martedì, 14 agosto, 2018
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BOHÈME (LA) - regia Mario Pontiggia

"La Bohème", regia Mario Pontiggia "La Bohème", regia Mario Pontiggia

Opera in quattro atti

Libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica
dal romanzo di Henri Murger Scènes de la vie de bohème
Prima rappresentazione: Torino, Teatro Regio, 1 Febbraio 1896.

Direttore | Stefano Ranzani

Regia | Mario Pontiggia

Scene e Costumi | Francesco Zito

Luci | Bruno Ciulli

Interpreti

Mimì, Eleonora Buratto / Elena Mosuc

Rodolfo, Jean-François Borras / Massimiliano Pisasapia

Musetta, Ellie Dehn / Gladys Rossi

Marcello, Massimo Cavalletti / Vincenzo Nizzardo

Schaunard, Leon Kim  / Alessio Verna

Colline, Fabrizio Beggi

Benoît, Matteo Ferrara

Parpignol, Stefano Pisani

Allestimento del Teatro Massimo di Palermo

Orchestra, Coro e Coro di Voci Bianche del Teatro di San Carlo

Napoli, Teatro San Carlo di Napoli dal 11 al 16 gennaio 2018

www.Sipario.it, 15 gennaio 2018

Al San Carlo di Napoli è in scena una versione della Bohème di Puccini all'insegna della meraviglia. Il regista Mario Pontiggia ha deciso di far sua l'intenzione dell'autore d'una delle più belle opere che il melodramma italiano ci ha donato: "Non voglio un realismo, ma un quid medium che prenda possesso degli ascoltatori per i fatti dolorosi e amorosi, i quali logicamente vivano e palpitino in un'aureola di poesia di vita".
Fra le tante difficoltà che si possono incontrare nell'inscenare La bohème, probabilmente la più ardua è quella di saper mantenere il tono leggero ironico e al contempo mai superficiale e banale con cui, assieme alle musiche di Puccini, Illica e Giacosa han permeato la scrittura del libretto che, come è noto, fu di laboriosa gestazione e richiese lungo tempo.
Le vicende amorose e di vita disgraziata ai limiti della miseria – ma senza sottrarsi ai piaceri mondani e goderecci che l'esistere quotidiano può dare –, di Marcello Rodolfo Mimì e Musetta, sono state interpretate con una grazia e spontaneità che è raro saper raggiungere e incontrare.
Jean-Françoas Borras ha dato vita ad un Rodolfo che si è tenuto in ottimo equilibrio negli aspetti buffoneschi e tragici del suo personaggio, col merito di non essersi mai abbandonato a virtuosismi – nel canto e nella presenza scenica – che si sarebbero rivelati inadeguati, non solo col ruolo interpretato ma anche con l'intera orditura dello spettacolo.
Notevole l'interpretazione di Mimì da parte di Eleonora Buratto. Parte non facile, specie per le tante variazioni di tonalità ed estensione vocale alle quali, però, non è mai venuta meno un'adamantina chiarezza nella dizione. Anche in momenti in cui veniva richiesta un'emissione di voce delicata, simile al cinguettar degli uccelli, ella ha saputo eseguirla con la medesima padronanza, grazia e precisione mostrate negli acuti.
Variopinte e coerenti con lo spirito dell'opera le scene di Francesco Zito, il cui merito maggiore sta nel non aver ceduto ad una meticolosa e dettagliata riproduzione d'ambienti d'epoca. Con pochi particolari posti qui e lì sul palco – una stufa a carbone e un letto dimesso con sopra una coperta consunta dal tempo per la soffitta dei bohémiens; un gazebo dalle vetrate variopinte con dietro facciate di palazzi qui è lì abbozzate per il crocicchio del quartiere latino al caffè Momus; una panchina un cancello e un palazzo con spoglie vetrate illuminate dall'interno per la Barriera d'Enfer – si è visivamente ben resa la situazione di miseria e sfrontato piacere di vivere presente nell'opera.
Curata e attenta la direzione d'orchestra di Stefano Ranzani, che ha interpretato gli spartiti di Puccini con discrezione ma decisione, ben accordandosi con l'intera orditura scenica dello spettacolo.
Una Bohème, questa di Pontiggia, che ha saputo inscenare la fantasia degli autori dell'opera con creatività buon gusto e la giusta dose d'ironia. Ingredienti che han dato vita ad uno spettacolo a cui ci si abbandona con piacere e gran diletto.

Pierluigi Pietricola

Ultima modifica il Lunedì, 15 Gennaio 2018 13:10

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