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AIDA - regia Hugo De Ana

Aida Aida Regia Hugo De Ana

di Giuseppe Verdi
direttore: Omer Meir Wellber
regia, scene e costumi: Hugo De Ana
coreografia: Leda Lojodice
con Kristin Lewis, Tichina Vaughn, Walter Fraccaro
Padova, Teatro Verdi, dal 28 ottobre al 2 novembre 2008

Corriere della Sera, 9 novembre 2008

Un' «Aida» barocca ma il fenomeno è il direttore Wellber

Si va a Padova con qualche perplessità per il fatto che si produca una nuova Aida nella regione dell' Arena ma con assai maggiore curiosità di vedere come un regista del calibro di Hugo de Ana metta in scena Aida in uno spazio piccoletto come il Teatro Verdi. Ma si torna a casa con ben altri pensieri per la testa: bella l' Aida di De Ana ma il fatto è la strepitosa prova dello sconosciuto direttore d' orchestra. Ha 27 anni, viene da Israele, si chiama Omer Meir Wellber ed è un fenomeno come non se ne vedono altri, nemmeno in un' epoca come l' attuale in cui non si parla d' altro che di «baby-direttori». Gergo giornalistico a parte, questi è uno che rapisce per la personalità, il carisma, la capacità di tradurre le intenzioni in atto, il gesto in suono. Non solo, è già bastevolmente maturo da sapere quando spingere l' orchestra nella direzione desiderata, quando è meglio venire a compromessi con il palcoscenico e le sue leggi non scritte. È dunque un Aida molto sinfonica, la sua, che dice quanta parte di questa drammaturgia sia sostenuta dalla strumentazione; allo stesso tempo non è lettura che metta a disagio i cantanti, né tantomeno che sacrifichi il peso della parola cantata verdiana. Appuntarsi dunque questo nome. Un indizio non fa una prova, ma negli ultimi anni non s' era ancora ascoltato un debutto (il termine è relativo all' Italia, a casa sua il ragazzo ha già in mano le chiavi dell' Opera di Tel Aviv) altrettanto convincente. Che invece de Ana sia un bravo regista non è una novità. Il problema di cui sopra lo risolve trasformando le quinte in specchi e moltiplicando lo spazio grazie all' invenzione di impiantare un ampio botolone nel bel mezzo della scena inclinata verso la platea. Si vede così il sopra e il sotto, che torna buono nelle scene di massa (egizi sopra, etiopi sotto), per non dire del finale (Aida e Radames dentro, Amneris fuori). Belli i costumi, molto barocchi, comunque lontani dai cliché risaputi. E la mano dell' artista che sa quel che fa, la si vede nella gestualità dei cantanti: nulla di che, invero, ma quanto basta a ricordare che il cantante è personaggio. Tra i protagonisti, interessante ancorché imperfetta l'Aida di Kristin Lewis; male l' Amneris di Tichina Vaughn, voce macchinosa da gestire. Walter Fraccaro è il solito. C'è voce, c'è tecnica, ma che canti Radames piuttosto che Alfredo, Stiffelio o Riccardo, cambia poco. Molti applausi, anche alle coreografie di Leda Lojodice.

Enrico Girardi

Ultima modifica il Giovedì, 18 Luglio 2013 08:26
La Redazione

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