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ARLECCHINO SERVITORE DI DUE PADRONI - regia Giorgio Strehler

"Arlecchino servitore di due padroni", regia Giorgio Strehler. Foto Diego Ciminaghi "Arlecchino servitore di due padroni", regia Giorgio Strehler. Foto Diego Ciminaghi

di Carlo Goldoni
regia Giorgio Strehler
messa in scena da Ferruccio Soleri con la collaborazione di Stefano de Luca
con
Pantalone de'Bisognosi Giorgio Bongiovanni
Clarice, sua figlia Giulia Valenti
il Dottor Lombardi Tommaso Minniti
Silvio, di lui figliolo Stefano Onofri
Beatrice, torinese in abito da uomo sotto il nome di Federigo Rasponi Annamaria Rossano
Florindo Aretusi, di lei amante Sergio Leone
Brighella, locandiere Enrico Bonavera
Smeraldina, cameriera di Clarice Alessandra Gigli
Arlecchino, servitore di Beatrice, poi di Florindo Ferruccio Soleri
un cameriere della locanda, un facchino Francesco Maria Cordella
camerieri Fabrizio Martorelli, Davide Gasparro
suggeritore Stefano Guizzi
suonatori Gianni Bobbio, Francesco Mazzoleni, Valerio Panzolato, Elisabetta Pasquinelli, Celio Regoli
scene Ezio Frigerio
costumi Franca Squarciapino
luci Gerardo Modica
musiche Fiorenzo Carpi
movimenti mimici Marise Flach
maschere Amleto e Donato Sartori
produzione Produzione Piccolo Teatro di Milano - Teatro d'Europa
Milano, Piccolo Teatro Studio Melato dal 6 maggio al 7 giugno 2015

www.Sipario.it, 1 giugno 2015

Nel semestre (maggio-ottobre) di Expo 2015, La lunga estate al Piccolo con oltre 300 appuntamenti non poteva non riproporre il suo spettacolo più famoso e conosciuto al mondo, l'esilarante, intrigante e intramontabile Arlecchino servitore di due padroni (nella versione data nel 1947 da Giorgio Strehler), pietra miliare nella storia del Teatro italiano con le sue numerose versioni che non ne mutano l'essenza e ambasciatore pregevolissimo dell'alta qualità del Piccolo Teatro avendo raggiunto un numero di repliche, tournée... che lo rendono un concentrato di primati e record e del sapere fare e della creatività di un'Italia che quando lavora con impegno dà frutti straordinari.

La commedia scritta nel 1745 dal grande drammaturgo e teatrante Carlo Goldoni (Venezia 1707 - Parigi 1793), che dalla tenera età respira e vive il teatro in famiglia, segna il passaggio dalla Commedia dell'Arte alla 'riforma goldoniana' come mostra il permanere di alcune maschere. Scritta come canovaccio per uno dei più grandi attori dell'epoca Antonio Sacchi abile nell'improvvisare e poi redatta con tutto il copione coerentemente con la riforma, ha visto nella storica regia di Strehler avvicendarsi nel ruolo dell'Arlecchino due grandi attori, Marcello Moretti e dopo la sua scomparsa Ferruccio Soleri (Firenze 1929) che dal 1963 lo interpreta con una bravura - trasmessa a tanti allievi in giro per il mondo - che si è andata affinando con i lustri come un vino di grande pregio tanto da ottenere ovunque premi e riconoscimenti.

Quello che più stupisce di questo capolavoro - in cui una compagnia teatrale mette in scena in un palco costruito sul palco la commedia diversificando gli attori tra persone fuori scena come il delizioso suggeritore (il quale tra l'altro accende e spegne le candeline dialogando quasi con loro) e i personaggi che recitano - è la sua capacità di non stancare presentandosi sempre brioso, frizzante, lieve... eppure rigorosamente perfetto nei particolari e intriso di poesia. Lo si può vedere e rivedere senza provare tedio, come un grande amore che si ravviva e potenzia nell'incontro, lasciando da subito il desiderio profondo di rivederlo per berne altri sorsi di semplice, calda e ilare umanità, quei sorsi che hanno dissetato numerose generazioni allietandole, divertendole e lasciando un segno indelebile.

Se è vero che nella pièce viene esaltata la borghesia, classe emergente del '700 nella quale si delineano contrasti generazionali tra anziani e giovani sul tema dell'amore e del matrimonio, grande rilievo finiscono con l'avere saggezza, furbizia, destrezza nel sopravvivere e arte dell'arrangiarsi pervasa tuttavia da una certa moralità: in fondo Arlecchino arguto, vivace e simulatore è ciascuno di noi che in modi diversi lotta per un pezzo di pane materiale o spirituale raccogliendo delusioni, legnate di diversa entità, ma anche gioie e piccole/grandi soddisfazioni. Dotato di un indomabile coraggio e un'eroica forza nel lottare, Arlecchino è un piccolo uomo che diventa grande per la sua indomita vitalità.

Wanda Castelnuovo

Ultima modifica il Lunedì, 01 Giugno 2015 08:01

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