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TANNHAUSER - regia Carlus Padrissa

Tannhauser Tannhauser Regia Carlus Padrissa

di Richard Wagner
direttore: Zubin Mehta
regia, scene, costumi e luci: La Fura dels Baus / Carlus Padrissa
scene: Roland Olbeter
costumi: Chu Uroz
con Georg Zeppenfeld, Robert Dean Smith, Roman Trekel, Roman Trekel, Ernesto Panariello
Milano, Teatro alla Scala, dal 17 marzo al 2 aprile 2010

Il Manifesto, 21 marzo 2010
«Tannhäuser», tutto il destino in una mano

Con la monumentale tetralogia L'anello del Nibelungo, composta tra il 1851 e il 1874, Richard Wagner realizzò il suo sogno di istituire un'«opera d'arte totale», in cui tutti i linguaggi potessero interagire al servizio del «wort-ton-drama»: la poesia (wort), la musica (ton), le arti figurativo-plastiche (pittura, scultura, architettura) e le arti sceniche (recitazione, regia, coreografia) su cui si fonda la mimesi teatrale (drama). All'altezza di Tannhäuser, composto tra il 1842 e il 1845, il sogno di Wagner, teorizzato nei saggi L'opera d'arte dell'avvenire (1849) e Opera e dramma (1851), era ancora niente più che una larva. Nonostante le molteplici revisioni cui Wagner sottopose la partitura fino al 1875, trasformandola in un inesausto work in progress, Tannhäuser mantiene la natura di lavoro giovanile, seppure ibridato con alcune acquisizioni della maturità: pur essendo la prima opera wagneriana non ripartita nei tradizionali numeri chiusi, ma piuttosto in una successione di scene composite, tuttavia essa ospita momenti strofici ancora concepibili come singole unità (arie, duetti, concertati). Il melodizzare flessibile, la messa a punto di una vocalità arioso-declamata e di un tessuto orchestrale emancipato dal ruolo subalterno di accompagnamento servono certo a dare organicità all'insieme, ma sono ancora lontani dall'opera come continuum melodico-drammaturgico realizzato attraverso l'uso dei Leitmotive, motivi musicali che appaiono e scompaiono in stretto rapporto con l'evolversi drammatico del testo. L'allestimento in scena alla Scala di Milano dal 17 marzo al 2 aprile riunisce un team rodatissimo: il direttore indiano Zubin Mehta e il regista catalano Carlus Padrissa (con i compagni de La Fura dels Baus), che tra il 2007 e il 2009 hanno realizzato un'integrale del Ring per il Maggio Musicale Fiorentino e il Palau de les Arts di Valencia. Ora come allora, la formula Mehta-Fura è quella di rincorrere l'idea wagneriana di un'opera d'arte totale e naturalmente protesa verso il futuro, spingendo Tannhäuser in direzione del Ring: le video installazioni (in una gabbia che richiama quella dell'uomo leonardesco appaiono i volti di numerosi Tannhäuser della storia, «i grandi creatori che per motivi diversi hanno vissuto in bilico tra il Venusberg e la Wartburg»: Michael Jackson, Marilyn Monroe, Jimi Hendrix, Pasolini, Basquiat, Jim Morrison, Edith Piaf, Janis Joplin, Frida Kahlo ecc.), le scenografie robotizzate (una mano sinistra alta 10 metri, che nel corso dell'opera «dà, chiede, accarezza, apre, chiude, unisce, colpisce, difende, uccide»: è la mano su cui è scritto il destino di Tannhäuser, una linea fortemente marcata che conduce al monte di Venere, è la mano che il medievale Guido d'Arezzo usò per inventare il pentagramma, è la mano di Elisabeth che ci invita al suo palazzo, è la mano inflessibile del papa che condanna Tannhäuser), le proiezioni computerizzate, i mimi, le azioni coreografiche in scena fanno di tutto per integrarsi col sinfonismo granitico e screziato che proviene dal golfo mistico. Il risultato, però, è un po' schizofrenico: la continuità della direzione a volte fa a pugni con la frammentarietà della messa in scena. E una domanda fondamentale resta inevasa: perché ambientare tra i pur suggestivi (e certamente amati da Mehta) colori del Rajastan una vicenda che si svolge in un medioevo tutto neolatino in cui il cristianesimo (il papa) ingaggia una lotta senza quartiere contri i resti dell'antico paganesimo (Venere)?

Fabio Vittorini

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:18
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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