mercoledì, 29 marzo, 2017
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ELETTRA - regia Gabriele Lavia

"Elettra", regia Gabriele Lavia "Elettra", regia Gabriele Lavia

di Sofocle

Traduzione Nicola Crocetti

Revisione e adattamento Teatrale Gabriele Lavia

Regia Gabriele Lavia

Scena Andrea Viotti 

Costumi Giordano Corapi

Musiche Andrea Viotti

Maestri del coro Francesca Della Monica, Ernani Maletta

Progetto audio Vincenzo Quadarella

Progetto luci Elvio Amaniera

con (in ordine di apparizione) Massimo Venturiello, Jacopo Venturiero, Massimiliano Aceti, Federica Di Martino,
Pia Lanciotti, Maddalena Crippa, Maurizio Donadoni, Giulia Gallone,

al Teatro Greco di Siracusa nel 52° Ciclo di Rappresentazioni Classiche dal 13 maggio al 19 giugno 2016

www.Sipario.it, 17 maggio 2016

Il palazzo degli Atridi, nella scena di Alessandro Camera, è un ferrovecchio che perde pezzi nello spazio sugheroso della skené e dell'orchestra. Avvolto da una ruggine che corrode le impalcature, l'alta scala trasversa e quei due, Clitemnestra ed Egisto, che da tempo vi fornicano dentro. Se la Crisotemi di Pia Lanciotti s'è rassegnata alla loro presenza e che non si può lottare contro chi ha il potere, vivere per la sorella Elettra di Federica Di Martino è solo schifo e dolore, declassata a semplice schiava, una questuante vestita di nero (i costumi erano di Andrea Viotti) ingobbita e raggomitolata su se stessa, una pazza quasi dai corti capelli rossicci azzannati da un rozzo coiffeur che fa vibrare nervi e muscoli solo quando pensa al come e al quando far fuori madre e amante rei d'aver ucciso il padre Agamennone. In questa pregevole messinscena dell'Elettra di Sofocle ad opera di Gabriele Lavia cui si deve revisione e adattamento teatrale e che ha utilizzato la chiara traduzione di Nicola Crocetti nel 52° Ciclo di rappresentazioni classiche dell'Inda nel Teatro greco di Siracusa, si respira un'aria da faida, come se il sanguinoso finale consumato dentro quel palazzo di Micene dovesse acquietare gli animi. Ma non è così, come sappiamo da Eschilo, che tratta il medesimo argomento nella seconda parte della sua Orestea, quella de Le coefore ambientandola ad Argo e che finisce con Le Eumenidi. Certamente l'Elettra sofoclea mette in risalto personaggi che altrove sono solo accennati. Si veda la presenza del pedagogo, qui interpretato da un Massimo Venturiello che ha esaltato il racconto della finta morte di Oreste durante la corsa dei carri con i cavalli ai grandi Giochi di Delfi ricevendo in cambio un grosso applauso. E non è da meno la carismatica figura di Clitemnestra d'una superba Maddalena Crippa dai lunghi capelli biondi e avvolta da ampi abiti di due diverse tonalità di viola nell'acceso dialogo che ha con Elettra, facendo valere i suoi diritti di madre e di sposa di colui (Agamennone) che per ingraziarsi gli dei e dare inizio alla guerra di Troia non c'ha pensato due volte a sacrificare la figlia Ifigenia, adducendo che lo stesso sacrificio avrebbe potuto benissimo compierlo il cognato Menelao con uno dei suoi figli. Tuttavia durerà poco la tracotanza di questa forte e volitiva femmina e anche la felicità d'essere scampata a morte sicura ad opera del figlio avrà il sapore d'un alito di primavera, perché giunto Oreste in compagnia di Pilade, quelli di Jacopo Venturiero e Massimiliano Aceti, entrambi capelli lunghi tenuti da un nastrino (il primo) e bandana (il secondo), simili a due autostoppisti con zaino sulle spalle, si consumerà il matricidio aldilà di quelle ferrose mura, completando Oreste il secondo omicidio quando arriverà canticchiando lo spocchioso Egisto di Maurizio Donadoni che crederà che sotto quel corpo insanguinato in bella vista a terra possa esserci Oreste e non la sua amata Clitemnestra. In evidenza le 27 fanciulle del coro agghindato con abiti bordeaux e scialli neri, la corifea di Giulia Gallone e le prime corifee (Simonetta Cartia, Flaminia Cuzzoli, Giovanna Guida, Giulia Modica, Alessandra Salamida). Le musiche da film horror erano di Giordano Corapi, le luci di Elvio Amaniera.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Lunedì, 23 Maggio 2016 07:37

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