lunedì, 17 giugno, 2019
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BAFFI DI ANGELICA (I) - regia Federico Bonelli

Rosaria Sfragara in "I baffi di Angelica", regia Federico Bonelli Rosaria Sfragara in "I baffi di Angelica", regia Federico Bonelli

di Mosè Previti
Interprete: Rosaria Sfragara
Musiche: Jans(Ko) Visser
Regia: Federico Bonelli
Produzione: Magazzini del Sale
ai Magazzini del Sale Teatro dei Naviganti di Messina dal 27 al 28 aprile 2019

www.Sipario.it, 3 maggio 2019

I baffi di Angelica, opera prima di Mosè Previti, riecheggia nell'aere come Le mammelle di Tiresia di Apollinaire, Ceci n'est pas une pipe di Magritte in un saggio di Michel Foucault o Il desiderio preso per la coda di Picasso. Un modo per giocare con le parole, tanto caro a Georges Perec, fare entrare il lettore/spettatore in un mondo magico e surreale in cui può solo dire "mi diverto pensando". E se Tiresia dopo aver ucciso una serpe viene trasformato da Zeus in una donna vivendo in questo stato per sette anni, la pipa disegnata da Magritte non è reale perché impressa solo su un foglio di carta, mentre il desiderio picassiano è un devoto omaggio all'Ubu roi di Jarry e alle sue stilizzazioni in chiave grottesca e I baffi di Angelica fanno pensare all'Orlando furioso di Ariosto e all'Angelica maliarda, intrigante, frigida, perfida dell'Orlando innamorato del Boiardo che per primo la ricava dalla poesia cavalleresca facendola arrivare in Francia dal lontano Cataio col proposito di sobillare i paladini di Carlo Magno e il mondo della Cristianità. È un'Angelica quella di Previti, nella messinscena di Federico Bonelli nei Magazzini del Sale del Teatro dei Naviganti di Messina, più vicina al mondo dell'Opera dei Pupi e a differenza del titolo la bionda Rosaria Sfragara in pantaloni e corpetto scollato di pelle nera, quasi un'amazzone senza corazza, non ha i baffi, dice solo di averli perché è una paladina, un pupo senza fili, libera di fare quello che le pare e di amare chi vuole, senza mai assumere le posture d'un pupo legnoso. All'inizio se ne sta seduta tra due file di spettatori con un coltello in mano, come poteva avvenire in certi spettacoli di Barba o Grotowski, dopo che il figurante-musicista Jans(Ko) Visser, (che più avanti martorizzerà con suoni atonali una vecchia chitarra battendoci sopra dei piattini di rame) ha finito d'agghindare il fondo scena con un rotolo di carta, a guisa di lavagna, disegnandovi sopra una cappella mortuaria, una nave su un mare con pesci e una figura con gli occhiali, accanto ad un elmo di foggia greca, circoscrivendo poi lo spazio rettangolare con farina e semi scuri e consegnando ad uno spettatore un messaggio che ad un suo cenno dovrà leggere. Angelica è una guerriera che vuole solo combattere, non vuole rassegnarsi ad essere congedata. Dovrà farlo tuttavia dopo la lettura di quel messaggio da parte di re Carlo che le dice che il suo servizio militare è finito e che adesso potrà divertirsi come le aggrada, lontano da Orlando e Rinaldo, definiti da lei due caproni arroganti che non ha mai sopportato né in teatro né nella vita e pure due imbecilli che dovranno perdere ogni virilità di uomo e di guerriero. Si sente persa Angelica, una cosa morta, chiusa nel suo castello dove nessuno potrà più applaudirla. Un mito che verrà dimenticato e di cui si parlerà solo dei suoi baffi. Definitivamente ignorata obliata e vinta. Pensa pure per ultimo che a Carlo Magno siano finiti i soldi per continuare la guerra contro i Mori e che deve essere stato questo il motivo che lo hanno spinto a licenziare lei e le sue truppe. Adesso è in grado di prestargli tutto il denaro che serve per far combattere a sue spese l'intera armata di Francia. Poi si ravvede perché non è questo il motivo, viste le riserve auree caricate sulla carrozza del tesoro. Si sente sola Angelica. Se la prende con sé stessa e con tutti quegli uomini mediocri vili imbambolati che hanno invidiato la sua forza e il suo amore per Re Carlo diventato ormai solo un cane vile. Il Teatro dei pupi s'innesta con la vita di Angelica che perderà la battaglia decisiva lontano dal puparo e dal palcoscenico. Arte e vita s'intrecciano e il monologo in versi di Previti ha il sapore d'una riflessione sull'uomo di oggi, sul potere, sulle donne impegnate su vari fronti e su una solidarietà che vacilla sempre più nella nostra società contemporanea.
È giusto ricordare che I baffi di Angelica è nato tra un gruppo di artisti partecipanti alla IV edizione del workshop internazionale "Trasfomatorio", tenutasi nell'aprile del 2018 a Giampilieri, il cui laboratorio, ideato da Federico Bonelli, ha coinvolto 35 artisti provenienti da 15 paesi che hanno donato numerose opere d'arte nel borgo messinese, oltre ad aver attivato una rete internazionale di collaborazioni artistiche che ha in Messina il suo naturale baricentro.

Gigi Giacobbe

Ultima modifica il Sabato, 04 Maggio 2019 06:02

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