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CANZONE DI GIASONE E MEDEA (LA) - regia Elena Bucci

"La canzone di Giasone e Medea", regia Elena Bucci "La canzone di Giasone e Medea", regia Elena Bucci

da Euripide a Seneca
da Apollonio Rodio a Franz Grillparzer e Jean Anouilh
progetto ed elaborazione drammaturgica Elena Bucci e Marco Sgrosso
regia di Elena Bucci con la collaborazione di Marco Sgrosso
con Elena Bucci, Marco Sgrosso, Daniela Alfonso, Nicoletta Fabbri, Filippo Pagotto
disegno luci Loredana Oddone; drammaturgia sonora e cura suono Raffaele Bassetti
macchinismo Giovanni Macis ; costumi Elena Bucci e Marta Benini; maschere Stefano Perocco di Meduna
produzione Centro Teatrale Bresciano; collaborazione artistica Compagnia Le Belle Bandiere
al teatro Santa Chiara Mina Mezzadri, Brescia, il 13 aprile 2016

www.Sipario.it, 16 aprile 2016

Sullo sfondo si disegnano cinque figure, sono ombre che arrivano da lontano, che parlano di un mito, il mito di Giasone e Medea, ma non solo. L'inizio de Il canto di Giasone e Medea è anche un omaggio di straziante bellezza al teatro di Leo De Berardinis che Elena Bucci e Marco Sgrosso hanno dentro e che fanno emergere con tutto l'affetto nei confronti del loro maestro. E' questo un affetto che arriva a chi condivise quella stagione e ne apprezzò gli spettacoli. Ma è tutto Il canto di Giasone e Medea a richiamare il teatro di Leo e soprattutto la consapevolezza che il grande teatro, il teatro dei fondamentali cavalca i secoli e gli stili perché sa raccontare l'eterno e l'universale. Ed è quanto accade nel racconto del mito della regina della Colchide in cui le maschere e i movimenti 'rubati' alle danze balinesi parlano della ricerca di una tensione e di un'astrazione che attraversa l'intero allestimento, fatto di luce e di corpi che si muovono, di parole che prendono voce dietro le maschere e il cui suono e tono vengono in soccorso – spesso – della mimica facciale.
Ma a cosa si assiste partecipando a Il canto di Giasone e Medea? Si assiste al racconto: dell'amore di Medea per Giasone, dell'essere straniera della regina della Coclhide, della sete di potere che può di più dell'amore, della discendenza e di una madre che ammazza i suoi figli. Elena Bucci costruisce una intensa partitura drammaturgica intrecciando i testi di Euripide, Seneca, Apollonio Rodio per arrivare a Franz Grillparzer e Jean Anouilh. Ne esce un raccontare che delinea con precisione e sciolta narrazione le vicende del mito e al tempo stesso appare di una sconcertante modernità, annulla le coordinate della favola per farsi riflessione sull'amore di un uomo e una donna, sulla gelosia, sull'abbandono, sulla vendetta e su ciò che fa fare l'amore tradito, umiliato, offeso. Ciò che si dicono Giasone e Medea sul loro amore, sui figli, sulla – diremmo oggi – realizzazione maschile opposta all'amore totalizzante della donna appare a tratti di sconcertante attualità. Si ha l'impressione che a parlare non siano la figlia del sole e l'eroe greco, ma una coppia dei giorni nostri.
Fa venire le lacrime agli occhi il proposito di Medea di uccidere i suoi figli: la determinazione si accompagna al dolore di madre ed è uno strazio di poesia e di verità. Nel Canto di Giasone e Medea si fonde la riflessione sul mito, la condanna di Medea a essere straniera sempre, la regina barbara. Si avverte il conflitto fra le ragioni del cuore e quelle del profitto/convenienza/prestigio che allontaneranno Giasone da Medea e faranno scaturire la tragedia. Elena Bucci e Marco Sgrosso costruiscono un racconto di cui non si perde una sola parola, il cui respiro è poetico, partecipato e finemente costruito in quei movimenti antinaturalistici, in quello spazio delineato dal disegno luci di Loredana Oddone, nella tessitura sonora orchestrata da Raffaele Bassetti. A fare da commento e interlocutore di Giasone e Medea c'è il coro di bianco vestito composto da Daniela Alfonso, Nicoletta Fabbri e Filippo Pagotto, un coro di anime che preparano il rito funebre, figure fantasmatiche, clown ma anche Pulcinella di un teatrino delle maschere che sa di antico e che affonda le radici nella comune koiné mediterranea. Il canto di Giasone e Medea è potente, sa conquistare la platea. Nella replica a cui si è assistito la platea di studenti liceali si è fatta portare via... non una lucina di cellulare, non un bisbiglio tutti rapiti dal mito di Giasone e Medea che Bucci e Sgrosso consegnano agli spettatori con forte e poetico fare teatrale. Da vedere assolutamente.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Domenica, 17 Aprile 2016 08:06

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