lunedì, 10 dicembre, 2018
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EVGENIJ ONEGIN - regia Rimas Tuminas

"Evgenij Onegin" ideato scritto e diretto da Rimas Tuminas "Evgenij Onegin" ideato scritto e diretto da Rimas Tuminas

selezione di capitoli dal romanzo in versi di Alexander Pushkin
ideato scritto e diretto da Rimas Tuminas
scene Adomas Jacovskis
musica Faustas Latenas
coreografia Angelica Cholina
con Sergey Makovetskij, Aleksei Guskov, Lijudmila Maksakova, Irina Kupchenko,
Victor Dobronravov, Eugenij Pilugin, Vladimir Simonov, Yury Shlykov,
Aleksei Kuznetsov, Artur Ivanov, Eugenia Kregzhde, Olga Ierman,
Maria Volkova, Oleg Makarov and others
produzione Vachtangov State Academic Theatre
al Teatro Strehler, Milano, 28 novembre 2018

www.Sipario.it, 2 dicembre 2018

C'è in Evgenij Onegin di Rimas Tuminas l'umore di una Russia aristocratica e contadina, una Russia in cui amore e morte, noia ed eccitazione, riso e pianto convivono in un costante stato di disperata eccitazione. Ciò che propone Evgenij Onegin è una sintesi del romanzo capolavoro di Alexander Pushkin con attenzione al dissidio amoroso di Onegin e Tatjana, l'iniziale rifiuto di lui e poi il ritornare sui suoi passi dell'impenitente dandy, per ricevere dalla bella Tatjiana la confessione di un amore immutato, ma il rifiuto netto, perché sposata a un ricco aristocratico. In mezzo c'è la seduzione di Olga, il duello con l'amico Lenskij e la sua morte. Rimas Tuminas ha 'ridotto' la vicenda al dissidio d'amore e al cupio dissolvi di un giovane irrequieto rampollo che ci viene mostrato contemporaneamente nell'irruenza della gioventù e nella vecchiaia, in un dialogo e confronto lungo il crinale del tempo. Tutto questo per Rimas Tuminas si compie in un gioco di rimandi che fanno riferimento alla fortuna non solo letteraria ma anche ballettistica del romanzo di Puskin. Tutto si svolge in una sala prova di danza, il grande specchio sullo sfondo, la sbarra a cui si esercita un gruppo di ballerine. Poi attrezzeria di scena che di volta in volta compongono i quadri della vicenda, evocata da Onegin anziano che apre e chiude lo spettacolo in un racconto della memoria che si concretizza e fa presente davanti agli occhi degli spettatori. Tutta la vicenda è cadenzata dalle musiche di Faustas Latenas che sottolineano lo struggimento degli addii, l'eccitazione di una gioventù che brucia di passione in un continuo e insistito refrain che accompagna e sottolinea a tratti con enfasi e a tratti con struggente dolcezza l'anima inquieta del giovane Onegin, la fragilità sognante della sua Tatjana. Rimas Tuminas aggiunge a tutto questo una sorta di indaffarata e buffonesca trepidazione che sembra scuotere, attraversare a corrente alterna l'azione scenica in una tensione alla pienezza dell'amore, destinata a infrangersi nel rifiuto di Onegin e nel ripiego di Tatjana, sposata a un ricco aristocratico moscovita. La scena si compone con eleganza e ritmo, struggente è Tatjiana nel suo ballo con il letto da signorina, corali e quasi fossero delle ancelle, delle silfidi sono le danzatrici mosse con fare comico e grottesco da una inflessibile maestra di danza, come dolente ma composta è la visione di Tatjiana anziana che si trascina col suo bastone. Rimas Tuminas costruisce una gestualità e una poetica del movimento che con coerenza si tiene per tutto lo spettacolo, gesti nervosi e energici, un danzare sempre al limite dell'equilibrio, una leggerezza di chi vorrebbe spiccare il volo ma non può. Per anni assistente di Eimuntas Nekrosius, del maestro lituano il conterraneo regista cerca l'assolutezza dei gesti, la simbologia del fare che comunque non risulta altrettanto intensa e profonda. E' come se nell'Onegin di Tuminas tutto rimanesse elegantemente in superficie, come se il regista lituano elaborasse con leggerezza un elzeviro che si fa godere, che si fa rassicurante nella sua ripetitività e leggerezza. Manca di Nekrosius lo sguardo sull'abisso, anche quando interrogava la poesia del Cantico dei Cantici, o l'amore nelle Stagioni... Evgenij Onegin regala al pubblico delle Stagioni russe in Italia il grande respiro delle pianure russe, la potenza di una narrazione che si fa mondo, spalanca il sipario su un teatro kolossal che non può che conquistarsi l'applauso caloroso della platea con tanti connazionali russi che non si sono voluti perdere uno spettacolo con nomi preclari dello starbusinness russo.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 03 Dicembre 2018 09:50

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