lunedì, 15 ottobre, 2018
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BARUFFE CHIOZZOTTE (LE) - regia Paolo Valerio

"Le baruffe chiozzotte", regia Paolo Valerio. Foto Claudio Martinelli "Le baruffe chiozzotte", regia Paolo Valerio. Foto Claudio Martinelli

di Carlo Goldoni
Personaggi e interpreti:
Paron Toni, Giancarlo Previati
Madonna Pasqua, Michela Martini
Lucietta, Marta Richeldi
Titta Nane, Francesco Wolf
Beppo, Riccardo Gamba
Paron Fortunato, Valerio Mazzuccato
Madonna Libera, Stefania Felicioli
Orsetta, Francesca Botti
Checca, Margherita Mannino
Paron Vicenzo, Leonardo De Colle
Toffolo, Luca Altavilla
Cogitore, Piergiorgio Fasolo
Comandatore-Canocchia, Vincenzo Tosetto

Regia di Paolo Valerio
Consulenza storico drammaturgica, Piermario Vescovo
Movimenti di scena, Monica Codena
Scene, Antonio Panzuto
Costumi, Stefano Nicolao
Musiche, Antonio Di Pofi
Luci, Enrico Berardi
Produzione, Teatro stabile del Veneto – Teatro Nazionale
Teatro Comunale Luigi Russolo di Portogruaro (VE), 15 dicembre 2017

