sabato, 21 ottobre, 2017
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ANIMALI NOTTURNI - regia Carlo Cerciello

"Animali notturni", regia Carlo Cerciello "Animali notturni", regia Carlo Cerciello

di Juan Mayorga, traduzione Adriano Iurissevich
con
Lello Serao, uomo basso, Luca Saccoia, uomo alto
Sara Missaglia, donna alta, Imma Villa, donna bassa
scene Roberto Crea
costumi Annamaria Morelli
musiche Paolo Coletta
luci Cesare Accetta
aiuto regia Aniello Mallardo
assistenti alla regia Veronica Bottigliero, Giovanni Meola, Monica Pesapane
foto di scena Andrea Falasconi
regia Carlo Cerciello

TAN - Teatri Associati Napoli e Fondazione Campania dei Festival/Napoli Teatro Festival Italia

Napoli, Teatro Elicantropo Dal 1 al 11 dicembre 2016

www.Sipario.it, 5 dicembre 2016

Un ospedale, un grattacielo che ospita uffici, un bar, un giardino pubblico. E poi un condominio, l'intimità dei singoli appartamenti, come scrigni di verità inconfessabili. C'è tutto un mondo sul palco del Teatro Elicantropo a Napoli: scene che prendono forma attraverso giochi di luce; che si accendono (una alla volta) nel buio in cui brancolano i personaggi. Animali Notturni è la piéce del drammaturgo spagnolo Juan Mayorga, diretta da Carlo Cerciello che dell'Elicantropo è il padrone di casa. Un testo "scomodo", su commissione del Royal Court Theatre di Londra, che aveva proposto a Mayorga di trattare un tema di carattere politico.
Una questione di attualità bruciante, un argomento capace di suscitare sentimenti opposti (indignazione, ma anche pietas): accoglienza dello straniero e clandestinità. Ci troviamo in un Paese non specificato: a confronto due uomini molto differenti, uno alto l'altro basso. Ma la diversità fisica è solo il primo segno di un gap ben più profondo. I due protagonisti sono vicini di casa: abitano nello stesso condominio, ma non si sono mai rivolti la parola. Ciascuno rinchiuso nella propria solitudine.
È il più basso dei due a rompere l'isolamento, avvicinando l'altro con una scusa banale: il suo scopo, in realtà, è ricattarlo. Egli ha infatti scoperto (spiando e facendo indagini ossessive, come solo una persona persa nella propria disperazione può fare) che quel vicino di bell'aspetto, colto ed elegante nei modi, è uno straniero sprovvisto di permesso di soggiorno. In base alla dura legge in vigore, potrebbe denunciarlo e farlo espellere... invece, l'omino di statura bassa sceglie di mantenere il segreto, in cambio di piccoli favori: un po' di compagnia, una chiacchiera, la condivisione che solo un amico (o pseudo tale) può offrire.
Non avendo altra scelta, il vicino alto sta al gioco che inizialmente si rivela meno squallido del previsto: niente di compromettente, infatti, gli viene richiesto, se non del tempo "insieme"; l'opportunità di combattere la solitudine, di uscire dalle mura domestiche che diventano una prigione. Se c'è una cosa che accomuna i due protagonisti (diversi sotto tutti gli aspetti, a cominciare dal contesto sociale ed economico di appartenenza) è proprio il senso di emarginazione. La vita condanna entrambi, per motivi differenti, all'isolamento. Anche le loro mogli, figure femminili agli antipodi, sono attanagliate dalla stessa frustrazione: l'una si rifugia in programmi televisivi assurdi per combattere nevrosi e paranoie; l'altra in tresche e avventure amorose immaginarie.
A tenere le redini di questo bizzarro e amaro menage è l'uomo basso che, con la scusa dell'abilità nei lavori domestici, si introduce in casa dei vicini per riparare un guasto elettrico; e così ha modo di spiare, stavolta dall'interno. Spiare ancora. Quell'appartamento così pieno di libri e di saperi trasuda la cultura di chi lo abita. Il complesso di inferiorità rende ancora più morboso il legame che l'uomo basso impone al vicino.
Due case, due crisi; due coppie estremamente dissimili, ma altrettanto disagiate. L'una riflette nell'altra il proprio dramma e il baratro su cui è affacciata. Sentirsi soli in due e allontanarsi poco a poco. Gli animali notturni vivono nelle tenebre, notte tempo. Vagano nell'oscurità, affamati e insonni. Lottano e si dibattono, dimenticati da tutti, per restare liberi.
I quattro protagonisti si muovono leggeri, come sfiorandosi. In una perfetta coreografia di gesti e sguardi. Tutto, dai costumi alle scene (miniature suggestive intarsiate nel legno, come giocattoli o plastici di un delitto), rivela un ricercato senso estetico. Uno spettacolo sulle verità nascoste e i non detti: una riflessione sulla solitudine vera, quel sentimento che leva ogni via d'uscita e condanna alla condizione di straniero dentro di sé.

Giovanni Luca Montanino

Ultima modifica il Lunedì, 05 Dicembre 2016 15:50

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