giovedì, 21 giugno, 2018
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E' PERMESSO? - regia Enrico Montesano

E' permesso? E' permesso? Regia Enrico Montesano

con Enrico Montesano
di Enrico Vaime, Enrico Montesano, Adriano Vianello con la collaborazione di Max Greggio e David Lubrano
regia: Enrico Montesano
Milano, Teatro Manzoni, dal 6 novembre al 2 dicembre 2007

Il Messaggero, 1 marzo 2007
Il Giornale, 27 novembre 2007
Libero, 22 novembre 2007
Il Giorno, 14 novembre 2007
Quando Enrico è "scorretto"

Uno spettacolo fra varietà e satira, con larghe propensioni al cabaret doc. Lo show di Enrico Montesano in scena al Brancaccio fino al 9 marzo, Scorretto e non conforme... E' permesso? regala ogni sera monologhi, aforismi, finti dialoghi (in realtà sono tirate "per voce sola"), preparati dallo stesso Montesano assieme a Enrico Vaime. L'attore ritrova le atmosfere che l'italiano tiratardi scova di notte qua e là, sulle reti Rai, dopo le due del mattino. Brandelli di sketches interpretati alla maniera dei grandi della comicità nazionale per Canzonissima o Studio uno, risate da Bel Paese del boom, appena motorizzato, ancora felice e ancora ignaro. E anche, naturalmente, le lunghe cosce delle ballerine, i boys in giacca spalluta, musicisti dal vivo che suda in allegria, gli strumenti lucidi sotto i mille fuochi di un lampadarione. Fra una chiacchierata e l'altra, canzoni-amarcord alle quali la gente (giovani e meno giovani, ai secondi il revival non smette di piacere) si consegna volentieri, con beato abbandono scacciapensieri. Sul piano più strettamente saririco, Montesano affronta invece, da gran protagonista, l'oggi e i suoi personaggi, un occhio speciale alla politica e ai personaggi che la animano.

Rita Sala

Montesano come Fregoli fa Prodi, il Papa e il gagà
Ottimo trasformista prende in giro tutti in "…è permesso?"

Prima che appaia sulla scena circonfuso di un bianco nembo di luce incoronandolo di un'aureola immaginaria, l'orchestra intona languidi assolo di jazz, le ballerine alzano le rosee gambette e tre boys strizzano l'occhio allo spettatore. Poi arriva lui con un balzo da tigre affamata di applausi, si sbraccia, si moltiplica e subito siamo tutti dalla sua parte. L'irresistibile Enrico Montesano è tornato con la sua tracotante risata di Gian Burrasca troppo cresciuto che, squadernando l'occhietto di triglia agli sproloqui della stampa affamata di anglicismi d'accatto, comincia la sua irrefrenabile sequela contro il vizio del luogo comune. Dapprima se la prende con l'uso scorretto dell`outing («Ahinoi - confida. - devo confessarvi di non essere gay»), poi passa alla politica («non sono né di destra né di sinistra né di centro», ammette con finto candore) e infine si misura coi politici in una carrellata senza fine. Che, c'è da scommettere, farebbe pianger di rabbia Alighiero Noschese. Con l'avvertenza che l'mpagabile Enrico non ha bisogno di truccature alla Fregoli o di mantelli alla Mandrake per calarsi nelle patetiche smorfie a singhiozzo di Prodi come nel risolino chioccio di Papa Benedetto. A lui basta storcere la bocca in un guizzo satanico ed ecco dal labbro protendersi la bazza sussiegosa e arrogante di Massimo D'Alema mentre il collo, tendendosi spasmodico verso l'alto nel tremito arrugginito di un cavatappi, ci regala il muso di Piero Fassino. Ma Montesano, tra un revival e l'altro della vecchia canzone italiana si cala anche nelle torbide equazioni di rituali pruriginosi ai limiti della decenza, come nel quadro, tra epico e provocatorio, dell'abituale cliente dei club privé. Il capello tirato indietro in una crocchia lucida e nera, l'occhiale scuro calato sul viso come una maschera funeraria, l'abbigliamento candido liso e strapazzato come si conviene, Montesano si tramuta a vista in un vizioso Gastone di quartiere.

