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DON GIOVANNI - regia Krzysztof Warlikowski

"Don Giovanni" - regia Krzysztof Warlikowski. Foto Bernd Uhlig "Don Giovanni" - regia Krzysztof Warlikowski. Foto Bernd Uhlig

di Mozart

Direzione musicale: Ludovic Morlot

Regia: Krzysztof Warlikowski
Don Giovanni – Jean-Sébastien Bou
Leporello – Andreas Wolf
Donna Anna – Barbara Hannigan
Donna Elvira – Rinat Shaham
Don Ottavio – Topi Lehtipuu
Zerlina – Julie Mathevet
Masetto – Jean-Luc Ballestra
Commendatore – Willard White
Choeurs de la Monnaie, Symfonieorkest van de Munt / Ludovic Morlot
Bruxelles, De Munt – La Monnaie, 7 dicembre 2014

www.Sipario.it, 17 dicembre 2014

Imbaldanzito dai tanti esempi di stravolgimento di opere liriche che viene perpetrato impunemente ormai dappertutto, il regista polacco Warlikoski, vecchia conoscenza al La Monnaie, ha voluto aggiungere di suo, mettere da parte ogni remora e freno per attingere a piene mani nell'armamentario degli effetti scenici più triti ed abusati: dalle scene di nudo, ormai tanto consuete da diventare noiose, alla pornografia, ai gesti osceni e altre melense ingenuità, come collocare un flipper e una contorsionista su un 'cubo' (come in discoteca) nel salone delle feste di Don Giovanni et coetera similia. Difficile ormai sfuggire alle intemperanze dei registi e al conseguente massacro dell'Opera. E dire che Warlikowski non era mai arrivato a questi eccessi: nella Medea di Cherubini, che mise in scena sempre al La Monnaie un paio di anni fa, aveva fatto abbastanza bene, aveva aggiunto di suo, ma senza stravolgere. Qui invece stravolge. Peccato, perché le voci erano buone, Andreas Wolf perfettamente nei panni di Leporello, un Arlecchino della Commedia dell'Arte che canta. E bene. Jean Bou è Don Giovanni, buon tenore, in grado di riempire la scena con voce e presenza, le donne, seminude e in 'rags', sono riuscite comunque a far dimenticare quelle stravaganze con voci e gesti più che convincenti. Warlikowski ha voluto motivare, a suo modo, le sue scelte. In un breve scritto che accompagna il libretto, dice che ha voluto combattere il 'conformismo' e riprodurre l'approccio 'trasgressivo' del grande teatro e delle tragedie greche. Vero, l'essenza di Don Giovanni è la trasgressione. Ma credere di trasgredire utilizzando i più volgari prodotti dell'industria molto poco trasgressiva dell'immagine del corpo, diciamo pure della pornografia, mi pare a dir poco ingenuo.Verrebbe voglia di concludere che ogni tempo merita la sua trasgressione. Peccato che il risultato, in questo e molti altri casi, finisca con l'essere un prodotto bicefalo, con da una parte musica e canto, in questo caso di buona qualità, e dall'altra il teatro e la scena, fortemente segnati dal capriccio del regista. Il pubblico di Bruxelles, di solito abbastanza generoso, questa volta ha reagito con magri applausi e qualche sonoro buhhhh, cosa, a mia conoscenza, mai prima accaduta.

Attilio Moro

Ultima modifica il Giovedì, 18 Dicembre 2014 09:54

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