mercoledì, 23 agosto, 2017
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GIUDA, LA CENA - regia Sasà Neri

"Giuda, la cena", regia Sasà Neri "Giuda, la cena", regia Sasà Neri

di EsosTheatre - Il Teatro degli Esoscheletri

regia di Sasà Neri 

vocal coach Agnese Carrubba

coreografie Claudia Bertuccelli

al Vittorio Emanuele di Messina, 14 aprile 2017

www.Sipario.it, 16 aprile 2017

A Messina oltre ai tanti piccoli Teatri sorti in questi ultimi anni (Clan Off Teatro, Il Teatro dei Tremestieri, Vaudeville e altri) agisce da almeno sei stagioni una curiosa compagnia d'una cinquantina di scoppiettanti giovani dai 15 ai 25 anni denominata EsosTheatre-Il Teatro degli Esoscheletri, orientata verso un teatro performativo di ricerca, che fonda le basi sul format teatrale Esoscheletri, ideato e sviluppato dal regista Sasà Neri. Il nutrito gruppo non ha un proprio teatro, non ha sovvenzioni, ogni componente si autotassa d'una quota pari a 40 euro mensili, le prove si fanno presso la struttura privata cittadina del "Progetto suono" e a seconda del tipo di spettacolo si scelgono gli spazi più congeniali per essere rappresentato. Così Antigone è andato in scena in un'arena cinematografica estiva, Medea al chiuso nella Sala Laudamo e Mothers Colors 2 a Gibellina in collaborazione con la Fondazione Orestiadi. Caratteristica degli Esoscheletri è che oltre ad essere dei performer somiglianti agli hippies degli anni '70 per come s'agghindano e si dipingono i visi, sono anche attori, cantanti, musicisti, danzatori, a contatto diretto con gli spettatori, interpretando contemporaneamente un personaggio e un "io" di riferimento. I costumi di scena e il make up sono realizzati dagli stessi artisti come esito d' un percorso di consapevolezza e creatività, avendo pure a loro disposizione cinque insegnanti che di di nome fanno Agnese Carrubba (canto e musica), Claudia Bertuccelli (danza e coreografia), Luciano Accordi (recitazione), Margherita Frisone (dizione e training vocale), Sasà Neri (regia e drammaturgia). I lavori in genere sono rifacimenti di testi inediti o classici della drammaturgia accompagnati da musiche di tipo etnico, pop, jazz e in cui possono innestarsi lingue arcaiche miste all'italiano e all'inglese. "L'obiettivo - si legge in uno dei loro manifesti - è indagare l'essere umano grazie all'evocazione e alla suggestione", avendo come slogan noi siamo il tuo racconto e come frase-chiave non si va a vedere una performance EsosTheatre, si va a viverla. Per questo venerdì santo del 14 aprile, l'EsosTheatre ha scelto di mettere in scena al Vittorio Emanuele di Messina Giuda, la cena, una sorta di patchwork composto da stralci di cronaca, testi inediti scritti dagli stessi performer, classici e saggi, tra cui Gesù, figlio dell'uomo di Khalil Gibran, Processo a Gesù di Diego Fabbri, Il maestro e Margherita di Michail. Bulgakov, le due inchieste su Gesù e su Maria di Corrado Augias, La buona novella di Fabrizio De André, proponendo come colonna musicale oltre alle suggestioni vocali e coreute, patrimonio della compagnia, anche alcune cantate dei Carmina Burana di Carl Orff e alcuni brani di canzoni di Battiato, Dalla, Battisti e pure la canzone di Simon & Garfunkel tratta dal film Il laureato. Ciò che colpisce di questo spettacolo è l'intenso lavoro di regia svolto da Sasà Neri, reso manifesto dai suoi trentasei bravissimi discepoli che applicano quasi alla lettera la biomeccanica di Mejerchol'd. Un sistema di educazione teatrale - come si ricorderà - in cui il protagonista è il corpo dell'attore, visto nella sua interezza, come mezzo di creazione artistica e strumento di comunicazione, già ampiamente utilizzato dai favolosi attori del Living Theater capitanato da Julian Beck e Judith Malina. Lo spettacolo di oltre due ore è coinvolgente, gli attori sembrano a volte uscir fuori dal Marat-Sade di Peter Brook, scendono in sala, toccano, strusciano guardano con occhi fissi e bocca sensuale gli spettatori che vengono invitati a salire sul palcoscenico e interagire con loro, continuando a recitare i vari pezzi mentre le loro immagini riprese da un paio di video-camere s'imprimono per tutto il tempo sul grande schermo che serve pure da fondale. Con gli applausi anche momenti di commozione con qualche lacrima quando il Giuda di Gabriele Casablanca, con fascia beige in testa, confessa d'aver tradito il Cristo, ieratico quello di Gianluca Minissale dai lunghi capelli biondi, per trenta denari, una cosa come 30 mila euro d'oggi, per aprire un'attività lavorativa, qualcosa che potesse permettergli di tirare avanti, aggiungendo che pure tutti gli altri apostoli hanno qualcosa di cui farsi perdonare. Un personaggio, Giuda, in grado, nonostante tutto, di suscitare compassione e tenerezza, figlio di Cyborea, mater dolorosa, resa qui dal doppio espressivo di Alessandra Borgosano e Nancy Catalano, come espressiva è la triade di Maria di Enrica La Rosa, Cristina Dainotti e Claudia Aragona. Spicca il Pilato di Luciano Accordi con corto pellicciotto nero e faccia e capo interamente biaccate, la Maddalena di Alice Ingegneri con 15 centimetri di tacchi, il Kaifa di Michele Espro, Mario Sturniolo, un Barabba che parla con la voce della Cura di Battiato, il Pietro disperato di Leonardo Mercadante, l'Ammazzatopi di Jeff Anderson, Giacomo Cimino (Tommaso), Roberto Tomasello (Giovanni), Giorgio Galipò (Filippo), Margherita Frisone (Salomé) e Marea Mammano (Erodiade), Elisa Vetrano (Sara), Giandomenico Arnao (Andrea), Marco Blandina (Matteo), Salvatore La Spada, Federica Sidoti e Riccardo Ingegneri (l'uno a rappresentare il tempo con il suo continuo scandire parole al microfono, l'altra a rappresentare lo specchio del tempo, con il suo continuo muoversi sul palcoscenico, l'ultimo a battere con il basso lo scorrere del tempo), Smeralda De Luca (Giuditta), Noel Spinella e Giuseppe Lo Presti (Giacomo e Giacomo min), Simone Siclari (Simone), Giulia Alesci (Rebecca), Marina Barbera (Dalila),Diana Borgia (Ada), Alice Camardella (Rachele), Gabriella Giachina (Lia), Martina La Rosa (Marta di Betania), Ninenna Napoli (Bartolomeo), Viviana Romano (Ruth).

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 17 Aprile 2017 07:35

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