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age - regia Francesca Pennini

"age", regia Francesca Pennini. Foto Marco Davolio "age", regia Francesca Pennini. Foto Marco Davolio

concept e regia di Francesca Pennini
assistente alla drammaturgia e didattica Angelo Pedroni
azione e creazione: Tilahum Andreoli, Samuele Bindini, Thomas Calvez, Marco Calzolari,
Camilla Caselli, Lacques Lazzari, Matteo Misurati, Emma Saba e Martina Simorato
assistenza organizzativa Carmine Parise
produzione CollettivO CineticO
visto al Teatro delle Passioni, Modena, 31 gennaio 2015

www.Sipario.it, 5 febbraio 2015

Si esce con gli occhi pieni di bellezza, con una sensazione di freschezza e di verità. Da queste sensazioni vale la pena partire per dire di <age> di CollettivO CineticO, una pièce per un cast di nove adolescenti/performer, un omaggio alla figura di John Cage, una riflessione sul concetto di indeterminazione, una sfida allo sguardo e alla partecipazione dello spettatore. Detta così suona difficile, impegnativo, laddove <age> vive di una leggerezza che commuove e lievita pian piano. La performance – ideata e curata da Francesca Pennini e Angelo Pedroni - è strutturata come un ring dove a nove esemplari umani sulle soglie dei diciotto anni vengono chieste di fare delle cose, di presentarsi, semplicemente di essere; la durata delle singole azioni è scandita da un gong.
I ragazzi: Tilahum Andreoli, Samuele Bindini, Thomas Calvez, Marco Calzolari, Camilla Caselli, Lacques Lazzari, Matteo Misurati, Emma Saba e Martina Simorato non sanno la scansione delle richieste, pur conoscendo le diverse azioni e quadri fisici che stanno alla base della performance. Nel mutare della scansione delle presentazioni prima e delle azioni poi c'è lo spazio ludico e indeterminato della pièce che si offre allo spettatore. Spetta allo sguardo dello spettatore stabilire connessioni, elaborare tipologie umane, dare senso a quella cadenza casuale che mostra giovani esseri umani nella loro presenza vera e poetica, poetica proprio perché vera. Nell'atlante di tipi umani che è <age> il ragazzo meticcio è a fianco del giovane in calzoncini da tennis, la ragazzina boyscout a una sorta di nerd con occhialini, cappellino e sandali con calze. Tutto si compone pian piano. Nel mostrarsi in formazioni diverse per pregi e difetti, caratteristiche e inclinazioni – tipologie antropologiche chiamate in causa da Angelo Pedroni – prende forma un'umanità indifesa e tenera per la sua naturalezza e il suo essere lì a mostrare e dimostrarsi.
Accade che ci si affezioni a quei ragazzi, che i loro corpi presentati, il loro modo di stare in piedi, di fissare il pubblico finiscano pian piano per farsi familiari, conquistare lo sguardo dello spettatore che attende la prossima mossa, attende il prossimo tableau vivant che sa essere ironico e dolcissimo, danza e mimica al tempo stesso, tutto ciò accompagnato dall'aria sulla IV corda di Bach, per intenderci la sigla di Quark. Ciò che accade in <age> è la messa in atto di un piccolo/grande laboratorio antropologico. In base alle definizioni date dal regista interno allo spettacolo e arbitro del ring performativo e alla duttilità di quei corpi, in base alle sequenze ogni sera diverse di azioni si costruisce una storia di presenze, ci si fa familiari dei corpi e delle presenze di quei ragazzi/performer che commuovono, convincono per la loro verità emotiva, per la loro capacità di costruire con tecniche date e acquisite una spontaneità, una naturalezza che fa scoppiare una risata di simpatia, uno sguardo complice, una sorta di stupore infantile. E alla fine non si può che dire: <age> sa essere bello e vero, astratto e concreto, poetico e quotidiano, dimostra che agire il teatro è frequentare la verità e non la finzione.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Mercoledì, 11 Febbraio 2015 10:55

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