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ANNA BOLENA - regia Graham Vick

Anna Bolena Anna Bolena Regia Graham Vick

Tragedia lirica in 2 atti di Gaetano Donizetti
Libretto di Felice Romani
con Mariella Devia, Michele Pertugi, Laura Polverelli, Francesco Meli, Elena Belfiore
direttore: Lü Jia, regia: Graham Vick, scenografia e costumi: Paul Brown
maestro del coro: Marco Faelli
Orchestra e Coro dell’Arena di Verona
Verona, Teatro Filarmonico, 24, 27, 29 marzo, 1, 4 aprile 2007

Il Giornale, 1 aprile 2007
Corriere della Sera, 1 aprile 2007
UNA «BOLENA» CHE EMOZIONA

da Verona

Mistero Donizetti. In Italia, amatissimo, ma considerato quasi con bonarietà, ingenuo e discontinuo, con lampi di genio. Fuori, tra i più rispettati con devozione, e ormai con oltre 40 opere, delle sue più di 70, ritornate nell'ultimo mezzo secolo in repertorio. L'inizio della formidabile rinascita fu Anna Bolena, nell'inarrivabile produzione della Scala, con l'adorata e mitica Callas, e i prodigiosi Simionato, Gianni Raimondi e Rossi Lemeni. Gavazzeni, operando tagli efficacissimi, le aveva dato fonda e perentoria drammaturgia, e Luchino Visconti, nelle scene di Nicola Benois che riprendevano le famose stampe in bianco e nero della Corte d'Inghilterra, ritualità melodrammatica severa ed ammaliante.
Sono passati 50 anni esatti e adesso abbiamo appreso che le forme dell'opera donizettiane possono essere accolte nella loro integrità, che il belcanto correttamente eseguito può essere non solo virtuosismo ma linguaggio eloquente. E i registi gli vanno scoprendo una libertà visionaria, una coerenza psicologica, una forza impressionante. A Verona, la nuova Anna Bolena si caratterizza proprio per queste due caratteristiche. Una è la regia di Graham Vick, il quale tende sempre a soluzioni estreme, e che in questa circostanza ha tolto ogni elemento illustrativo e addirittura narrativo allo spettacolo: su una lunghissima passerella girevole, con pochi altri volumi scenografici simbolici o addirittura nel vuoto che può caricarsi di nevischio o di piccole bolle rosse, la passione di Re Enrico VIII d'Inghilterra per Jane Seymour, l'invenzione del tradimento della moglie Anna per sbarazzarsene tramite giudici e boia, tutto è deducibile solo dalla recitazione ora astratta ora violenta dei personaggi. Ci sono momenti irritanti: che quando Anna che sente sulla sua mano le lacrime del primo amore Percy, lei debba portare dei guantini, fra gli esseri al mondo solo un regista d'opera può pensarlo. Ma gli interpreti, in costumi d'epoca vistosamente teatralizzati (scene e costumi di Paul Brown), vivono una concentrazione fortissima; e la parabola tragica di Anna che ha rinunciato all'amore per il trono e che trascina chi l'ama nel dolore e nell'espiazione scava dentro a noi emozioni forti.L'altra è la bravura vocale e stilistica di tutta la compagnia di canto. Date a Francesco Meli una frase d'amore, di tenerezza, di morte e la farà diventare memorabile, nella sua tenorilità ispirata. Chiedete a Michele Pertusi di incrudelirsi con tonante e nobile solennità, e sarà un tiranno d'opera perfetto. Laura Polverelli canta e recita con bravura, come anche Elena Belfiore. La protagonista è Mariella Devia, l'infallibile. Ora ha imparato anche ad esprimere dolore e personalità; e, a parte il vezzo di sostituire certe note pregnanti con degli optional acuti distraenti, ci tiene legati a sé. Dirige il cinese Lu Ja, direttore stabile dell'Ente Arena di Verona, così fiacco e sgretolato nei tempi lentissimi, che non diventerebbe un direttore donizettiano nemmeno inzuppato nel caffè.

Lorenzo Arruga

Per l' «Anna Bolena» regia crudele di Vick, ma direzione soporifera

Mariella Devia dominatrice

Dopo La sonnambula il Filarmonico di Verona segue il filo rosso del belcanto e mette in scena Anna Bolena. E anche in questo caso affida lo spettacolo a un regista di vaglia (per Bellini era De Ana, per Donizetti Graham Vick), a un cast importante e a un direttore d' orchestra sprovveduto, abituato a frequentare tutt'altro mondo da quello, così fragile, del melodramma preromantico italiano. Meglio parlare della messinscena, dunque. Perché se la serata è godibilissima, nonostante i tempi mortiferi, l' insipienza negli accompagnamenti orchestrali e la noia prodotta dalla bacchetta di Lu Jia, ciò lo si deve in primo luogo al regista inglese. Che tale, «inglese» ama definirsi, riallacciandosi all' umanesimo di quella tradizione teatrale, anche se nell' occasione si concede la tedescheria di affermare una tesi e declinarla nella concretezza di ogni scena. Scene e costumi sono bellissimi, nella loro magniloquenza retorica. Rimandano a luoghi e tempi dell' azione ma senza inciampi realistici. Un letto, due cavalli, la corona di spine, un coltellaccio che taglia in due la scena e altrettali oggetti simbolici raccontano la vicenda con gusto e terribilità, ma alla fine tutto dice che la storia di Anna Bolena è la storia di una colpa, di un calcolo tragicamente sbagliato: quello della protagonista. Chi è causa del suo mal pianga se stesso, dice Vick, e con la crudeltà di cui solo gli inglesi sono capaci. Se l' idea si declina sulla scena - e ancor più nella musica - ciò si deve invece all' arte somma di Mariella Devia, voce piccola ma che non conosce cedimenti morfologici, sintattici o stilistici: una dominatrice, anche ottima attrice. Comprimaria degna di lei è la Giovanna Seymour di Laura Polverelli, che non vanta la malia della coloritura perfetta ma sfodera acuti da soprano, musicalità e una presenza scenica assai seducente. L' antitesi letto-cuore non la vive nella forma interiorizzata della regina ma in quella provocante della damigella che sa come sgonnellare lasciando intravedere le proprie grazie. Meno brillante il versante maschile. La voce di Pertusi è morbida e pastosa ma sempre più piccola. Quella di Francesco Meli resta nobile, elegante, ma si sente troppo la fatica dell' acuto. Ordinario lo Smeton di Elena Belfiore. Vivo successo, soprattutto per i cantanti. ANNA BOLENA di Gaetano Donizetti Teatro Filarmonico di Verona

Enrico Girardi

Ultima modifica il Lunedì, 22 Luglio 2013 09:14
La Redazione

Questo articolo è stato scritto da uno dei collaboratori di Sipario.it. Se hai suggerimenti o commenti scrivi a comunicazione@sipario.it.

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