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BONNES (LES) - regia Giuseppe Marini

Les bonnes Les bonnes Regia Giuseppe Marini

di Jean Genet
traduzione Franco Quadri
regia Giuseppe Marini
scene Alessandro Chiti, costumi Gianluca Falaschi, musiche Marco Podda
disegno luci Gigi Ascione
con Franca Valeri, Annamaria Guarnieri, Patrizia Zappa Mulas
Roma, Teatro della Cometa, dal 6 al 25 gennaio 2009

Il Messaggero, 10 gennaio 2009
"Les bonnes" di Genet, il potere dell'odio con atroce ironia

Un testo "nero" e, come tutta la drammaturgia di Jean Genet, ancora duttile, aperto, disposto a qualsiasi interpretazione. Les bonnes (1947) è dramma che divide gli umani in due schiere incomunicabili, i salvati e i dannati. Trae materia da un fatto di cronaca degli anni Trenta, l'omicidio commesso da due serve ai danni della padrona. Giuseppe Marini lo ha raccolto, ha assaporato le tinte fosche cui non dispiace trasformarsi in sarcasmo, ironia, macabro umorismo, e ne ha fatto spettacolo per Franca Valeri, Annamaria Guarnieri, Patrizia Zappa Mulas. In scena all'Argentina lo scorso anno ed ora alla Cometa (fino al 25 gennaio), somma una serie di sapienze che, delle cameriere e della loro Signora, amata-odiata-imitata-cannibalizzata in senso reale e metaforico, tutto rappresentano in forma d'incubo ovattato, di miraggio feroce. Le attrici/serve, "brutte" e abbrutite, chine da troppi anni sul lavoro, rendono palpabile, turbando lo spettatore-voyeur, la tara della frustrazione. Genet ha messo, nei ruoli, dei pugnali a doppia lama: da una parte la sofferenza remota di un'avvenenza giovanile poi disseccata dallo zitellaggio; dall'altra l'astio per chi, regina e carnefice, autorizza e sostanzia la ritorsione delittuosa. E' una caratteristica tematica dello scrittore, questa ricerca dell'alibi (alibi da considerare tale, senza mai trasformarlo in giustificazione). Valeri e Guarnieri, Solange e Claire sotto le parrucche candide, sanno essere amorali in un contesto che pare rubato a un film di Léconte o di Chabrol. Patrizia Zappa Mulas irrompe negli atroci equilibri del loro pensiero con gli status symbols che le competono nel ruolo, rutilante, specchiata, frivola, vagheggina: lo stereotipo della Madame. Autorizza il montare dell'odio, le subdole demolizioni, l'aspro confronto sociale, il tentativo di addossare preventivamente a un uomo, l'amante di lei, la Colpa, qualsiasi essa sia. Fino al reale autoannientamento delle "assassine". Ritratto di donne. Grande prova d'attrici. Raffinata regia. Scabra, funzionalissima traduzione di Franco Quadri.

Rita Sala

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2013 06:42

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