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GRAN VARIETA' BRACHETTI - regia Arturo Brachetti

Gran Varietà Brachetti Gran Varietà Brachetti Regia Arturo Brachetti

ideazione, regia, scene e costumi: Arturo Brachetti
musiche originali: Germano Mazzocchetti
coreografie: Mary-Laure Philippon, Pierre Boisserie
Torino, Teatro Alfieri, dal 7 ottobre 2008

Giornale di Sicilia, 6 dicembre 2008
Il Mattino, 22 novembre 2008
La Repubblica, 20 dicembre 2008
MESSINA (gi.gi.).- Con quel suo ciuffo di capelli neri che s’allunga e s’attorciglia filiforme sopra la fronte come una piccola antenna su un cranio rasato, Arturo Brachetti, fantasista 51enne di Torino, è riconoscibile ormai in tutto il globo, in particolare da quando dal 2006 è entrato nel Guinnes dei Primati come il trasformista più veloce del mondo. Pensate che nel suo spettacolo-vessillo titolato L’uomo dai 1000 volti riesce in due ore a metamorfosarsi in ben 80 personaggi. Adesso in un Teatro Vittorio Emanuele strapieno come raramente accade, applauditissimo durante e alla fine, con repliche sino a domenica e dall’11 dicembre in scena Al Massimo di Palermo, ha presentato Gran Varietà Brachetti, uno show ideato-diretto-interpretato da lui stesso accanto ad una ventina di artisti e stelle internazionali in cui si mescolano i generi più alti della tradizione del musical e del teatro di varietà. Lo spettacolo legato da un sottile fil rouge vede Brachetti a capo d’una comitiva di turisti veicolati non tanto a caso in un teatro che dovrà essere demolito il giorno dopo per fare posto ad un centro commerciale. I malcapitati rimasti chiusi per virtù d’un fantasma che si sostanzia attraverso un megafono, intima loro di esibirsi in uno spettacolo di varietà se vorranno riacquistare la libertà. Un modo pretestuoso per dare l’opportunità alla nutrita troupe di esibirsi nei propri numeri più congeniali. Una sfida pure da parte di Brachetti per sbandierare a quel mondo di scettici che il varietà è ancora vivo e vegeto e può rinnovare i fasti del passato che ha avuto in Petrolini, Fregoli, Totò, Rascel, i De Vico, i fratelli Maggio…i suoi più illustri cultori. Ecco così sulla scena, per quasi tre ore con intervallo, succedersi i numeri della trapezista Viola Ferraris, i canti e i balli delle due ciccione inglesi Ann e Anna Stephanie, gli interventi ricchi di non-sense del comico Tino Fimiani, dell’uomo-pardo francese Johan Bichot, dei due ginnasti-acrobati polacchi, Andrei e Tomek, vestiti da carabinieri provenienti dal Cirque du Soleil, il siculo Gabriele Giuliani, la cleptomane di Tolentino Valentina Virando, il danzatore di colore Kevin Moore, più sette-ballerine-sette tra cui la siciliana Carlotta, colte in frenetici can-can e in un omaggio a Zizi Jeanmaire e in un finale kitsch tutto luccicori con grande scala illuminata, omaggio evidente a Wanda Osiris e a quel mondo in cui “la realtà immaginata rende più felici” come si legge nel sottotitolo. Naturalmente appare in più riprese Brachetti in alcuni suoi stupefacenti travestimenti come quello della Madama Butterfly in cui in un battibaleno diventa Puccini, Pinkerton e tutti gli altri personaggi.

Gigi Giacobbe

Brachetti e la compagnia dei fantasisti

Arturo Brachetti non è più solo. In verità non lo è mai stato, ma in un modo tutto speciale, perché nei suoi strepitosi one man show, da straordinario trasformista, è sempre stato l'uomo dai mille volti, capace di moltiplicare la sua persona in una successione infinita di altre figure, mirabolanti metamorfosi per lo stupore di noi spettatori. Stavolta, invece, ha riunito intorno a sé una compagnia tutta speciale: fantasisti, illusionisti, acrobati, comici, eccentrici danzatori: ed ecco, all'Augusteo, il «Gran varietà Brachetti», attrazioni internazionali con balletto di girl and boys, musiche di Germano Mazzocchetti, tripudio di luci e colori. Un tenue pretesto, un vecchio e glorioso teatro che deve essere abbattuto, un gruppo di turisti che viene sorpreso da una misteriosa presenza, il fantasma del palcoscenico, che sbarra le porte e ordina ai visitatori di inventarsi un ultimo spettacolo, per far rivivere ancora una volta gli antichi fasti. E la bizzarra compagnia si mette all'opera tra vecchi e nuovi numeri, specialità circensi, divertimenti del varietà, un pizzico di music-hall, girandole di costumi e coreografie e, naturalmente, le sorprese che Brachetti riserva al proprio estro multiforme. Apre Il duo britannico «Ann Stephanie's hot toes», una coppia di ciccione che con verve si esibiscono in tip-tap e strip-tease e incarnano successivamente una mastodontica pizza napoletana. Il tedesco Otto e la sua assistente Christa mettono in campo pasticcioni giochi di magia con attrezzerie che rotolano in terra e trucchi rivelati a vista. La trapezista Viola Ferraris vola fin sulle teste degli spettatori e poi, uccello in candide piume, condivide col francese Johan Bichot un numero di danza acrobatica, mentre i polacchi Andrzej e Tomasz danno un'incredibile dimostrazione di forza ed equilibrio con la potenza muscolare dei loro corpi. Tra un festoso can-can e una parata di majorette, Kevin Moore ci restituisce il fascino parigino di Zizi Jeanmaire. E Brachetti? L'irresistibile Arturo è ancora una volta l'uomo delle meraviglie: si trasforma in torero, samurai, beduino; con un invisibile capello crea gli effetti di una fantastica pantomima; si fa beffe di madame Butterfly e del suo Pinkerton in fulminei camuffamenti nel doppio ruolo. Nel gran finale tutti in scena, una luminosa scalinata per la discesa di angeli alati, donne-luna e donne-farfalla, nello sfarzo di lustrini e fantasiose acconciature, a illustrare con ironia l'eterno sortilegio del teatro.

Franco de Ciuceis

Follie del varietà
fa tutto Brachetti

Una ventina di visitatori, intrappolati in un vecchio teatro di varietà, sotto la mincaccia di un "fantasma" devono improvvisare uno spettacolo. "Improvvisano" una sequenza di numeri, tutti legati all'antica ricetta del teatro leggero: canzoni, un'acrobata, breakdance e tip tap. A tenere insieme il gioco c'è Arturo Brachetti, trasformista bravissimo e fantasioso, mimo, cantante, attore, ma qui soprattutto entertainer che difende le ragioni della "fantasia". Brachetti firma anche "ideazione, regia, scene e costumi", un sogno personale di teatro totale. Il risultato ha ottimo ritmo e costruzione intelligente: una sorta di teatro post-televisivo, che sa di esserlo e trova il suo spazio nell'artigianato, nella leggerezza e nell'ironia-

Ugo Volli

Ultima modifica il Sabato, 21 Settembre 2013 06:05
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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