mercoledì, 13 dicembre, 2017
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GALOIS - regia e interpretazione Fabrizio Falco

"Galois", regia e interpretazione: Fabrizio Falco. Foto Marina Alessi "Galois", regia e interpretazione: Fabrizio Falco. Foto Marina Alessi

di Paolo Giordano
regia e interpretazione: Fabrizio Falco
con la partecipazione in scena di Francesco Marino
scene: Eleonora Rossi
costumi: Gianluca Sbicca
luci: Daniele Ciprì
musiche: Angelo Vitaliano
aiuto regia: Maurizio Spicuzza
Produzione: Stabile di Torino – Teatro Nazionale in collaborazione con Minimo Comune Teatro e Officina Einaudi
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 29 novembre al 3 dicembre 2017

www.Sipario.it, 2 dicembre 2017

Evariste Galois (Bourg La Reine/vicino a Parigi 1811 - Parigi 1832), matematico geniale e personaggio singolare dallo spirito romantico e dalla vita appassionata e breve come una folgore eppure così intensa, appartiene a una famiglia colta della media borghesia. Nato in un periodo di rivolgimenti, è acceso repubblicano come i genitori.

Intollerante della disciplina, si appassiona alla matematica e nel 1828 fallisce l'esame di ammissione alla Scuola Politecnica. Iscrittosi a una classe di matematica continua le sue ricerche a danno del programma curricolare. Sconvolto dal suicidio del padre nel 1829, non è ammesso per la seconda volta alla Scuola Politecnica ed entra in quella Normale. Pur appoggiato da alcuni studiosi, non riesce a farsi riconoscere le sue teorie matematiche ancorché geniali e colleziona delusioni.

Contesta e critica con una lettera la decisione del Direttore della Scuola Normale di chiudervi gli studenti affinché non partecipino alla rivoluzione contro Carlo X per cui è espulso.
Espressosi contro Luigi Filippo (famoso il brindisi al Re con un coltello in mano), imprigionato e sottoposto a processo, è liberato, ma il suo equilibrio è sempre più minato; riarrestato, tenta il suicidio in prigione da cui è trasferito a causa di un'epidemia di colera in una pensione. Qui pare s'innamori di Stephanie (nome che compare spesso a margine di un suo manoscritto), rimane comunque misteriosa la causa (amorosa o politica) del duello che lo porterà alla morte certo accarezzata dopo tante frustrazioni e la difficoltà di trovare una strada sicura nella propria esistenza.

Comunque, la sua vita passionale ha generato la leggenda che egli abbia trascorso l'ultima notte (29 luglio 1833) prima del duello riordinando le proprie ricerche matematiche. Ferito e abbandonato dallo sfidante e dai padrini, è soccorso da un contadino e portato all'ospedale Cochin dove muore il giorno successivo e, due giorni dopo, il suo funerale diviene l'occasione per un raduno di repubblicani cui seguono tumulti.

Il fratello di Galois e il suo amico Chevalier si danno da fare per ottenere il giusto riconoscimento del valore delle teorie del giovane matematico scomparso e finalmente nel 1846 il matematico Joseph Liouville legge il manoscritto di Galois, lo rende più chiaro e gli riconosce di avere risolto il problema della risolubilità delle equazioni, soluzione ancora oggi chiamata Teoria di Galois, fondamento di un settore importante dell'algebra astratta.

Vista la ricchezza del materiale esistenziale del nostro e il fascino di una lotta giovanile per farsi strada nella vita - problematica immutata e immutabile nei secoli e ancora più singolare vista l'incompresa genialità di Galois - molti si sono cimentati nel ricostruirla in letteratura, al cinema e in teatro.

Ad affrontare questo argomento in un appassionato monologo è Fabrizio Falco, valido e apprezzabile giovane siciliano - votato al teatro - che se da una parte collabora con registi famosi (numerose volte con Luca Ronconi) dall'altra persegue una propria strada di ricerca drammaturgica quale attore e regista: in queste vesti duetta con Paolo Giordano (fisico e letterato, autore del noto romanzo La solitudine dei numeri primi e della trasposizione drammaturgica di Fine pena: ora, testo del magistrato Elvio Fassone) che ha curato ottimamente l'adattamento teatrale.

Il Piccolo Teatro Studio Melato pare fatto apposta per la scenografia costituita da una specie di grande foglio-pedana su cui compaiono illuminate formule, equazioni e un enorme 3 (numero 'magico' per il matematico) e che divide in due lo spazio elissoidale del teatro. In fondo, seduto a un tavolo illuminato Galois affannato dal poco tempo che gli rimane riordina le proprie carte.

Un'ora intensa, tenera, dolente e fremente di una febbre ondeggiante tra amore e morte con tutte le contraddizioni di un'età in cui ci si affaccia entusiasti alla vita eppure pregna di dolorose e pungenti delusioni, per Galois tali da auspicare una fine agognata.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Domenica, 03 Dicembre 2017 09:39

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