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DISCORSO DEL RE (IL) - regia Luca Barbareschi

Il discorso del re Il discorso del re Regia Luca Barbareschi

Con Luca Barbareschi e Filippo Dini
e con Ruggero Cara, Chiara Claudi, Roberto Mantovani, Astrid Meloni, Giancarlo Previati, Mauro Santopietro
Regia Luca Barbareschi
Scenografia Massimiliano Nocente
Costumi Andrea Viotti
Una produzione Casanova Multimedia
Teatro Morlacchi, Perugia dal 31 ottobre al 4 novembre 2012

www.Sipario.it, 5 novembre 2012

"Il Discorso del Re". Senza saper parlare non si può comandare.

Bertie, Il Duca di York, è chiamato a diventare Re del Regno Unito in seguito alla morte del padre Giorgio V e all'abdicazione del fratello maggiore David (innamorato di una donna due volte divorziata). Il suo "unico" problema è che è balbuziente: come può comandare, quindi, un Re che non sa parlare?
È su questa vicenda storica che il drammaturgo David Seidler ricava la sua opera più conosciuta: "Il Discorso del Re" (The King's Speech).
Luca Barbareschi riprende questa pièce e ce la riporta sul palcoscenico, dopo l'uscita dell'omonimo pluripremiato film. Lo spettacolo si basa sul rapporto – professionale e di amicizia – tra Lionel, logopedista australiano arrivato a Londra con l'intenzione di fare l'attore, senza riuscirci, e Bertie, il Duca di York, irrigidito da un'inflessibile e quasi militaresca educazione reale. Solo con Lionel Bertie capirà che il suo non è un problema fisico, ma soltanto mentale, frutto di un'insicurezza nata in sé stesso fin da bambino. Lionel rappresenta per Bertie la libertà, libertà di esprimersi, libertà di liberarsi da tutti quegli schemi convenzionali che gli sono stati imposti: "Quando si parla a un Duca non si deve stargli a meno di cinque passi"; "A un Duca bisogna rivolgersi con l'epiteto 'Sua Eccellenza' ". È con Lionel che Bertie rompe tutte le sue prigioni e che comincia a capire cosa significa veramente comunicare con l'altro. Questo conflitto tra libertà e rigidità risulta molto chiaro dalla costruzione scenica di Massimiliano Nocente, dove la casa di Lionel è rappresentata da una scena aperta e luminosa, arricchita anche dalle allegre canzoni di Fred Astaire sul sottofondo; gli ambienti del palazzo reale sono invece composti da praticabili geometrici, chiusi, oscuri, claustrofobici, che sembrano quasi distruggere i movimenti dei personaggi.
Bertie ha un vissuto molto difficile e Lionel scava nei meandri della sua esistenza ed è solo grazie al logopedista che il Duca si rende conto da dove nascono le sue turbe mentali ed è sempre grazie a lui, al logopedista e attore, che si rende conto di un'altra cosa: essere Re significa recitare teatralmente la parte del Re, autoconvincersi di essere Re ed è proprio tramite questo autoconvincimento che Bertie, ormai Re Giorgio VI, riesce a fare finalmente il suo discorso senza balbettare (accompagnato sul sottofondo dalla solenne "Sinfonia numero 7" di Beethoven), che preannuncia l'entrata in guerra dell'Inghilterra.
La regia di Luca Barbareschi funziona al meglio e lo spettacolo, impreziosito dall'ottima interpretazione dei due protagonisti (lo stesso Luca Barbareschi e Filippo Dini) e dal resto della componente attoriale, risulta organico in tutte le sue parti. Curatissimi i costumi e suggestiva la scenografia, che fa uso anche di proiezioni video storiche inerenti alle orazioni pubbliche dei dittatori della Seconda Guerra Mondiale (come a volerci dire: "Per comandare bisogna saper parlare e, finché Bertie non saprà parlare, non potrà comandare".).
Una Pièce incentrata su un legame di amicizia che, alla fine, dopo due ore e mezzo di spettacolo, ci porta anche alla commozione.

Stefano Duranti Poccetti

Ultima modifica il Lunedì, 16 Settembre 2013 07:23

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