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ERANO TUTTI MIEI FIGLI - regia Giuseppe Dipasquale

"Erano tutti miei figli" - regia Giuseppe Dipasquale. Foto Antonio Parrinello "Erano tutti miei figli" - regia Giuseppe Dipasquale. Foto Antonio Parrinello

di Arthur Miller
traduzione: Masolino D'Amico
regia: Giuseppe Dipasquale
con
Joe Keller: Mariano Rigillo
Kate Keller: Anna Teresa Rossini
Chris Keller: Ruben Rigillo
Ann Deever: Silvia Siravo
dr Jim Bayliss: Filippo Brazzaventre
Sue Bayliss: Barbara Gallo
Frank Lubey: Enzo Gambino
Lidia Lubey: Annalisa Canfora
George Deever: Giorgio Musumeci
scene: Antonio Fiorentino
costumi: Silvia Polidori
luci: Franco Buzzanca
produzione: Teatro Stabile di Catania - Doppiaeffe Production
Milano, Teatro Carcano dal 4 al 15 marzo 2015

www.Sipario.it, 10 marzo 2015

Uscito nel 1947 dall'introspettiva penna di Arthur Asher Miller (New York 1915 – Roxbury 2005), drammaturgo tra i più importanti del secondo dopoguerra, Erano tutti miei figli è stato il primo successo dello scrittore statunitense di origine ebraica il quale stigmatizza una società alto borghese giunta ai massimi vertici economici attraverso azioni azzardate, quando non delinquenziali e delittuose compiute durante il secondo conflitto mondiale.

Dietro la tranquilla prosperità e l'apparente bonomia del pater familias - interpretato in modo esemplare dall'eccellente Mariano Rigillo - agiato industriale dedito ormai alla fabbricazione di prodotti di largo consumo dopo avere riconvertito la produzione bellica, si nascondono cinicamente verità e segreti, sepolti dalla polvere del tempo e dall'omertà dei concittadini, che una serie di eventi finisce con il fare riemergere inaspettatamente pungenti, dolorosi e destabilizzanti di un falso equilibrio raggiunto a fatica sulla pelle di molti.

Si sa che la guerra è di per sé un evento doloroso spesso capace di fare saltare i legami più forti e di inasprire gli animi, ma a tutto c'è un limite ed è amorale e incivile costruire fortune distruggendo materialmente gli altri per timore di perdere privilegi e commesse, seminando ulteriori morti e facendo ricadere le proprie colpe su altri. Ma il destino ha già operato attraverso un'implacabile legge del contrappasso che ha squassato l'equilibrio familiare facendo scomparire il primo figlio durante il conflitto con conseguenze psicologiche importanti sul resto della famiglia condizionata da false speranze e illusioni.

Un dramma di un'attualità sconcertante anche oggi in cui, allontanatosi lo spettro della guerra, individui ansiosi di accumulare beni in maniera patologica continuano a distruggere famiglie e il vivere civile squassando i fondamenti della società e trascinando nel vortice città, stati e interi continenti vista l'interazione globale tra le varie economie.
Un capolavoro interpretato da un validissimo cast di attori (tra cui si distinguono per l'intensità con cui rendono ruoli difficili e delicati Anna Teresa Rossini, Ruben Rigillo e Silvia Siravo) affidato alla regia di Giuseppe Dipasquale innamorato di questo classico che, puntando il dito contro un capitalismo malato e corrotto, induce a pensare e a riflettere su azioni, situazioni e comportamenti pubblici e privati e lascia negli spettatori il piacere di avere vissuto una pagina di ottimo teatro.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Martedì, 10 Marzo 2015 07:08

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