mercoledì, 21 novembre, 2018
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ANNA BOLENA - regia Graham Vick

"Anna Bolena", regia Graham Vick. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona "Anna Bolena", regia Graham Vick. Foto Ennevi/Fondazione Arena di Verona

ENRICO VIII Mirco Palazzi
ANNA BOLENA Irina Lungu / Elena Mosuc
LORD ROCHEFORT Romano Dal Zovo
GIOVANNA DI SEYMOUR Annalisa Stroppa
LORD RICCARDO PERCY Antonino Siragusa / Mert Süngü
SMETON (Manuela Custer)
SIR HERVEY Nicola Pamio
Direttore d'orchestra Jordi Bernàcer
Regia Graham Vick
Scene e costumi Paul Brown
Direttore Allestimenti scenici Michele Olcese
Maestro del Coro Vito Lombardi
Lighting designer Giuseppe Di Iorio
Orchestra, Coro e Tecnici dell'Arena di Verona
Allestimento della Fondazione Arena di Verona
In coproduzione con la Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Verona, Teatro Filarmonico dal 29 aprile al 6 maggio 2018

www.Sipario.it, 1 maggio 2018

L'Anna Bolena di Gaetano Donizetti, allestita da Teatro Filarmonico in questa stagione 2017-2018 è parlare di una ripresa dell'allestimento firmato dal regista inglese Graham Vick del 2007, cooproduzione con il teatro Verdi di Trieste, più volte circolato in Italia a Firenze, nella stessa Trieste e nuovamente approdato dopo 11 anni negli stessi spazi del Filarmonico. Un comunicato annunciava per la prima rappresentazione la sostituzione per malattia dello Smeton di Martina Belli con il contralto Manuela Custer e la presenza del mezzosoprano Annalisa Stroppa nonostante un'indisposizione.
Messinscena rassicurante, strutturata architettonicamente e con costumi disegnati da Paul Brow che si muovono a contrasto su un fondale nero ed esaltati da netti tagli di luce creati dal litghting designer Giuseppe Di Iorio che esalta i chiari scuri ricreando ambientazione pittorica specie quando vuole evidenziare i forti contrasti tra colore dei costumi (rosso, bianco, dorato) e il fondale che hanno i loro riscontri pittorici nelle immagini di una consolidata pittura fiamminga. Un allestimento che ci permette di capire l'evoluzione creatrice di Vick approdato in questa fase attuale ad uno stile che reinterpreta i luoghi dell'opera caricandoli di altri significati ancorati alla cronaca che spesso, con fatica, vengono percepiti dallo spettatore.
Le recensioni passate di questa Anna Bolena secondo Vick, danno ampia descrizione dell'allestimento allora messo in atto, evidenziando elementi di regia che nel corso del tempo, evidentemente, si sono persi per strada come una croce al primo atto e una corona di spine nella scena tra Anna Bolena e Giovanna Seymour, mentre è rimasta la processione di 6 figure femminili nel corso del preludio iniziale che raffigurano le sei mogli di Enrico VIII, Bolena fu la seconda, ciascuna portatrice di un elemento che le caratterizzò in vita (una morte di parto, un abbandono, una morte violenta, l'austerità di un rapporto non consumato) come la grande spada incombente e la dea bendata nell'atto finale elementi chiari nella loro simbologia. Sontuosa nella sua costruzione la scena di caccia del primo atto con Anna ed Enrico posizionati su due monumentali cavalli argentati e dorati rispettivamente, stagliati su nero che amplifica il contrasto chiaroscurale della scena introdotta da un sapiente gioco di trasparenze artistiche. Fortemente contrastati sono anche i sentimenti che muovono i personaggi che Donizetti, su libretto di Felice Romani, da Ippolito Pindemonte e da vari drammi storici francesi, mise in musica. Personaggi che alla prima, data al Teatro Carcano il 26 dicembre 1830, videro come protagonisti principali l'Anna Bolena di Giuditta Pasta e il Riccado Percy di Giovanni Battista Rubini, un'opera che segnò un rinnovamento di stile nella vita compositiva del Maestro bergamasco. Si può già intendere, considerando le vocalità i primi interpreti, che tipo vocalità occorre per metterla inscena: vocalità con ampie estensione verso la zona acuta capacità nel sostenere le agilità e con un buona emissione nel