domenica, 28 maggio, 2017
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CAVALIERE PEDAGNA (IL) - regia Giuseppe Romani

Tuccio Musumeci e Guia Jelo in "Il cavaliere Pedagna", regia Giuseppe Romani Tuccio Musumeci e Guia Jelo in "Il cavaliere Pedagna", regia Giuseppe Romani

di Luigi Capuana

con Tuccio Musumeci, Miko Magistro e Guia Jelo

e con Evelyn Famà, Turi Giordano, Maria Rita Sgarlato, Riccardo Maria Tarci, Cristian Cozzo e Guia Buccheri

regia Giuseppe Romani

scene Giuseppe Andolfo

costumi Sorelle Rinaldi

musiche Pippo Russo

luci Sergio Noè

al Teatro Brancati di Catania dall'11 al 28 maggio 2017

www.Sipario.it, 17 maggio 2017

Luigi Capuana scrive la commedia Il cavaliere Pedagna nel 1903 del secolo scorso, quando si trova in vacanza al Grand Hotel des Bains di Acireale, per l'attore Ermete Novelli che non ebbe modo di metterla in scena. L'anno successivo lo stesso Capuana la traduce in dialetto siciliano per Giovanni Grasso che la rappresenta con successo al Teatro Adriano di Roma. Da quell'anno il divertente lavoro, che odora dei fasti parigini della Belle Epoque e che influenzò non poco Nino Martoglio (basti accennare a L'aria del continente) e tanti altri drammaturghi compreso Pirandello, appare spesso nei programmi dei teatri pubblici e privati della Sicilia. È il caso del Teatro Brancati di Catania che chiude una felice stagione proprio con Il cavaliere Pedagna, diretta in modo eccellente da Giuseppe Romani e interpretata da un cast superlativo di attori, il meglio che il teatro etneo può offrire oggi, quali possono essere Tuccio Musumeci, Guia Jelo, Turi Giordano e Miko Magistro. Quest'ultimo nel ruolo del titolo, con movenze e posture che ricordano Turi Ferro, è un ricco gentiluomo stimato, rispettato, riverito più di quanto effettivamente lo meriti, per il modo come continui ad ignorare la figlia Lia (una Maria Rita Sgarlato da libro Cuore), adesso vedova con due figli, rea d'essere fuggita dieci anni prima con uno studente nullatenente, e per il modo, quasi malavitoso con cui mette a posto i suoi nemici o presunti tali. L'esempio più chiaro è quando fa bastonare in modo serio da un mafioso snob dai baffi alla Dalì (Riccardo Maria Tarci) l'impresario della sua bella canzonettista Elsa Moro, frivolo ed elegante personaggio quello interpretato con cura e piccoli particolari da Evelyn Famà, di cui è innamorato, solo perché ha affisso un cartello in cui si proibiva di entrare nei camerini del teatro. La commedia in tre atti si svolge nel caldo salotto dai colori verdi e ocra del Pedagna (la scena di Giuseppe Andolfo è ricca di quadri e foto e tre porte, due sul fondo una di lato) mentre i costumi prima-metà-novecento sono delle Sorelle Rinaldi. La casa del cavaliere è pure il regno della cameriera Donna Mara che Guia Jelo, dall'incredibile mimica facciale supportata da capelli stirati e annodati in toupet, calpesta a piccoli e veloci passi, chiusa nel suo lungo abito tipo tonaca nera, parteggiando chiaramente per quella figlia di nessuno con prole, unitamente al notaio Scafiti di Tuccio Musumeci sempre in stato di grazia e al rassicurante prete Balata di Turi Giordano compare del Pedagna che fanno di tutto per far riappacificare padre e figlia. Il cavaliere da canto suo per quanto perso e sperduto negli abiti rosa e bordeaux di quella chanteuse, destinataria fra l'altro spesso di regalini d'oreficeria, non è poi così stupido perché, sempre con l'apporto di quel dandy malavitoso, riesce a controllare i suoi movimenti, dove va, chi frequenta, capire la vacuità di quella leggera e svolazzante donna al punto da scacciarla per sempre. Infine con un colpo di furbizia propiziato da quella cameriera che farà sedere in un canto del salotto i due bambini, faranno commuovere l'animo del cavaliere che si riappacificherà definitivamente con la figlia.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Venerdì, 19 Maggio 2017 13:53

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