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E POI ARRIVÒ MIRNA - regia Sebastian Nübling

"E poi arrivò Mirna" regia Sebastian Nübling "E poi arrivò Mirna" regia Sebastian Nübling

di Sibylle Berg
Regia: Sebastian Nübling
Con: Suna Gürler, Rahel Jankowski, Cynthia Micas, Çiğdem Teke, Aydanur Gürkan, Fée Mühlemann, Zoé Rügen, Annika Weitzendorf, Sarah Böcker, Nilu Kellner, Amba Peduto e Marie Carlota Schmidt
Coreografia: Tabea Martin
Scena: Moïra Gilliéron, Magda Willi
Costumi: Ursula Leuenberger
Luci: Jan Langebartels
Drammaturgia: Katja Hagedorn
Berlino, Teatro Maxim Gorki, dal 24 settembre 2015

www.Sipario.it, 27 ottobre 2015

C'era una volta un gruppo di quattro amiche. Erano giovani, felici e spensierate. Conducevano una vita sregolata, scandita da feste, alcol, droghe e rapporti occasionali. "E poi arrivò Mirna"... in seguito a uno dei tanti errori commessi sul sedile posteriore di un'auto in compagnia di un non-ancora-uomo, che di lì a poco si sarebbe volatilizzato, se di propria iniziativa o in seguito a un "congedo" forzato poco importa. Ebbene, Mirna, la figlia che ognuna delle protagoniste si ritrova in grembo, è rappresentata sulla scena da quattro bambine che si atteggiano a inflessibili educatrici delle assai immature genitrici. La versione quadruplicata dell'impertinente bambina non fa altro che accelerare il decadimento psicofisico delle quattro donne non più "ventenni e allegre", bensì ahimè già "trentenni e disperate". Le quattro amiche si devono dunque confrontare con l'immagine e il ruolo di donna-madre gioiosa, apprensiva, amorevole che hanno ripudiato sino a quel momento: "Perché sto per diventare madre, se io stessa odio mia madre?", si domandano in coro le quattro protagoniste. Il proposito per il futuro è chiaro: non diventare come la propria madre, dunque continuare a condurre una vita sregolata, "semplicemente con una figlia". Ma la realtà delude le aspettative: gli amici si dileguano, i conoscenti manco a parlarne, i potenziali partner sono introvabili, le prospettive di realizzazione personale rasentano lo zero. Che fare in uno scenario del genere? Ritirarsi nel proprio appartamento a "scrivere e autopubblicare libri su vampiri"? No di certo. Bisogna cambiare vita, lasciare la città e i parchi giochi dove si affollano le donne-madri stereotipate e trasferirsi in campagna insieme alle amiche che condividono lo stesso amaro destino. "Passeremo le serate in veranda e prepareremo la cena sulla stufa a legna!", ripetono più volte le quattro protagoniste in un enfatico impeto di autoconvincimento. Mentre Mirna prepara i bagagli per il trasloco, le quattro protagoniste raccontano la frustrazione e la preoccupazione per la propria inadeguatezza al ruolo di madre. Le figlie non perdono occasione per richiamare all'ordine le madri inette e indisciplinate, che non sanno decidersi ad agire e finiscono per vedere in Mirna, incarnazione di disciplina e conservatorismo, il peggiore degli incubi.

Alla squadra delle quattro madri caotiche, dai capelli arruffati, vestite con felpe sformate e ampi abiti dalle fantasie floreali, viene contrapposta quella delle quattro figlie, le quattro Mirna dall'aria saccente, i capelli raccolti in un'ordinata coda di cavallo, in felpa fucsia, shorts di jeans e gambaletti bianchi. Il regista Sebastian Nübling sceglie di far recitare in coro ciascuno dei due gruppi. Si tratta di due cori radicalmente opposti: quello delle madri disordinato, quello delle figlie disciplinato. La contrapposizione madri-figlie emerge addirittura nei movimenti scenici, le prime scomposte e sgangherate, le ultime statiche e ordinate.

Il palcoscenico è completamente spoglio. Gli otto personaggi di E poi arrivò Mirna (titolo originale: Und dann kam Mirna) sanno riempirlo con energia dirompente e comicità esilarante. Maternità, femminilità, così come il rapporto intergenerazionale vengono tematizzati in modo leggero, ma allo stesso tempo sottile e acuto: l'autrice Sibylle Berg e il regista Nübling non prendono posizione, non giudicano le quattro protagoniste, ma rimettono agli spettatori una riflessione più ampia sui ruoli di donna, madre e figlia che prescinda dall'immagine stereotipata degli stessi.

E poi arrivò Mirna è la continuazione di Non mi importa di quel che c'è là fuori (titolo originale: Es sagt mir nichts, das sogenannte Draußen), scritto dalla Berg, messo in scena da Nübling ed eletto spettacolo dell'anno 2014 dalla rivista di teatro "Theater heute".

Gloria Reményi

Ultima modifica il Domenica, 01 Novembre 2015 18:42

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