giovedì, 20 settembre, 2018
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EDIPO - regia Andrea Baracco e Glauco Mauri

Glauco Mauri e Roberto Sturno in “Edipo Re”, regia Andrea Barocco Glauco Mauri e Roberto Sturno in “Edipo Re”, regia Andrea Barocco

di Sofocle
Edipo re regia di Andrea Baracco
Edipo a Colono regia di Glauco Mauri
Traduzione: Dario Del Corno
Interpreti: Ivan Alovisio. Roberto Sturno, Roberto Manzi, Laura Garofoli, Glauco Mauri, Elena Arvigo, Mauro Mandolini, Paolo B. Vezzoso, Giuliano Scarpinato
Scene e costumi: Marta Crisolini Malatesta
Luci: Alberto Biondi
Musiche: Germano Mazzocchetti
Produzione: Compagnia Mauri Sturno- Fondazione Teatro della Toscana
al Teatro Vittorio Emanuele di Messina dal 23 al 25 marzo 2018

www.Sipario.it, 24 marzo 2018

Con quel fondale a pezzi di lamiera da arte povera, luccicante in alcune campiture, e quella pioggia scrociante che si raccoglie al centro del palcoscenico (scena di Marta Crisolini Malatesta suoi pure i costumi) questo Edipo re (430 circa a.C) di Sofocle secondo la visionaria e apocalittica regia di Andreea Baracco ci fa pensare al Blade Runner di Ridley Scott interpretato da un energico e roboante Roberto Sturno somigliante a Rutger Hauer che si diletta quasi a zampettare in quella fossa piena d'acqua. Ma non basta perché nel secondo tempo c'è il sequel del primo, l'Edipo a Colono (406 circa a.C.) appunto, interpretato e diretto da un sempre magnifico Glauco Mauri che si muove su scena tutta bianca, come i suoi capelli, appoggiato ad una delle due figlie, prendendo posto poi su una su una postazione regale a scalini, avendo tutt'intorno una mezza dozzina di scultorei vecchi ateniesi seduti su alcune panchette pure bianche, avvolti da larghe palandrane biancastre con cappuccio, capitanati dal loro re Teseo (Giuliano Scarpinato) molto solidale al dramma di Edipo al punto da impedire a Creonte (Mauro Mandolini) che quel vecchio cieco e canuto venga lasciato solo alle sue sventure e possa ritornare infine nella sua Tebe assieme alle figlie Antigone e Ismene. Un drammatico dittico sofocleo in un sol colpo con i tagli dei cori, titolato soltanto Edipo, cui Mauri vi torna dopo almeno tre decenni, evidentemente affezionato a questa sciagurata storia che Peter Szondi definì la madre di tutte le tragedie e che Freud ricavò la sua teoria sul complesso di Edipo. Nella prima parte lo stesso Mauri interpreta il ruolo di Tiresia (che gli spettatori del Vittorio Emanuele non riconoscono per via d'un cappuccio che gli nasconde il volto e potergli decretare applausi di stima) l'indovino cieco che rivelerà ad Edipo che è lui ad aver ucciso a sua insaputa suo padre Laio e che ha sposato sua madre Giocastra (Elena Arvigo) avendo poi quattro figli: due maschi, Eteocle e Polinice e due femmine, Antigone e Ismene. Una verità che perfora il cervello di Edipo, che deve fare pure i conti con una terribile pestilenza scoppiata in città e che l'oracolo di Delfo ha consigliato perché il morbo scompaia che bisognerà scoprire l'assassino di Laio. Le conclusioni sono tragiche: Giocasta si suicida e Edipo si strapperà gli occhi. La seconda parte che le date dicono d'essere stata scritta da Sofocle dopo circa 24 anni, vedono il povero Edipo invecchiato, scoraggiato, accudito dalle figlie, osteggiato dal cognato Creonte che lo vorrebbe vedere morto, difeso ad oltranza da Teseo, afflitto nel sapere da Ismene (Laura Garofoli) che Eteocle e Polinice si combattono tra loro per impossessarsi del trono di Tebe e ancor più angustiato nell'apprendere per bocca di quest'ultimo che vorrebbe col suo esercito fare guerra al fratello Eteocle. Il finale ha un sapore magrittiano perché Edipo scomparirà in modo misterioso.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 24 Marzo 2018 17:52

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