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BEATRICI (LE) - regia Stefano Benni

Le Beatrici Le Beatrici Regia Stefano Benni

di Stefano Benni
Regia di Stefano Benni e Collettivo Beatrici
Luci di Paolo Meglio. Suono di Francesco Bala
Con Valentina Chico, Elisa Marinoni, Alice Redini, Gisella Szaniszlò, Valentina Virando
Prod.: Bis Tremila in collaboraz.con Bottega Rosenguild con il sostegno del Teatro Excelsior di Reggello
Spoleto55 Festival dei due Mondi.- Chiostro San Nicolò dal 30 giugno al 14 luglio 2012

www.Sipario.it, 15 luglio 2012

Cinque ragazze giungono di corsa sul palcoscenico all'aperto del Chiostro di San Nicolò. Hanno tutte un cappellino buffo e recano in mano un'infinità di oggetti, compresi una chitarrina e un minuscolo pianoforte che due di loro strimpellano alla meglio. Sono simpatiche, spigliate, carine, si esprimo in uno slang colorito e raccontano a turno chi sono, da dove giungono, cosa passa loro per la testa, come vivono la vita di tutti giorni, i rapporti con i loro coetanei, senza pudore né timidezza. Le parole mai banali del testo sono di quel fanciullone che risponde al nome di Stefano Benni e fa sempre una certa impressione come questo arguto poeta del nostro tempo riesca con acume e intelligenza a scavare nell'animo delle giovani e meno giovani. Beatrice (Gisella Szaniszlò) si diverte a predire il futuro con le carte, cerca di interagire col pubblico, si esprime in fiorentino e per via del suo nome fa sempre riferimento a quella siluette angelicata, immortalata da Dante non solo nei suoi sonetti, e racconta che amici e parenti la prendono in giro lì dove a quel " tanto gentile e tanto onesta" fanno seguire quel "pare" (che viene subito dopo) con accenti e virgole come se non lo fosse affatto. La mocciosa Alice Redini, incarna quelle ragazze romane che si esprimono con le vocali aperte e mostrano la propria superiorità solo perché inforcano un paio d'occhialoni rosa e si muovono in sella su moto rombanti. Arriva poi la manager d'una industria del Nord (Elisa Marinoni), una di quelle donne "faccio tutto mi", che partite dal basso riescono a risolvere con una telefonata o una raccomandazione qualunque problema, anche quello grave degli esuberi: per esempio, eliminando e/o facendo scomparire nel nulla sino il 30% degli operai. Adesso si esibisce la monaca infoiata Valentina Virando, sbucata fuori quasi da quel film di Russel, I diavoli di Ludun, che ha in testa solo il pensiero come farsi sbattere nei modi più strani dal primo che passa, e in mancanza, come poter utilizzare al meglio i grossi ceri che stazionano in chiesa, coinvolgendo nella sua performance anche le altre quattro colleghe che la emulano senza problemi. Siede su una sedia per ultima l'attraente Valentina Chico che racconta ad un pubblico ammutolito le sue pene d'amore e il suo status esistenziale giunto ad un'attesa che le stravolgerà la vita. Infine in chiusura le cinque brave ed esuberanti protagoniste avranno il tempo di schierarsi in fila sul proscenio e concludere uno spettacolo gradevole, divertente, graffiando e ironizzando ancora sulla propria immagine femminile.-

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Venerdì, 09 Agosto 2013 06:51

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