lunedì, 10 dicembre, 2018
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ANIMA BUONA DI SEZUAN (L') - regia Elena Bucci

"L'anima buona di Sezuan", regia Elena Bucci. Foto Marco Caselli "L'anima buona di Sezuan", regia Elena Bucci. Foto Marco Caselli

di Bertolt Brecht
traduzione Roberto Menin¸
progetto, elaborazione drammaturgica e interpretazione Elena Bucci, Marco Sgrosso
con Maurizio Cardillo, Andrea De Luca, Nicoletta Fabbri, Federico Manfredi,
Francesca Pica Valerio Pietrovita, Marta Pizzigallo
regia di Elena Bucci
con la collaborazione di Marco Sgrosso
disegno luci Loredana Oddone
cura e drammaturgia del suono Raffaele Bassetti
musiche originali eseguite dal vivo Christian Ravaglioli
supervisione ai costumi di Ursula Patzak in collaborazione con Elena Bucci
scene e maschere Stefano Perocco di Meduna
assistente alla regia Beatrice Moncada, Barbara Roganti
sarta Manuela Monti
una coproduzione CTB Centro Teatrale Bresciano, Emilia Romagna Teatro Fondazione, in collaborazione con Le belle bandiere
Brescia, Teatro Sociale, 30 ottobre 2018

www.Sipario.it, 30 novembre 2018

Ci sono testi ed autori che vivono di un fascino martellante e pervasivo per cui – prima o poi – ci si stente in dovere di affrontarli, di ingaggiare con loro un dialogo, un confronto. 'Il sentirsi in dovere di...' impone che quel dialogo si offra a volte come un ascolto, piuttosto che un braccio di ferro con il testo stesso. Il testo diventa il fine e non il pre-testo per mettersi in discussione ed eventualmente discutere l'autore col suo portato letterario, teatrale, di impegno civile per 'usarlo' come chiave di pensiero sul presente in cui sempre accade il teatro. Questo si crede sia accaduto ad Elena Bucci e Marco Sgrosso nell'affrontare L'anima buona di Sezuan, un testo non casuale per la coppia. La pièce di Brecht vive di un respiro favoloso e apologetico che ben si adatta alla vocazione della compagnia Le belle Bandiere – sostenuta dal punto di vista produttivo da Ctb ed Ert – a interrogare il mito, la fabula, ma soprattutto a fare di autori e testi che affrontano dei terreni di indagine, di costruzione di racconto che l'arte di Sgrosso e Bucci – negli esiti migliori – sanno fare loro. Ne L'anima buona di Sezuan è come se i due artisti siano rimasti intimoriti dal testo, non abbiano sentito l'urgenza e la necessità di quel lavoro di riscrittura drammaturgica che spesso li caratterizza. Troppo è il peso degli allestimenti precedenti – come non pensare a quello di Giorgio Strehler – troppo pesante è l'intoccabilità etico/ideologica di Brecht che chiede di essere condiviso e più raramente discusso e messo in crisi. Questo accade sempre agli autori che la tradizione vuole ammantare di profetici racconti. L'esito è che la vicenda della prostituta Shen Te, presa come cavia dagli dei per mettere alla prova la bontà dell'anima umana si sviluppa sulla scena con non sempre incisivo fare narrativo e con una involontaria staticità attoriale e compositiva che rende il lavoro faticoso da seguire e a tratti monolitico, immutato e poco coinvolgente. La scena composta di praticabili componibili, i costumi dalle vaghe fogge orientali, le maschere neutre come veicolo di straniamento brechtiano sono elementi che rieccheggiano – a dieci anni dalla morte – la lezione di Leo De Berardinis che i due artisti recuperano con affettuosa dedizione non solo estetica, ma anche esistenziale. Nelle maschere, in quei palchetti lignei c'è la lezione della Commedia dell'Arte, c'è il girovagare dei comici e il proporre racconti popolari in cui poesia e coinvolgimento del pubblico, prosa e lirica s'intrecciano in un mix di colori e mondi, di registri linguistici e di cultura alta e bassa. Tutto questo sta alle spalle, sta come prerequisito formativo ed estetico di Elena Bucci e Marco Sgrosso, una storia che condividono con la loro numerosa compagnia in una coesione di stile e di presenza in cui spiccano la bravura di Sgrosso e il mettersi al servizio del tutto di Bucci. Tutto questo fa dell'Anima buona di Sezuan un lavoro che rimane sul palcoscenico, che si offre come elegante messinscena in cui i due capocomici fanno il loro. Il pubblico assiste, segue la storia ma rimane fuori, estraneo a quanto accade e non è una questione si straniamento... Peccato, ma rimangono immutati l'affetto e la stima che la platea tributa al teatro di Elena Bucci e Marco Sgrosso.

Nicola Arrigoni

Ultima modifica il Sabato, 01 Dicembre 2018 09:35

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