www.Sipario.it, 20 dicembre 2017

Le baruffe chiozzotte, pièce andata in scena per la prima volta a Venezia nel gennaio 1762, è una delle opere corali e dialettali di Goldoni in cui l'autore ritrae con simpatia e viva partecipazione il popolo, in questo caso rappresentato dagli indigenti pescatori della città di Chioggia, colti nella loro vita quotidiana fatta di fatica, ansie, pettegolezzi, litigi, riappacificazioni e, naturalmente, schermaglie amorose che non possono che concludersi col lieto fine di ben tre matrimoni. Poco prima di stabilirsi definitivamente in Francia, Goldoni, all'età di 55 anni, rievoca in questa pièce i tempi della giovinezza in cui, prima di dedicare la propria esistenza al teatro, proprio a Chioggia era stato impiegato come aggiunto del Coadiutore alla Cancelleria Criminale (una sorta di odierna Pretura). Nel personaggio autobiografico del piccolo borghese Isidoro, incaricato del procedimento legale conseguente alla querela del battelliere Toffolo ai danni dei pescatori Beppo e Titta Nane, ma in realtà impegnato a dirimere fuori dall'ufficio le liti tra i popolani delle famiglie di Paron Toni e Paron Fortunato, è palpabile l'attrazione dell'autore per la semplicità del popolo minuto e l'indulgenza per le sue intemperanze.
La fortuna scenica, così come la scarsa attenzione e considerazione critica riservata alle Baruffe, non hanno giovato alla piena comprensione e valorizzazione di questa pièce che, salvo alcune eccezioni (le storiche messinscene novecentesche di Renato Simoni e Giorgio Strehler, per citarne solo alcune), ha sofferto spesso di trattamenti stereotipati in chiave riduttivamente farsesca o di bozzettismo manieristico. Anche l'idioma chioggiotto rielaborato da Goldoni, che non aveva impedito a Goethe e a Wagner di apprezzare l'opera vista nei teatri veneziani, è sempre stato un limite alla ricezione della pièce non solo fuori d'Italia ma anche del Veneto.
L'attenta osservazione della condizioni di vita sociale e lo studio dei caratteri che il realista Goldoni applica in questo caso alla rappresentazione della collettività degli umili rende la vicenda e i personaggi delle Baruffe uno spaccato di vita colta nel suo autentico e spontaneo esprimersi e dispiegarsi in forma sia comica che drammatica. La regia di Paolo Valerio, pur non trascurando il substrato psicologico e sociale dei personaggi, ha puntato, più che sullo scavo realistico, sulla ricerca di una teatralità all'insegna della leggerezza e della raffinatezza formale. Perlopiù al centro di una scena spoglia in cui alle abitazioni dei poveri pescatori tradizionalmente disposte ai due lati del palco si sono sostitute due strette pedane lignee, con fondale e quinte costituiti da lenzuoli bianchi che si sono colorati di tenui tinte arancioni, azzurre o viola, si sono mossi i personaggi nei costumi di Stefano Nicolao, popolareschi ma dai colori sfumati in accordo con la morbidezza dell'illuminazione complessiva, riecheggiando nelle loro movenze i ritmi del pizzicato dei siparietti musicali di Antonio Di Pofi, quando non hanno eseguito addirittura una sorta di balletto, come nelle scene delle liti di gruppo delle donne. Se da un lato quindi la tendenziale nudità della scena (occupata ogni tanto da un tavolo, qualche sedia e poltrona) ha dato ampio spazio alle dinamiche interpersonali dei personaggi valorizzando nella recitazione i sottili trapassi dal comico al drammatico (e viceversa), d'altro canto la stilizzazione registica ha fatto sì che la mossa fisicità di uomini e donne del popolo sia risultata in qualche modo scarnificata e la loro verità umana sia stata traslata su un piano di anomalo "straniamento" estetizzante.
Gli attori hanno dato un'ottima prova di recitazione "di complesso", nitida e precisa nella resa delle scansioni ritmiche dell'azione. Giancarlo Previati nella parte di Paron Toni è stato un pescatore reso saggio dalla dura esperienza lavorativa e un capofamiglia affettuoso ma all'occorrenza non privo di polso. Madonna Pasqua, moglie di Padron Toni, è stata raffigurata da Michela Martini come una madre amorevole ma ferma nei confronti della Figlia Lucietta; una donna del popolo verace, di buon senso, comprensiva, combattiva, autocosciente. La Lucietta di Marta Richeldi è stata una giovane orgogliosa e sfrontata, passionale e, in fondo, bisognosa d'affetto. Il suo giovane promesso, Titta Nane, è stato ritratto da Francesco Wolf come un giovanotto impetuoso e innamorato ma sentimentalmente fragile che ha lasciato trasparire qualche tratto di immaturità emotiva. Di Beppo, fratello di Lucietta, Riccardo Gamba ha accentuato i tratti di semplicità di carattere e impulsività. Valerio Mazzuccato ha reso con tesa icasticità il personaggio di Paron Fortunato riuscendo a veicolare attraverso l'effetto comico del difetto di pronuncia la bonomia di fondo del carattere; di sua moglie Madonna Libera, Stefania Felicioli ha fatto ben percepire, dietro il piglio deciso e sfrontato della popolana, l'indole buona. La Orsetta di Francesca Botti, sorella di Madonna Libera, ha mostrato un carattere poco arrendevole ma capace di accenti di tenerezza nei confronti del fidanzato Beppo. La Checca di Margherita Mannino, sorella più giovane di Orsetta e, per il breve tempo della commedia, rivale d'amore di Lucietta alla quale contende vanamente il cuore di Titta Nane, è apparsa ragazza ingenua e inesperta ma dotata di spirito d'iniziativa e senso pratico. Toffolo, il battelliere a cui si unisce al termine della vicenda, è stato efficacemente rappresentato da Luca Altavilla, come un giovane dai tratti ancora adolescenziali, ragazzaccio un po' spaccone e velleitario (è lui a suscitare la gelosia di Titta Nane e di Beppo per essersi intrattenuto sulla strada con le donne intente al lavoro di merletto) ma tutto sommato bonaccione e alla ricerca di un riconoscimento all'interno della comunità dei pescatori. In questo senso il Paron Vicenzo di Leonardo De Colle, è apparso invece un personaggio che si è lasciato alle spalle la precedente identità di pescatore (essendo egli divenuto un intermediario che procura la merce ai venditori di pesce), e votato alla ricomposizione dei conflitti tra i litiganti, con modalità che a volte hanno teso più all'imposizione autoritaria (soprattutto nei confronti di Toffolo) che alla solidarietà amicale. Il Cogitore di Piergiorgio Fasolo è stato un funzionario disinvolto e comprensivo ma piuttosto distaccato nei confronti del popolo che si impegna concretamente ad aiutare, quasi che la differenza di classe fosse un ostacolo aprioristicamente non colmabile da alcun atteggiamento volontaristico. Vincenzo Tosetto, dopo un rapido passaggio sulla scena nei panni del venditore di zucca Canocchia, ha dato del personaggio del Comandatore, anziano messo della Cancelleria criminale, un'efficace raffigurazione in cui il gioco mimico di alternanza tra accelerazione e decelerazione nel movimento delle gambe, ha trovato un corrispettivo nel contrappunto tra fragilità senile e minacciosità del pubblico ufficiale.

Lorenzo Mucci

Ultima modifica il Giovedì, 21 Dicembre 2017 10:31

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