lunedì, 25 giugno, 2018
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ARANCIA MECCANICA - regia Gabriele Russo

"Arancia meccanica", regia Gabriele Russo "Arancia meccanica", regia Gabriele Russo

di Anthony Burgess
regia: Gabriele Russo
con Daniele Russo (Alex), Sebastiano Gavasso (Dim), Alessio Piazza (Georgie), Alfredo Angelici (Barbone, Dott. Brodsky, Padre Alex), Martina Galletta (Moglie Alexander, Adolf, Joe), Paola Sambo (Deltoid, Ministro, Madre Alex), Bruno Tramice (Alexander, Anziana signora, Cappellano)
musiche: Morgan
scene: Roberto Crea
costumi: Chiara Aversano
luci: Salvatore Palladino
produzione: Fondazione Teatro di Napoli
Milano, Teatro Carcano dal 13 al 24 aprile 2016

www.Sipario.it, 18 aprile 2016

Suscitare il rifiuto del male attraverso un racconto particolareggiato, parossistico ed esasperato del medesimo fino al piacere morboso provato nel praticarlo come fine a se stesso: questo l'intento di Anthony Burgess, pseudonimo di John Burgess Wilson (Manchester 1917 – Londra 1993), tra i più importanti scrittori inglesi del '900, quando nel 1962, ispirandosi anche a un doloroso episodio autobiografico, ha scritto Arancia meccanica (A Clockwork Orange, letteralmente Un'arancia a orologeria), romanzo distopico (da distopia cioè utopia negativa), politico-sociologico e fantascientifico in cui rappresenta una società negativa del futuro, invivibile per esservi i mali di oggi enfatizzati al massimo e connotata da una gioventù che ha come bandiera una violenza scatenata, irrefrenabile e licenziosa tanto da risultare terrificante.

Stanley Kubrick (New York 1928 – St. Albans 1999), regista, sceneggiatore e produttore cinematografico naturalizzato britannico, nel 1971 ne trae un film celeberrimo che ha dato fama mondiale al romanzo e poi una versione teatrale. Altre ne sono seguite in vari Paesi soprattutto di lingua inglese.

Oggi, l'interessante adattamento diretto da Gabriele Russo riesce a essere icastico e incisivo non solo per la professionalità degli attori che si prodigano con notevole élan vital, ma anche grazie a una scenografia spoglia, essenziale e minimale fatta di scatole sceniche movibili, luoghi senza tempo che rappresentano i vari ambienti in cui si sviluppa l'azione.

Una sorta di sogno si dipana dagli atti violenti e malvagi (rappresentati al rallentatore) compiuti da Alex, che li racconta come incubi nati da una strana mescolanza di primordiali ed eccentrici istinti, di asocialità e di una sensibilità musicale molto spiccata, e dai Drughi (la sua gang) - tutti schiavi di stupefacenti assunti tramite il latte, una delle bevande più naturali al mondo - fino alla reclusione di Alex e agli effetti della cura psicologica associata a farmaci cui accetta di essere sottoposto per riguadagnare la 'libertà'.

Uno degli impegni più difficili di tale lavoro teatrale è stato rendere comprensibile il linguaggio Nadsat, slang artificiale con radice inglese e influenze russe - inventato dal poliedrico Burgess, anche glottoteta: una lingua simbolica che si confà agli attori-automi che compiono i loro strani movimenti al suono di un Beethoven ossessivo, penetrante e grave in chiave rock-pop.

Arancia Meccanica si rivela metafora apologetica di ieri e monito per l'oggi e il domani con interrogativi sulla libertà di scelta.

Da ultimo resta l'annoso dubbio se spettacoli del genere dominati da una violenza da incubo abbiano un valore catartico o non inducano a moltiplicarla.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Martedì, 19 Aprile 2016 03:30

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