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ESTERNISCESPIRIANI - regia Alfonso Santagata

"Esterniscespiriani" ideazione e regia di Alfonso Santagata. Foto Iacopini "Esterniscespiriani" ideazione e regia di Alfonso Santagata. Foto Iacopini

ideazione e regia di Alfonso Santagata
presso la Chiesa di Santa Maria della Valle detta La Badiazza,
Villaggio Scala Ritiro Contrada Badiazza (ME), 6-8 ottobre 2015

www.Sipario.it, 8 ottobre 2015

Doveva venire il regista foggiano Alfonso Santagata che abita in Toscana, a San Casciano in Val di Pesa, per scoperchiare una delle grandi incompiute di Messina, che nessun sindaco, a mia memoria, ha voluto/potuto risolvere, rendendo agibile uno sgangherato torrente nella periferia nord della città, che conduce dopo un paio di chilometri ad una delle più affascinanti chiese basiliane dell'XI secolo denominata Santa Maria della Valle detta La Badiazza, situata nel Villaggio Scala Ritiro in Contrada Badiazza. Invero alcuni anni fa una ditta appaltatrice aveva iniziato a sistemare tutto il tratto sterrato, ma s'è arenata per mancanza di fondi, ultimando soltanto il tratto più vicino al monumento chiesastico. Li dove Santagata ha potuto mettere in scena i suoi Esterni scespiriani con una dozzina di giovani protagonisti che hanno fatto rinascere alcuni dei più gettonati personaggi delle opere di Shakespeare. Dopo un prologo di Daria Panettieri quasi in croce su una struttura illuminata da lampadine, gli spettatori entrano in una chiesa trasformata in un camposanto con tanti loculi disposti a quadrato sulla parete dell'abside illuminati da piccole candele rosse. Qui il becchino Nicola (Massimiliano Poli) si dà da fare per sistemare con una pala alcune tombe situate per terra, chiamando poi al microfono il signor Calibano direttore del cimitero che venga a raggiungerlo. Arriva un nero Otello che porta in braccio il corpo di Desdemona morta (Roberta Trovatello) dicendo al becchino, mentre le lava il corpo, che venga sistemata nel modo migliore, mentre sopraggiunge alle sue spalle un uomo tutto biaccato (Orazio Berenato), come i danzatori butoh, col quale intreccia una sorta di lotta. Intanto dalla parte opposta dello spazio scenico uno Jago non più traditore (Antonio Alveario) aiuta un Otello morto (Giovanni Boncoddo) a tornare a nuova vita, al suono di musiche sacrali e canti iterativi che confinano poi col rock. Si ritorna nella postazione precedente con il becchino con farfallino, con fare da maître, che apparecchia una tavolino per due con tanto di rose rosse che depone in un vaso. Giunge un'Ofelia vestita di rosso (Cristiana Ioli) sempre sofferente d'amore per il suo Amleto e giunge pure il Calibano dello stesso Santagata con un fare imprenditoriale che fa cantare una fanciulla di turchese agghindata. Adesso veniamo condotti all'esterno e lungo lo stradone si rendono reali le figure di Lady Anna (Monia Alfieri) e di Riccardo III (Tommaso Taddei) che la seduce ancora una volta accanto al corpo morto di suo marito e ancora più distante da questa location Lady Macbeth (la stessa Panettieri) non riesce a togliersi dalle mani il sangue di tanti delitti commessi insieme al suo sposo in ombra che le versa dell'acqua da una caraffa. Si ritorna all'interno e si nota una Desdemona (Adriana Mangano) che con toni da delirio dice di perdonare il suo sposo, mentre dal lato opposto Calibano ha nostalgia della sua isola perché avrebbe voluto amare Miranda dandole tanti Calibanini e ricorda i maltrattamenti di Prospero che gli faceva fare i lavori più umili. Si odono rintocchi di campane ed echeggiano le note di Bella ciao (luci e fonica Antonella Colella) spuntando come dal niente un biondo Amletino ( Dario Delfino) con occhiali da vista, maglioncino verde e scarpe da tennis, osservato da vicino dal solito becchino. E lo spettacolo finisce come ha avuto inizio con la solita protagonista attaccata a quella lignea struttura luminosa. «Il teatro - scrive Santagata - ha la capacità di inventare le "creature eterne": Otello, Amleto, Riccardo, Lear, Desdemona, Ofelia; miti che consegnano la loro sfida agli uomini, alla natura e agli dei. Non moriranno mai, basta evocarli per farli tornare; nessuno ha il potere di ucciderli, di annientarli. Le creature evocate si prendono delle libertà, altre strade da quelle che hanno praticato nella vita, come se l'Ade avesse mutato il loro carattere». Successo per la Compagnia Katzenmacher e del Teatro Vittorio Emanuele di Messina che hanno prodotto lo spettacolo e per il gran lavoro svolto da Laura Giacobbe, assistente alla regia.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Mercoledì, 07 Ottobre 2015 22:51

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