domenica, 22 luglio, 2018
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CIVITOTI IN PRETURA (I) - regia Turi Giordano

"I civitoti in pretura", regia Turi Giordano "I civitoti in pretura", regia Turi Giordano

di Nino Martoglio
Regia di Turi Giordano
Interpreti: Guia Jelo, Riccardo M. Tarci, Plinio Milazzo, Fabio Costanzo,
Enrico Manna, Gianmarco Arcadipane, Salvo Scuderi, Enzo Trin,
Raniela Ragonese, Noemi Giambirtone, Elisabetta Alma, Margherita Papisca
Musiche: Gianni Bella. Scene: Jacopo Manni
Costumi: Sara Verrini. Luci: Sergio Noè
Produzione: Teatro della città- Catania

al Teatro Brancati di Catania, dall'11 al 28 gennaio 2018

www.Sipario.it, 26 gennaio 2018

Se Ercole Patti ci racconta una Sicilia sensuale a volte pure erotica, Nino Martoglio la ritrae nei suoi aspetti popolari, ruspanti, con uno scilinguagnolo colorito, ricco di storpiature, di nonsense e di errori di pronuncia cui sicuramente ha attinto Nino Frassica. E non è un caso che uno dei pochi spettacoli interpretati dal funambolico comico messinese è stato L'aria del continente, del geniale drammaturgo di Belpasso scomparso tragicamente nel 1921 a soli 51 anni, precipitando nella tromba dell'ascensore dell'Ospedale Vittorio Emanuele di Catania dove era andato a visitare il figlio malato. Uno dei primi lavori, I civitoti in pretura, (dove per civitoti s'intendono gli abitanti della Civita uno dei quartieri più popolari di Catania), interpretato pure dallo stesso Martoglio, "risale - come scrive Sarah Zappulla Muscarà nella sua prefazione a Tutto il Teatro di Martoglio edito da Newton- ad una ignorata «rappresentazione straordinaria» al Teatro Nazionale di Catania e costituisce l'incunabolo delle più tarde scene «satirichi-farsischi in un attu». Suggerimento non perseguito adesso da Turi Giordano nell'etneo Teatro Brancati che ha preferito metterlo in scena in due atti, forse per dare maggiore risalto ad una delle attrici più straordinarie catanesi che di nome fa Guia Jelo, qui nei panni della civitota Francesca Stònchiti detta Cicca, di professione lavandaia, che nella sua coloratissima e personalissima testimonianza in pretura, si esprime in un grammelot etneo, spesso incomprensibile ma dal grande effetto comico e farsesco, roteando sulla scena di Jacopo Manni come una trottola avvoltolata nei sui ampi abiti (quelli di Sara Verrini), cercando con i suoi occhietti luccicanti e penetranti come laser il consenso del pubblico che l'applaude volentieri. Il lavoro è un gioiellino di comicità e fa bene il direttore artistico del Brancati, Orazio Torrisi, a proporre testi dialettali della tradizione culturale siciliana, che consentono al pubblico di fargli compiere un tuffo nel passato e che solo andando a teatro recupera termini e vocaboli che altrimenti cadrebbero nel dimenticatoio. Eccola Cicca Stònchiti davanti ad un pretore piemontese di nome Testafina (Plinio Milazzo) che non capisce quando lei parla e che in certo modo viene illuminato, si fa per dire, da un cancelliere (Enrio Manna) che sintetizza alla meno peggio ciò che la donna ha blaterato per tutto il tempo. Il processo riguarda una rissa che ha coinvolto un malandrino del luogo, tale Masillara (Fabio Costanzo) truccato in modo da farlo somigliare al Mimì metallurgico di Giannini, accusato d'aver accoltellato il suo compaesano Frassinella. La Stònchiti parla di tutto tranne del crimine per paura di ritorsioni da parte dell'accusato, cercando d'insabbiare il fatto rusticano. Stessa cosa farà Minica 'a Ciolla di Raniela Ragonese e la guardia di questura Messer Rapa (Riccardo M. Tarci anche nei panni, all'inizio, di Martoglio, fondatore tra l'altro del settimanale umoristico e satirico Dartagnan e autore del libro di poesie in vernacolo la Centona) onesta figura in divisa che ingarbuglia ancora di più il fattaccio. Il risultato alla fine è che l'accusato se ne andrà libero per i fatti suoi. Turi Giordano stavolta, forse per amore d'un "verismo" tutto etneo, ha esagerato un po' nel caratterizzare alcuni personaggi che esistono in altri lavori di Martoglio, diventati vere maschere, riferito i particolare alle quattro colorite civitote (la Ragonese con la figlia Cuncetta (Noemi Giambirtone), Tidda 'Ntrichiti 'Ntrichiti di Elisabetta Alma e Violanti Sparapaulo di Margherita Papisca) che bisticciano, curtigghiunu (fanno gossip), sbraitano, urlano e gareggiano quasi a chi di loro riesca a strappare più risate e applausi del pubblico, andando poi a sistemarsi in tribuna come finte spettatrici. Ai già citati s'aggiungono l'uscire Scarabeo (Salvo Scuderi) con benda nera all'occhio, l'avvocato difensore Pappalucerna (Enzo Tringale), che si disinteressa del processo leggendo un giornale e il pubblico ministero Bomba (Gianmarcoo Arcadipane).

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 27 Gennaio 2018 08:14

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