domenica, 21 luglio, 2019
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SERSE - regia Gabriele Vacis

 "Serse", regia Gabriele Vacis. Foto Rolando Paolo Guerzoni "Serse", regia Gabriele Vacis. Foto Rolando Paolo Guerzoni

di Georg Friedrich Händel
Dramma per musica in tre atti HWV 40
Libretto anonimo da Xerse di Nicolò Minato
adattato da Silvio Stampiglia

Personaggi e interpreti
Serse Arianna Vendittelli
Arsamene Marina De Liso
Amastre Delphine Galou
Romilda Monica Piccinini
Atalanta Francesca Aspromonte
Ariodate Luigi De Donato
Elviro Biagio Pizzuti

Direttore al clavicembalo Ottavio Dantone
Regia Gabriele Vacis
Scene, costumi e luci Roberto Tarasco
Aiuto regista Danilo Rubeca
Orchestra: Accademia Bizantina
Coproduzione Fondazione I Teatri di Reggio Emilia
Fondazione Teatro Comunale di Modena
Fondazione Teatri di Piacenza
Fondazione Ravenna Manifestazioni
NUOVO ALLESTIMENTO
Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena dal 4 al 7 aprile 2019

www.Sipario.it, 8 aprile 2019

L'appuntamento conclusivo del cartellone operistico 2018/19 del Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena ha visto in scena "Serse" di Georg Friedrich Haendel.
Quest'opera, una delle ultime scritte da Haendel e raramente rappresentata, almeno in Italia, è annoverata fra i titoli più importanti del repertorio barocco. Serse è un'opera seria in tre atti il cui libretto fu adattato da quello di Silvio Stampiglia per l'omonima precedente opera di Giovanni Bononcini del 1694, a sua volta basato su un altro, Xerse, di Nicolò Minato scritto per la musica di Francesco Cavalli del 1654. Il soggetto, liberamente tratto da alcuni aneddoti delle Storie di Erodoto, si articola interamente attorno ad un doppio intreccio amoroso con al centro Romilda, figlia di un generale dell'imperatore persiano Serse. Benché la vicenda si svolga durante la guerra dei Persiani contro gli Ateniesi, in questo lavoro non c'è politica o eroismo bellico, tutto ruota attorno ai sentimenti di Serse e suo fratello Arsamene, entrambi innamorati di Romilda, innamorata a sua volta di Arsamene, ambito pure dalla sorella di Romilda, Atalanta.

Così presenta l'opera Ottavio Dantone, direttore dell'Accademia Bizantina, ensemble specializzato nel repertorio barocco, che con eleganza ha interpretato la musica di quest'opera per questa produzione: "Il Serse è un'opera assai innovativa nella produzione Haendeliana. I due principali aspetti che la caratterizzano rispetto ai precedenti lavori sono l'introduzione di elementi buffi all'interno di un'opera seria e una certa snellezza nella struttura drammaturgica, che si evidenzia nell'abbondanza di Arie senza da capo. L'azione si dipana attraverso arie di stupefacente bellezza e recitativi di notevole teatralità con situazioni al limite del grottesco. Queste caratteristiche rendono il Serse uno spettacolo particolarmente vicino e adatto al pubblico moderno, che viene sedotto e conquistato da un ritmo intrigante e da una musica coinvolgente, dalla prima all'ultima scena".
Proprio queste caratteristiche furono la cause dell'insuccesso dell'opera al suo debutto londinese nel 1738, forse troppo innovativa per un pubblico che cominciava ad essere stanco di opere italiane e delle prodezze dei castrati.
L'opera inizia con il celeberrimo arioso del protagonista, basato su una melodia tra le più note di Haendel, "Ombra mai fu", che Serse, interpretato da Arianna Vendittelli, rivolge con grazia ad un platano. Arianna Vendittelli, una speranza per le interpretazioni barocche italiane, pienamente convincente, ha dato vita ad un Serse trascinante con la sua bella voce ed è stata affiancata da una compagnia tutta femminile, a eccezione dei due bravissimi bassi Luigi De Donato (Ariodate) e Biagio Pizzuti (Elviro). Questo ensemble di cantanti, perfettamente guidato da D'Antone, ha offerto una prova accurata e brillante. Francesca Aspromonte, sempre bravissima, che con grazia ha tenuto la scena con sottile comicità ed ironia e nelle vesti di Atalanta, è stata una piacevole conferma col suo brio interpretativo e vocale. Il tono vocale un po' basso di Delphine Galou (Amastre) non compromette il bel timbro della sua voce nelle arie che richiedono agilità e fiati estenuanti, assieme alle prove apprezzabili e convincenti di Marina De Liso, impeccabile Arsamene sia dal punto di vista vocale che stilistico, e Monica Piccinini, che con limpida voce di soprano, ha impersonato una Romilda delicata ed espressiva, soave e seducente. Le belle note profonde della voce esuberante di Luigi De Donato, Ariodate, e il carattere comico del personaggio di Elviro, interpretato da Biagio Pizzuti completano il quadro musicale, che lascia piacevolmente soddisfatti.
L'allestimento scenico, da una rilettura alleggerita, basata sull'edizione critica curata da Bernardo Ticci, si muove su tre piani: l'orchestra sotto il palco, i cantanti, sacrificati in un proscenio che sembra un camerino, e uno schermo sul palcoscenico su cui si proiettano immagini, a volte molto belle, come i primi piani di un maestoso platano torinese visto nelle diverse stagioni, a volte poco coerenti con l'opera. Crea una situazione a tratti caotica e non ben giustificata la presenza di una trentina di ragazzi e ragazze coinvolti, come spiega il regista Gabriele Vacis, come parte di un percorso laboratoriale basato sulla "Schiera", tecnica di formazione e di allenamento dell'attore, fondata dal regista stesso.
Ma un'opera è soprattutto musica, vocale e strumentale e questa, nonostante il libretto sia stato ridotto e molte arie siano state eliminate o ridotte e sia stato tolto completamente il coro, è stata incalzante, coinvolgente, penetrante, grazie a voci pregevoli sotto la direzione di D'Antone affiancato dalla Accademia Bizantina.

Giulia Clai

Ultima modifica il Martedì, 09 Aprile 2019 11:50

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