registro centrale, tenore di agilità, duttilità e la capacità di sovracuti. Vocalità che si sono ritrovate nelle scelte operate dalla Fondazione areniana tra debutti assoluti e consolidamenti nel ruoli. Per il soprano Irina Lungu è una ripresa nel personaggio di protagonista dopo il debuttato ad Avignone lo scorso anno, debuttanti invece nei rispettivi ruoli il tenore Antonino Siragusa, come Riccardo Percy e Annalisa Stroppa, mezzosoprano, in quello di Giovanna di Seymour. La protagonista Irina Lungu si è presenta come Anna Bolena con una voce corposa, robusta nella parte centrale, al tempo stesso agile, con la capacità di risolvere i passaggi più aspri con eleganza. Dotata di fraseggio ha anche una capacità di delineare il personaggio della sfortunata regina, pervasa da malinconia e dalla solitudine ma anche dall'orgoglio della regalità perduta e pervasa dalla nostalgica memoria della sua giovinezza a conclusione della vicenda esemplificata nella resa della scena "Piangete voi?" e da "Al dolce guidami castel natio" come nell'invettiva finale "Coppia iniqua..."con la capacità di piazzare la sua firma con il sovracuto nel passaggio ultimo dell'opera. Emozionante è stato il Percy delineato dal tenore Antonino Siragusa: ha saputo dare smalto alla personaggio dell'innamorato sfortunato di Anna Bolena. Con il suo timbro di voce che lo distingue, Siragusa ha superato facilmente le insidie della tessitura di Percy, dominando l'impervia aria "Ah!Cosi nel di ridenti " come "Vivi tu te ne scongiuro" con una linea di canto raffinata, precisa tra baldanza giovanile e rassegnazione dando l'impressione di aver perfezionato la tecnica del canto acquisendo molta sicurezza nelle parti più acute della partitura non risparmiandosi nell'affrontare in tutta sicurezza le asperità della parte. Giovanna Seymour, rivale di Anna nella conquista del letto regale di Enrico VIII era affidata alla voce del mezzosoprano Annalisa Stroppa. Come si è detto era stata annunciata la sua indisposizione: certamente l'ingresso del primo atto è parsa in sottotono come capacità di emissione specie nel sostenere il recitato nel primo confronto con Enrico VIII, ma nel proseguo dell'opera acquisiva più controllo del suo mezzo vocale, prendendo di petto le arti più acute della sua parte che se è assegnata per mezzosoprano la scrittura si fa ricca di agilità. Sorprendente è stato l'Enrico VIII delineato dal basso Mirco Palazzi. Oltre ad aver mostrato di possedere i mezzi vocali richiesti dalla parte, ha evidenziato cura nel fraseggio ed un'emissione sostenuta da una tecnica di prim'ordine fornito di carisma scenico è riuscito così a rendere il personaggio truce, violento e di sentimentalmente instabile così come l'ha delineato lo stesso Vick non rinunciando ad un tentativo di rapporto violento con Giovanna Seymour. Veterana nel ruolo del paggio, Manuela Custer riuscita a rendere credibile il suo Smeton risolvendo, da autentico contralto, con tecnica sicura e interpretazione spigliata, una parte non semplice, considerando anche il ruolo non marginale nell'azione scenica di paggio e cantore di corte. Corretti nei loro interventi il Lord Rochefort, fratello della Bolena, di Romano Dal Zovo e l'Hervey, tra cancelliere e carceriere, di Nicola Pamio.
Alla guida dell'orchestra dell'arena di Verona il direttor Jordi Bernàcer, già presenza attiva negli spazi estivi areniani, ha delineato un'interpretazione corretta e misurata, senza eccessi, ma con una ottima coordinazione tra buca e orchestra. Suggestivi gli interventi corali, sia come la regia li ha concepiti nell'azione musicale, portavoci degli umori della corte e dei cortigiani fedeli alla regina, diretti da Vito Lombardi. Successo e ovazioni da parte del pubblico che ha fatto segnare un "tutto esaurito" al teatro Filarmonico. Sarà interessante seguire il cast alternativo con la consolidata Elena Mosuc e l'emergente tenore Mert Süngü.

Federica Fanizza

Ultima modifica il Mercoledì, 02 Maggio 2018 11:48

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