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WALLY (LA) - regia Nicola Raab

"La Wally", regia Nicola Raab. Foto Massimo Francescini @Fondazione Haydn di Bz e TN "La Wally", regia Nicola Raab. Foto Massimo Francescini @Fondazione Haydn di Bz e TN

Riduzione drammatica quattro atti.
Libretto di Luigi Illica
musiche di Alfredo Catalani

Prima esecuzione:20 gennaio 1892, Milano
Interpreti:
Charlotte-Anne Shipley (Wally), Alessandro Guerzoni (Stromminger), Francesca Sartorato (Afra), Francesca Sorteni (Walter), Ferdinand von Bothmer (Hagenbach), Ashley David Prewett (Gellner), Enrico Marchesini (Pedone).
Scene di Mirella Weingarten.
Costumi di Julia Müer.
Lighting design Clifton Taylor
Coro: Ensemble Vocale Continuum.
Direttore del Coro: Luigi Azzolini.
Coproduzione Fondazione Haydn di Bolzano e Trento e Vereinigte Bühnen Bozen.
Direzione musicale: Arvo Volmer
Regia: Nicola Raab
Nuovo allestimento
Bolzano, Teatro Comunale, 21 marzo 2019 (Opera 20.21)

www.Sipario.it, 23 marzo 2019

Una essenzialità quasi brutale come fu la struttura della società alpina di fine secolo rigidamente fondata sula separazione tra donne e uomini come viene rappresenta dalla regista Nicola Raab nella scena d'apertura de La Wally di Alfredo Catalani, allestita a Bolzano quale ultimo titolo della rassegna Opera 20.21 di questa stagione.
Non capita spesso che un'opera definita rara, così viene considerata l'opera di Catalani andata in scena alla Scala di Milano nel gennaio del 1892, venga allestita nel giro di due anni da teatri, tra l'altro provinciali, della penisola. Nel 2017 è stato il turno, dopo decenni di assenza sulle scene, dei complessi teatrali del circuito lirico dell'Emilia Romagna (Piacenza, Modena, Reggio Emilia poi Pisa e Lucca); quest'anno si è cimentata nella riproposta del titolo la Fondazione Haydn di Bolzano Trento per la direzione musicale di Arno Volmer, direttore stabile dell'orchestra regionale di Bolzano e Trento.
Nella tradizione teatrale del mondo tirolese (Nord e Sud-Tirolo) il racconto e il dramma di Wilhelmine von Hillern, Die Gaier-Wally: eine Geschichte aus den Tyroler Alpen (L'aquila Wally: una storia dalle Alpi Tirolesi, 1875 nella sua versione in dramma è un banco di prova di tutte le filodrammatiche teatrali; storia popolare, di una giovane donna che cresce aquile e non accetta in marito imposto dal ricco padre ma che si allontana dal villaggio per vivere fuori dalle convenzioni. Il racconto si riallaccia ad una tradizione alpina di prelevare i nidi di aquila dalle rupi scoscese, prova di forza alla quale si presta la giovane protagonista del romanzo come sfida al mondo arcaico della montagna, elemento che venne tralasciato dal libretto di Luigi Illica, pur nella sua stesura in collaborazione con l'autrice tedesca del dramma medesimo. L'opera, che si inserisce a fatica nell'ambito del verismo operistico di fine Ottocento ha il suo autentico punto di forza proprio in un'effettiva novità di impianto drammatico, superando le formule melodrammatiche della tradizione più legate ai "pezzi chiusi" quali arie e duetti con l'eccezione di quelle impiegate da Catalani in funzione folkloristiche (le canzoni dell'Edelweiss di Walter, e l'aria del Pedone di Schnals al II atto) che di fatto restano marginali rispetto al nucleo del vero e proprio impianto narrativo e musicale intenso e drammaticamente strutturato. Ricco di riferimenti musicali alla musica d'oltralpe francese e tedesca, rappresentati al meglio dal complesso del II atto, fu una delle rare opere italiane apprezzate da Gustav Mahler.
La regista Nicola Raab (premio Abbiati 2017 per la regia di Written on Skin di George Benjamin produzione Fondazione Haydn di Bolzano e Trento) alla quale Matthias Losek, direttore della rassegna d'opera, ha voluto affidare la messa in scena, ha optato per una scelta che astrae dalle precise indicazioni geografiche e toponomastiche del libretto (le alpi delle vallate dell'Otztal tra Sulden e il Similaum). Così facendo ha liberato anche la figura di Wally da alcuni luoghi comuni che la ritraggono come una femme fatale, operando di conseguenza anche con una scenografia essenziale, realizzata da Mirella Weingarten, costituita da due moduli mobili facilmente componibili tra loro strutturati