sabato, 19 agosto, 2017
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COME UN GRANELLO DI SABBIA, GIUSEPPE GULOTTA, STORIA DI UN INNOCENTE - testo e regia Salvatore Arena e Massimo Barilla

"Come un granello di sabbia - Giuseppe Gulotta, storia di un innocente", testo e regia Salvatore Arena e Massimo Barilla "Come un granello di sabbia - Giuseppe Gulotta, storia di un innocente", testo e regia Salvatore Arena e Massimo Barilla

testo e regia di  Salvatore Arena e Massimo Barilla
con Salvatore Arena
scene Aldo Zucco
musiche originali Luigi Polimeni
disegno luci Stefano Barbagallo
equipe tecnica di scenografia Antonino Alessi, Grazia Bono, Caterina Morano
assistente alla regia Ylenia Zindato
consulenza storica Giuseppe Gulotta e Nicola Biondo
autori del libro "Alkamar – la mia vita in carcere da innocente" (ed. Chiarelettere)
una co-produzione MANA CHUMA TEATRO / FONDAZIONE HORCYNUS ORCA /HORCYNUS FESTIVAL '15
in collaborazione con La.P.E.C. E GIUSTO PROCESSO
con il sostegno di Provincia di Reggio Calabria, Comune di Reggio Calabria, Comune di Bova
Sala Laudamo di Messina dal 27 maggio all'1 giugno 2017

www.Sipario.it, 28 maggio 2017

Passare dalla felicità più piena d'avere a 18 anni una vespa fiammante all'oscurità più terribile d'una cella e trascorrere senza colpa 22 anni in galera. Questo è successo a Giuseppe Gulotta giovane muratore con una vita scintillante davanti a lui quando di sera viene arrestato e costretto a confessare l'assassinio di due carabinieri (il diciannovenne Carmine Apuzzo e l'appuntato Salvatore Falcetta) avvenuto il 27 gennaio 1976 ad Alcamo Marina (TP) nella casermetta "Alkamar" della stazione dei CC della località turistica. È una storia terribile dai risvolti kafkiani quella che racconta Salvatore Arena nella sala Laudamo di Messina, autore del testo e della regia assieme a Massimo Barillà, sfoderando una grinta che gli è congeniale in un monologo dagli infiniti toni vocali, avendo soltanto sulla scena di Aldo Zucco una sorta di doppio sgabello e uno sportellino simile a quello che si rinviene sulle porte delle patrie galere quando un secondino aprendolo vuol vedere cosa succede dentro la cella, che qui però non viene mai utilizzato allo scopo. Le ottime luci di Stefano Barbagallo e le musiche thriller di Luigi Polimeni scandiscono i momenti antecedenti al pasticciaccio. Sono dei flashback che chiariscono la vita normale d'un ragazzo che assieme ad altri tre suoi amici (Giovanni, Vincenzo, Gaetano) diventano i capri espiatori d'un fatto di sangue dai risvolti inquietanti, in cui si vogliono coprire strutture e personaggi segreti, intorno ai quali si sono fatte varie congetture. All'inizio vennero sospettate le Brigate Rosse, poi si parlò di delitto di mafia e di terrorismo, si disse pure che il duplice crimine poteva essere collegato al traffico di armi. Sulle stranezze dell'indagine indagò privatamente anche Peppino Impastato, l'attivista e giornalista ucciso dalla mafia nel 1978 e Walter Veltroni, membro a quel tempo della Commissione Parlamentare Antimafia, sostenne che dietro la strage di Alcamo Marina poteva esserci lo zampino dell'organizzazione paramilitare clandestina italiana "Gladio". Pure la Rai nel 2007 con la trasmissione di Carlo Lucarelli Blu notte- Misteri italiani si occupò di quei fatti sanguinosi inserendoli nell'ambito della strategia della tensione degli anni'70, ipotizzando un patto tra mafia ed eversione di destra. Fatto sta che quel povero ragazzo di 18 anni, quasi come il Josef K de Il processo di Kafka entrò in galera, fu torturato a sangue e gli fecero confessare un delitto mai commesso, facendolo sentire Come un granello di sabbia (titolo dello spettacolo) Giuseppe Gulotta, storia di un innocente (sottotitolo). Non si dà pace Gulotta/Arena costretto a vivere da innocente in una cella dove gli manca l'aria, quell'aria che gli sbatteva in faccia e sul petto quando correva con la sua nuova moto caricando sul sellino posteriore amici e parenti. Non sfugge ad Arena quell'altro episodio che vide al centro dei fatti un carrozziere di Partinico, Giuseppe Vesco, un testimone importante per la liberazione di quei quattro giovani, torturato in seguito anche lui con l'elettroshock per estorcergli una confessione e che fu trovato misteriosamente impiccato nella sua cella sebbene avesse una sola mano. Un calvario durato 36 anni fino all'ultimo processo di revisione (il decimo d'una lunga serie), ostinatamente cercato e ottenuto, grazie all'avvocato Baldassarre Lauria, durante il quale la Corte d'Appello di Reggio Calabria il 13 febbraio 2012 ha assolto con formula piena Giuseppe Gulotta, il quale dovrà ringraziare, in particolare, il brigadiere Olino che con molto ritardo (chissà perché?) ha dichiarato ai giudici del tribunale di Trapani che Gulotta e compagni non c'entravano nulla con quell'eccidio e che le loro confessioni erano state estorte con violenze terribili. Uno spettacolo vibrante, ricco di tensione e di suspence, per merito chiaramente d'un bravo Salvatore Arena, che per 70 minuti ha fatto viaggiare sulla lama d'un rasoio gli spettatori della Laudamo. P.S.: La strage è tuttora un mistero irrisolto.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Domenica, 04 Giugno 2017 14:12

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