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CARMEN - regia Dante Ferretti

Carmen Carmen Regia Dante Ferretti

di Georges Bizet
direttore: Carlo Montanaro
regia e scene: Dante Ferretti
costumi: Pier Luigi Pizzi, coreografia: Gheorghe Iancu, disegno luci: Sergio Rossi
con Nino Surguladze, Simone Alberghini, Philippe Do, Irina Lungu
prima ballerina: Anbeta Toromani
Macerata, Sferisterio, dal 25 luglio al 12 agosto 2008

Avvenire, 27 luglio 2008
Corriere della Sera, 27 luglio 2008

Macerata, ­Carmen non seduce

Tante cose da raccontare senza dover ricorrere nalle stroncature nalle lodi sperticate. La Carmen che ha trasferito la lirica maceratese nell'alveo naturale dello Sferisterio, dopo il prologo 'al chiuso' con la sorprendente Cleopatra di Lauro Rossi, ha avuto un andamento altalenante e inversamente proporzionale allo slancio di ritmi e di colori che caratterizzano il capolavoro di George Bizet. Edizione dignitosa ma non esaltante, dove gli interpreti hanno fornito una prestazione accolta dal pubblico senza veri entusiasmi (non capita quasi mai quanto­ accaduto l'altra sera, e cioche l'habanera della protagonista non sia seguita da un applauso a scena aperta). Carmen era la georgiana Nino Surguladze: poco sanguigna nel gesto e nella vocalit, compensa questo, che per il suo personaggio­certamente un difetto, con una linea di canto nitida ed equilibrata (forse fin troppo). La Micaela di Irina Lungu ha un bel timbro,­ espressiva ma forse un po' esile; sottile anche il Don Josdi Philippe Do, mentre Simone Alberghini­stato forse l'interprete piapprezzato per il suo Escamillo sicuro vocalmente ed elegante negli atteggiamenti scenici. L'Orchestra Regionale delle Marche, diretta da Carlo Montanaro era irriconoscibile rispetto a quella impegnata ventiquattr'ore prima nell'opera di Lauro Rossi. Meglio il coro guidato da David Crescenzi che nella Cleopatra era addirittura salito in extremis sul podio per il forfait del direttore designato.
Scenicamente questa Carmen si rivela alterna nel vero significato del termine: dimessi il primo e il terzo atto, pivivaci e spettacolari il secondo e il quarto. Sicreato una sorta di contrasto fra una sorta di bianco e nero ipotizzato dalla scenografia da film neorealista di Dante Ferretti (lo scenografo vincitore di due Oscar ha debuttato come regista lirico nella sua Macerata) e i vividi colori espressi dai costumi ideati da Pier Luigi Pizzi. Ma il contrasto­meno stimolante ed anzi ingiustificato quando investe la vicenda in cui si svolge questa vicenda d'amore e morte. Tutto comincia in un contesto proletario, dove le guardie marciano fuori tempo e c'un furgoncino sbalestrato in primo piano; poi la teverna di Lillas Pastia diventa un elegante night club dove si balla il tango in gran-sera. Buone comunque le danze coreografate da Gheorghe Iancu.

Virgilio Celletti

Una «Carmen» più selvaggia che seducente

È tale la morfologia architettonica e «sociale» dell' Arena Sferisterio di Macerata per cui in ogni cosa che vi si rappresenti l' impatto di scenografia e costumi sarà sempre preponderante rispetto alla regia (e persino alla musica). La premessa è d' obbligo per dire del debutto in veste di regista di Dante Ferretti, scenografo di valore e fama internazionale, una vita nel cinema e nei teatri d' opera. Che avviene appunto allo Sferisterio, in una Carmen che è quasi più spettacolo sul mito di Carmen che la Carmen del libretto di Bizet. Carmen spettacolare, cinematografica anche, ma non in senso hollywoodiano. Anzi. Costumi splendidi di Pier Luigi Pizzi. Anni ' 30 rivisti con gli occhi di una sensibilità neorealista. Ma la scenografia è povera - le biciclette, la fontana al centro della piazza, i manifesti che annunciano la corrida, le mura stesse dello Sferisterio - e in tale povertà si rintraccia la chiave di questa regia votata all' essenziale. Lei, il mezzo georgiano Nino Sirguladze, è più selvaggia che seducente, anche perché la seduzione come la si raffigura oggi non c' entra granché con Carmen. Né si vede il solito Don José verista, né l' insopportabile machismo d' Escamillo, olé. Niente danze oleografiche ma tanghi stilizzati: basterebbe ciò a dar l' idea. Lo spettacolo funziona. I dettagli sono al posto giusto (il lutto al braccio di Don José per la morte della madre, ad esempio). Il cast è di valore: lei non ha una personalità da turbare il sonno ma bella voce. Bellissima poi quella di Irina Lungu, Micaëla (come sempre tra il fuoco dell' una e l' acquasanta dell' altra, vince la seconda) ed elegante (salvo sbracamento verista nel finale) il Don José di Philippe Do. Simone Alberghini è un Escamillo neutro. Neutro come la direzione di Carlo Montanaro: vista la sua disastrosa Traviata alla Scala, un enorme progresso. L' Orchestra Regionale delle Marche è dignitosa, il Coro «V.Bellini» no, è una massa disordinata. In ogni caso parte col piede giusto il Festival maceratese. Prima di Carmen e del secondo titolo in Arena, Tosca, va in scena al Lauro Rossi Cleopatra, omaggio al ' genius locì che dà nome al teatro (opera modesta, ma ben messa in scena da Pizzi nonostante un cast di urlatori capeggiato dalla Theodossiu). Stasera prima assoluta di The Servant di Tutino: c' è insomma un sano equilibrio tra modernità e tradizione che era anche la ricetta dell' Arena di Verona se la scure leghista non si fosse abbattuta sul buonsenso.

Enrico Girardi

Ultima modifica il Giovedì, 18 Luglio 2013 09:55
La Redazione

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