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TRAVIATA (LA) - regia Mario Pontiggia

"La traviata" - regia Mario Pontiggia. Foto Giacomo Orlando "La traviata" - regia Mario Pontiggia. Foto Giacomo Orlando

Melodramma in tre atti

Libretto di Francesco Maria Piave
Musica di Giuseppe Verdi
Personaggi e interpreti

Violetta Valéry Daniela Schillaci 
Claudia Pavone
Flora Bervoix Sabrina Messina

Annina Carmen Maggiore
Alfredo Germont Javier Palacios
 Giuseppe Talamo
Giorgio Germont Piero Terranova 
Francesco Verna

Gastone Riccardo Palazzo
Barone Douphol Angelo Nardinocchi

Marchese d'Obigny Gianluca Tumino
Dottor Grenvil Dante Roberto Muro 
Giuseppe Filippo Micale
Domestico di Flora Salvatore Di Salvo

Commissionario Salvatore Di Salvo
Orchestra e Coro del Teatro Massimo Bellini
Direttore Jordi Bernàcer

Maestro del coro Gea Garatti Ansini
Regia Mario Pontiggia

Scene Francesco Zito e Antonella Conte

Costumi Francesco Zito

Movimenti di scena Giuseppe Bonanno

ripresi da Alessandra Cardello

Luci Bruno Ciulli

Assistente costumista Chicca Ruocco
Allestimento della Fondazione Teatro Massimo di Palermo
Catania, Teatro Massimo Bellini dal 16 al 23 marzo 2018

www.Sipario.it, 19 marzo 2018

La produzione de La Traviata del Teatro Massimo di Palermo andata in scena esattamente un anno fa, è approdata il 16 marzo 2018 al teatro Massimo Bellini di Catania.

Vista e recensita nel teatro palermitano, tale produzione non aveva entusiasmato chi scrive per svariati motivi tra cui, cast a parte, alcune ridondanze registiche e quel profumo dedicato a Violetta che si spandeva in sala e che dava anche noia agli spettatori. Ma si ritornerà più avanti sull'argomento.

Ovvio che a Catania soprattutto il cast ben diverso l'ha fatta da padrone, sotto la direzione del giovane maestro Jordi Bernàcer.
Il direttore, alla guida dell'ottima orchestra del teatro catanese, ha dato vita ad un'opera asciutta, dai toni drammatici fuori dalla solita routine dello zum-pa-pà verdiano ed ha respirato con l'orchestra e con i cantanti fornendo loro un adeguato supporto e quanto basta di quel cuore che non faccia solo rima con amore, ma che ha dato ancora linfa alla musica celeberrima.

Del resto, dirigere Daniela Schillaci nella parte di Violetta è di certo un piacere per ogni direttore. Il soprano siciliano ha un'assoluta padronanza del ruolo, che vocalmente le consente ancora oggi, nonostante i mutamenti fisiologici di una voce potente, squillante, dalla proiezione perfetta che però sta virando verso ruoli più robusti, di emettere suoni soavi, in un uso accorto e consapevole della zona acuta. Il suo successo personale di pubblico ha siglato una serata in cui il primo atto in particolare si è dimostrato di grande efficacia.

Al suo fianco il tenore Javier Palacios, di evidente scuola spagnola, dall'emissione intubata, con una vocalità di testa che a volte scendeva in gola, sfoggiava un'ipotetica impostazione alla Kraus sempre fastidiosamente presente.

Dolente e immedesimato il papà Germont di Piero Terranova, in una parte che gli consente di dispiegare morbidezza ed espressione.

Gradevoli la Flora di Sabrina Messina e il Gastone di Riccardo Palazzo; corretti gli altri comprimari, tra cui la graziosa Annina di Carmen Maggiore a cui la regia, a Catania, ha riservato spazio fin dal primo atto.

Coro curato da Gea Garatti Ansini, modulato nei piani e un po' eccedente nei forti, ma nel complesso in fase di amalgama sotto la nuovadirettrice che appare di valido supporto in via di miglioramento.

Tornando alla produzione palermitana, a Catania il regista Mario Pontiggia ha dato un bel taglio a molti orpelli (profumo compreso) e sfrondato un bel po' di baciamano inopportuni alle signore guantate, e, infondendo un taglio più drammatico all'azione, ha finalmente colto nel segno.
Ovviamente le scene di Francesco Zito e Antonella Conte, con la medesima discontinuità estetica tra un atto e l'altro e qualche mobile déco molto borghese che anticipava i tempi, erano sempre quelli, così come i costumi dello stesso Zito, decorati con sovrabbondanza di aigrettes sulle teste di Violetta e delle coriste... ma qualche piuma era volata via, con gran godimento per la riconquistata classe delle toilettes delle signore scena. I Fasti dei Florio, obiettivamente "fuori tempo e luogo", tanto evocati allora nelle presentazioni della nuova produzione, erano, quindi, ancora lontani, ma adesso la macchina scenica ha funzionato ed anche le luci di Bruno Ciulli, molto più incisive e pregnanti che a Palermo, hanno dato il giusto risalto all'azione.

Teatro affollatissimo, applausi a scena aperta, ricca presenza di pubblico straniero, che ha certamente apprezzato questa Traviata riveduta e corretta in trasferta a Catania.

Natalia Di Bartolo 

Ultima modifica il Lunedì, 19 Marzo 2018 13:25

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