lunedì, 20 novembre, 2017
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DUE GENTILUOMINI DI VERONA (I) - regia Giorgio Sangati

"I due gentiluomini di Verona”, regia Giorgio Sangati "I due gentiluomini di Verona”, regia Giorgio Sangati

di William Shakespeare
versione italiana e regia di Giorgio Sangati
scene di Alberto Nonnato, luci di Cesare Agoni, costumi di Gianluca Sbicca
con Fausto Cabra, Ivan Alovisio, Camilla Semino Favro, Antonietta Bello,
Luciano Roman, Gabriele Falsetta, Paolo Giangrasso, Ivan Olivieri,
Giovanni Battista Storti, Chiara Stoppa, Alessandro Mor, Diego Facciotti
e con la partecipazione straordinaria di Charlie
assistente alla regia Valeria De Santis
produzione Ctb Centro Teatrale Bresciano, Teatro Stabile Del Veneto-Teatro Nazionale
al teatro Sociale, Brescia, 28 ottobre 2017, prima nazionale

www.Sipario.it, 2 novembre 2017

Ne I due gentiluomini di Verona di William Shakespeare c'è quella tendenza di ogni giovane scrittore di mettere nelle sue prime opere tutto lo scibile e il raccontabile, c'è nei Due gentiluomini una materia magmatica di racconto che sa di antico, che è sovrabbondante e che per tutta risposta il regista Giorgio Sangati traduce con pulita essenzialità scenografica. Una serie di pareti mobili definisce e muta lo spazio, costruendo una sorta di labirinto; le scene sono di Alberto Nonnato. Basta una scritta luminosa: Verona o Milano per indicare dove si svolge l'azione: un fuggir continuo dei due gentiluomini Proteo (Fausto Cabra) e Valentino (Ivan Alovisio), amici fraterni che si ritrovano rivali a causa dello stesso oggetto d'amore: la bella aristocratica Silvia (Antonietta Bello). Tutto ciò per buona pace di Giulia (Camilla Semino Favro) che si vede sottratta l'amato Valentino, ma che poi avrà l'ardire e la forza di andarselo a riprendere, travestita da uomo. Verrebbe da pensare che Valentino e Proteo siano l'io e l'es della medesima persona, sono speculari, gemelli, uniti da un'amicizia di sangue; Gianluca Bicca veste i due in maniera identica. Fausto Cabra e Ivan Aloviso sono uno il riflesso dell'altro, agitati, quasi spiritati, sudati ed eccitati in quel loro correr dietro le passioni, in quello sfidare le convenzioni, il fuggir di casa, il negare le promesse d'amore fino a rompere la loro amicizia. I due gentiluomini di Verona è la storia di un'ansia passionale che vede coinvolti tutti: dai due gentiluomini mossi da amore, agli interessi del duca di Milano che vorrebbe la figlia destinata ad un altro e più nobile partito. A questo si aggiungano gli amori fra i servi, imboscate improbabili in foreste alla Sherwood nel bel mezzo della Pianura Padana. Giorgio Sangati domina questa eccedenza di materia narrativa con piglio rispettoso della vicenda, affidandosi a una recitazione eccitata, a tratti caricata, ma necessaria per definire personaggi che in certi passaggi appaiono più come funzioni narrative che altro. E se la vicenda è destinata ad un ovvio quanto un po' macchinoso lieto fine, il gioco sottile che si scorge ne I due gentiluomini di Verona è quello di uno Shakespeare in nuce, è quello di offrire una sorta di centone giovanile che contiene in sé tutte le opere della maturità del bardo. Si avvertono eco da Romeo e Giulietta, il gioco del travestimento richiama la Dodicesima notte, l'agnizione nel bosco il Sogno di una notte di mezza estate. Solo per citare alcune suggestioni che regalano alcuni passaggi drammaturgici dei Due gentiluomini, di cui la regia di Sangati fornisce un'allusiva e mai banale sottolineatura, almeno così è parso a chi scrive. In tutto ciò a conquistare la simpatia del pubblico è il cane Charlie con tanto di gorgiera e come sempre in teatro, cani e bambini rischiano di avere la meglio sugli attori, almeno nel consenso emotivo che arriva dalla platea. Così è per Charlie che divide con il numeroso cast gli applausi finali per uno spettacolo giovane, ritmato ma con una tentazione alla tradizione del grande teatro borghese fatto del piacer di recitare, di gesti ampi e plateali.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Venerdì, 03 Novembre 2017 07:45

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