica, commedistica, suggeriamo, a chi potrà, di completare la visione de "Il grande dittatore" con la 'rilettura' di quel gioiello cinematografico di Lubitsch che è "Vogliano vivere".

Angelo Pizzuto

"Il grande dittatore", spettacolo da vedere

Bene ha fatto Massimo Venturiello, in coppia con Giuseppe Marini a trasferire la storia de "Il grande Dittatore", che settant'anni anni fa, il grande Charlie Chaplin scrisse per il cinema, suo primo film parlato, dedicato al tema della minaccia nazista, in commedia musicale da proporre proprio oggi che girano nel mondo gli stessi problemi di allora: crisi economica globale, crollo delle banche, atti di terrorismo di stampo politico-religioso, disoccupazione galoppante, depressione, guerre in Oriente, paura dappertutto.
Bene ha fatto a metterla in scena, riservandosi l'interpretazione del Dittatore Hynkel e del sosia, il barbiere ebreo innamorato di Hannah, con un cast di abili interpreti, dei veri trasformisti, dovendo passare in un lasso di tempo brevissimo da personaggi del popolo a nazisti della Gestapo.
E bene ha fatto a mettere in palcoscenico una alta struttura scenica (Alessandro Chiti), unica ma mutevole di quadro in quadro, con la forma dell' SS sovrapposto, simbolo, che tutt'ora spaventa tanto, viene evocato da molte parte del mondo, intorno alla quale si svolgono tutte le azioni dello spettacolo: da tribuna del Dittatore che arringa al popolo tedesco, al negozio di barbiere, e altro.
Che dire poi della sua interpretazione? Geniale sia quando fa la caricatura del Dittatore Hynkel (leggi Hitler), isterico, effemminato, prepotente; invece, umano, fragile, amoroso quando fa il barbiere ebreo. Anche lui, Venturiello, sottoponendosi ad impressionanti, veloci cambi di personaggio, mentre Tosca, attrice-cantante di preziosa qualità, nel ruolo di Hannah in primo piano canta con intensità e partecipazione i testi accompagnati dalle musiche create da Germano Mazzocchetti, che fanno da siparietto brechtiano tra una scena e l'altra.
E degli attori? Recitano in maniera epica, giusta per descrivere, commentandole, le figure che di volta in volta si aggirano in scena, cantano in coro, accennano a passi di danza con spiccata ironia. Esilarante, sarcastica, grottesca, la scena tra il Dittatore e Mussolini, quando questi entra in scena, accompagnato dalla sua donna, per mettersi d'accordo su ciò che deve fare l'uno e quello che deve fare l'altro, in un clima di reciproco sospetto.
Ottimi i costumi (Sabrina Cocchio), così gli effetti di luce (Umile Vainieri).
Visto al Teatro Carcano di Milano in un martedì fiacco di pubblico, ma quei pochi plaudenti anche a scena aperta, ad una delle repliche; ci si augura che, passata questa psicosi da attentati, la gente, soprattutto i giovani, si diano una mossa per assistere ad uno spettacolo, prodotto da una compagnia privata la "Società per Attori", coraggioso, dai contenuti che fanno riflettere e con un finale degno di nota, dove il Barbiere ha preso il posto del Dittatore e parla alla folla di pace e di speranza.
Una soluzione auspicabile; e che, ci si augura, possa avverarsi adesso in questi "Tempi bui!", direbbe la buon'anima di Brecht.
Dal 16 febbraio 2016 al 2 di marzo al Teatro Eliseo di Roma.

Mario Mattia Giorgetti

 

Ultima modifica il Venerdì, 08 Aprile 2016 06:15

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