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DIVINA COMMEDIA - regia Eimuntas Nekrošius

Divina Commedia Divina Commedia Regia Eimuntas Nekrošius

di Dante Alighieri regia: Eimuntas Nekrošius; con: Rolandas Kazlas, Vaidas Vilius, Ieva Triškauskaite, Remigijus Vilkaitis, Paulius Markevicius, Audronis Rukas, Marija Petraviciute, Julija Šatkauskaite, Beata Tiškevic, Milda Noreikaite, Jurgita Jurkute, Darius Petrovskis, Simonas Dovidauskas, Vygandas Vadeiša, Pijus Ganusauskas, Justas Valinskas; scenografia: Marius Nekrošius; costumi: Nadežda Gultiajeva; musica originale: Andrius Mamontovas; luci: Džiugas Vakrinas, prodotto da Meno Fortas co-prodotto da: Stanislavsky Foundation, Moscow, Baltic House Festival, St. Petersburg, Lithuanian National Theatre in collaborazione con il Ministero della Cultura Lituano e Aldo Miguel Grompone (Roma)
visto a Modena, Teatro Pavarotti, 26 maggio 2012

www.Sipario.it, 13 giugno 2012

La Commedia umana di Nekrosius
Il regista lituano a riletto le cantiche dell'Inferno e Purgatorio di Dante

La Divina Commedia di Eimuntas Nekrosius è un viaggio nel poema dantesco faticoso e irto, come la via lungo la quale si incammina il poeta, è un mondo, è la traduzione e il 'tradimento' al tempo stesso di un'opera che diventa altra cosa nel linguaggio della scena, come sempre accade in teatro. Il testo è pre-testo, il testo è un punto di partenza per un percorso autonomo, indipendente e questo lo si può dire sempre in teatro, lo si deve affermare a maggior ragione nella visione della Divina Commedia, offerta dal genio visionario di Eimuntas Nekrosius e dagli attori della sua Compagnia Meno Fortas. Questo valga a parziale scusante per una messinscena che a tratti appare didascalica, immobile in una soluzione di immagini e di racconto che si offrono agli occhi dello spettatore italiano come riduttivi rispetto all'immaginario con cui si è nutrito il nostro punto di vista sulla Divina Commedia. Ed è proprio da qui bisogna partire, dal non considerare il nostro punto di vista per far parlare quello di un lituano che legge a suo modo la Commedia e lo fa mettendo in gioco la leggerezza, la vita che scorre piuttosto che il peccato e la colpa in prospettiva di un'assunzione al cielo del poeta e forse di una umanissima redenzione.
L'attenzione di Nekrosius si concentra sul rapporto fra Dante e Virgilio, due figurine quasi in balia di quel viaggio, loro stessi trasportati verso un altrove che si definisce scena dopo scena, immagine dopo immagine e che per Dante ha la meta desiderata di una Beatrice in bianco e nero che come lui veste alla fine un rosso squillante che fa da contrasto al nero della scena, al grigio dei peccatori, che sono per Nekrosius semplici apparizioni, uomini e donne. Ed è questo un possibile punto di vista: ciò che manca nella Commedia del regista lituano è il peccato, il senso della colpa da espiare e di conseguenza la necessità di dar conto della cultura filosofico/teologica di cui si compone e si nutre il poema. Ciò che vive palpitante nei tre protagonisti come nella coralità delle scene – affidate ai giovani allievi della compagnia Meno Fortas – è l'umanità che si esprime in una leggerezza e in un'ironia che persistono lungo tutto lo spettacolo, quella comicità che diventa forse la possibile salvezza da un mondo oscuro e di ombre. Non è un caso che nella scelta – immancabilmente antologica – manchino le grandi figure della Commedia e vi siano piuttosto brani e personaggi non certo di primo piano, ma che disegnano un mondo, uno status esistenziale proteso in maniera immanente alla vita.
In questo tradurre la Commedia da divina a umana Eimuntas Nekrosius racconta di Paolo e Francesca come due scolaretti, oppure di Brunetto Latini che s'affida a Dante la propria memoria da portare ai vivi, a chi ancora respira. Ed è questo legame fra chi vive e chi è spirito impalpabile che persiste e trova nell'invenzione del Messaggero, un postino che consegna lettere ai morti dal mondo dei vivi un suo esito felice di quell'immediatezza e poesia che Nekrosius istilla nei gesti, nella costruzione delle immagini sceniche. C'è la fame di vita, ma c'è anche la nostalgia dell'esiliato in quella Firenze che prende corpo fluttuante e assomiglia alle città che volano di certi quadri di Marc Chagall. C'è la gelosia di Gemma, la moglie di Dante, altra invenzione umana troppo umana di questa commedia che di divino ha l'amore che tutto muove e che nello specchiarsi di Dante e Beatrice dice di un incrocio di sguardi e dell'impossibilità d'abbracciarsi, mente il congedo di Virgilio è riflesso in uno specchio, è a sua volta sguardo stupito e amicale e impalpabile immagine. E' la commedia degli affetti, è una sorta di comèdie humaine quella che Eimuntas Nekrosius porta in scena, una commedia leggera e ironica, fatta di poesia e intimità, lontana dalla teologia e dal sapere che tutto com-prende del grande poema/mondo di Dante. Proprio un altro punto di vista rispetto al nostro di 'figliocci' di Dante Alighieri.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 07:23

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