tali da poter rappresentare al loro interno un sentiero che si inerpica uno spazio urbano, una parete erta se inclinata, null'altro ma il tutto gestito dai giochi chiaroscurali di forte impatto gestiti dalle luci di Clifton Taylor. In questo modo la sua Wally scarna e aspra nella sua natura sentimentale è un personaggio fortemente drammatico alla ricerca di una libertà oltre le condizioni e convenzioni sociali, una donna che può permettersi di scegliere e di vivere sola; ereditando dal padre beni e prati, si trova in una posizione di privilegiata rispetto alle condizioni delle società alpine di fine secolo. Libera di scegliere i suoi sentimenti, libera di far uccidere chi l'ha oltraggiata, libera anche di salvare chi ha deciso di far uccidere. Una libertà che le farà smarrire la ragione perdendosi nella cupa tempesta di neve e, come novella Lucia donizettiana, in un palcoscenico assolutamente vuoto con un camice bianco a cantare le sue visioni di fate della neve. Solo i costumi, realizzati da Julia Müer, indicano un riferimento all'ambito geografico e cronologico dell'azione drammaturgica, in stile alpino essenzialmente neri (fa eccezione l'abbigliamento di Pedone, variamente assemblato).
L'esecuzione musicale ha tenuto conto di questo clima di aridità emozionale: la direzione di Volmer ha prodotto una lettura che non si è spinta oltre alla corretta esecuzione e di supporto alle voci dando una lettura lineare senza grandi slanci. Occorre dar merito al cast, se l'opera è emersa in tutta la sua potenzialità.
Andando oltre la tradizione che affida il ruolo di Wally a soprani lirici spinti Bolzano si è affidato alla voce lirica di Charlotte-Anne Shipley nel ruolo della protagonista, voce autorevole e struggente e allo stesso tempo patetica, come nell'esecuzione dell'aria di cartello "Ebben? ne andrò lontana", tutta rivolta all'introspezione, con propensione ad esaltare i colori musicali con uno sguardo alle sonorità delle avanguardie musicali. Apprezzabile il fraseggio, senza cadere nel declamato nelle scene più drammaticamente strutturate, capace anche di dare spazio ai momenti più lirici della protagonista quando, persa nella tormenta, rievoca fantasmi che popolano il mondo delle nevi.
Nella complessità del ruolo Giuseppe Hagenbach di Sölden, si è difeso Ferdinand von Bothmer, non sforzando l'emissione tenendosi in una corretta linea di canto lirico, capace anche di dare senso musicale a tutto il complesso del duetto finale del IV atto, come, con una lettura stringata e cupa, il Vincenzo Gellner risulta corretto vocalmente e convincente scenicamente nell'interpretazione del baritono Ashley David Prewett. Importanti per il susseguirsi delle vicende i personaggi secondari, come Walter: ruolo en travesti dell'amico fedele di Wally, interpretato da Francesca Sorteni, la quale, con voce fresca, conferisce al personaggio tutto il carattere giovanile necessario. Molto bella la sua esecuzione dell'aria di sortita "Un di, verso il Murzoll".
Efficace nel ruolo del Pedone di Schnals, il baritono Enrico Marchesini, sornione narratore e affabulatore
Stromminger, padre di Wally, era interpretato dal basso Alessandro Guerzoni, volutamente autoritario; disinvolta nel canto e nella recitazione, l'Afra del mezzosoprano Francesca Sartorato marginale antagonista di Wally.
Il Coro Ensemble Vocale Continuum diretto da Luigi Azzolini al quale erano richieste anche capacità di animare la scena e a movimentare le strutture sceniche ha magistralmente svolto il suo compito.
Dopo qualche disorientamento iniziale, il pubblico bolzanino, con un teatro però non del tutto pieno, ha accolto calorosamente gli artisti al proscenio a sancire con un successo sulla tradizione la chiusura della rassegna 2018-2019.
Sono già stati comunicati i titoli per la prossima stazione 2020 di Opera 20.21 che continuerà il percorso sulle nuove forme dell'opera lirica e con un titolo che significa tutta la prossima stagione intitolata Angel or Demon, Don Giovanni di Mozart, in coproduzione con il teatro di Pisa, e affidandosi alle forze musicali emergenti regionali per la commissione di nuovi titoli.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Domenica, 24 Marzo 2019 08:56

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