Enrico Groppali

Montesano spara a destra e a sinistra.

Era ora che qualcuno rilevasse la stupidità di certe parole ed espressioni imposte alla lingua italiana dalle norme del "politicamente corretto". Noi ormai non ce ne accorgiamo più, ma non è stupido che invece di cieco si debba dire "non vedente", invece di sordo "non udente", e che sia considerata una perfidia chiamare "nero" un cittadino dell`Uganda? Non parliamo poi di etero e di omo, dimenticando, per esempio, che non è mai stato offensivo raccomandare a qualcuno di curarsi il mal di gola... È questione del cosiddetto buonismo. Buoni con tutti dobbiamo essere: magari anche con quel tale che ci ha derubato per comprare una rivoltella e uccidere la suocera... Allora che facciamo? Beh, facciamoci una risata come ci invita a fare Enrico Montesano nel suo spettacolo "…è permesso?", scritto insieme con Adriano Vianello, Enrico Vaime ed altri, nel quale, entrando in scena dopo aver chiesto permesso, tra uno sketch, un balletto, una canzone, sullo sfondo di un quintetto jazz e soprattutto con la sua grande carica di simpatia che gli fa perdonare qualche inevitabile volgarità, tira qualunquistiche sassate comiche a destra e a sinistra. Cioè alla destra, alla sinistra e anche al centro: altro che la satira partigiana di certe trasmissioni tivù. Ogni tanto rivolgendosi direttamente agli spettatori perché dicano come la pensano. E il pubblico, più che altro, ride, si diverte e applaude. Un gran successo politicamente corretto: fino al 2 dicembre al Manzoni di Milano. Poi tournée.

Carlo Maria Pensa

Il "cattivista" Montesano fa il Grillo da salotto e mena comici fendenti

Con "E' permesso?", definito "un incontro non conforme per pubblico politicamente scorretto", nella sua trasferta milanese preparata con Enrico Vaime e altri, Enrico Montesano si lascia andare a una pubblica confessione esprimendo il dubbio che gli sia possibile, nel Paese così com'è, di dire in libertà ciò che gli passa per la testa. Precisato che non è né di destra né di sinistra, e neppure di centro, ma "al di sotto di tutto", s'atteggia a cittadino che non ne può più, invita la platea catturata con la sua comunicativa ad abbandonare il buonismo imperante del politically correct per fare un po' di salutare "cattivismo". Poi mena comici fendenti che ribadisce cantando refrains accompagnato dal vivo da una band, composta da quattro cantanti attori (Roberta Albanesi, Pacifico Acciarino, Luigi Acciarino ed Eduardo Acciarino) e da quattro ballerine soliste (Erica Baldini, Eloise Chapman, Daniela Freda e Fancesca Nerozzi). Ce n'è per tutti, da Buttiglione a Rosy Bindi, da Casini a Rutelli, da Fassino a Mastella, da Andreotti, definito il "Tutankamon" della Repubblica, a Veltroni, per cui ironicamente si propone la santificazione per i suoi miracoli capitolini. E i Savoia, con spassosa imitazione di Emanuele Filiberto, il cui padre "sparò contro un tedesco con quarant'anni di ritardo". Un'altra imitazione concerne Prodi, la sua insostenibile leggerezza dell'essere; poi Montesano lancia strali contro la "casta", cita Catone e la platea, anziché condividere con furore, gorgoglia di risate perché - intendiamoci - il "politicamente scorretto" di Montesano ha poco o nulla a che vedere con gli sfoghi tribunizi di Beppe Grillo, è roba da salotto buono della politica. Tanto che il programmato "cattivismo" si conclude con un "volemose bene!" quando alla fine, invitato a scegliere fra le tre canzoncine del finale, la platea approva per alzata di mano la meno perfida, che dice «allora, dai / resiste non mollà / che dai e dai / qualcosa cambierà». Pezzo forte della serata agrodolce, per abilità trasformistica, lo sketch sul pericolo giallo: la Cina che fa figli a tutto spiano ed esporta pizze.

Ugo Ronfani

Ultima modifica il Martedì, 17 Settembre 2013 07:21

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