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TRITTICO D'AUTORE - coreografie di Sharon Fridman, Valerio Longo e Paolo Mohovich

"Trittico d'autore", coreografie di Sharon Fridman, Valerio Longo e Paolo Mohovich "Trittico d'autore", coreografie di Sharon Fridman, Valerio Longo e Paolo Mohovich

Coreografie di Sharon Fridman, Valerio Longo e Paolo Mohovich
Musiche autori vari
Interpreti i ballerini del Corso di Perfezionamento Professionale:
 Ballarin Lara, Giaroli Giorgia,
Lombardo Chiara, Marangon Veronica, Piuzzo Alessandro,
Vecchiato Chiara, Vignato Enrico e Wojcik Magdalena

Al Teatro ai Colli di Padova, il 26 novembre 2017 

Festival di danza "Lasciateci sognare"

 www.Sipario.it, 7 dicembre 2017

Giunto alla XIV edizione, il festival internazionale "Lasciateci sognare", organizzato dall'Associazione Sfera Danza grazie al costante impegno creativo e progettuale di Gabriella Furlan Malvezzi, direttrice della Scuola e della Compagnia Padova Danza, ha avuto quale spettacolo di chiusura della manifestazione iniziata il 30 settembre, un pregevole "Trittico d'autore". Tre nuove coreografie firmate da Sharon Fridman, Valerio Longo e Paolo Mohovich chiamati per questa edizione a lavorare con i danzatori del Corso di Perfezionamento Professionale Progetto OFFBEAT.lab|Padova Danza, importante progetto riconosciuto dal Mibact, che ha consentito agli otto giovani selezionati, di accedere a una borsa di studio gratuita per lavorare con artisti di fama, approfondire la pratica contemporanea, e realizzare come interpreti una nuova creazione con questi maestri coreografi. Tre diversi stili e approcci alla danza contemporanea che ha permesso loro un lavoro d'immersione nella tecnica e nella poetica dei singoli autori. Sharon Fridman, classe 1980, danzatore e coreografo di punta della danza contemporanea israeliana, originario di Haifa ma residente a Madrid dal 2006, dove ha fondato la sua Compañía Sharon Fridman, ha firmato Stable una composizione basata sul "contact", con musica originale composta da Idan Shimoni. Una gestualità pregna di tensioni, di movimenti di reazione causa-effetto contraddistingue la coreografia, con il gruppo dentro uno spazio reso magmatico da spinte, strattonamenti, salite sui corpi diventati compatti e subito sfaldati in solitari abbandoni alla ricerca di un proprio territorio, per ricomporsi in coppie e, infine, in una catena umana ritrovando una nuova relazione solidale.
Valerio Longo, danzatore e coreografo della compagnia emiliana Aterballetto, sulla musica di Mauro De Pietri, ha creato BlackBeat. "Black, "nero", come la profondità di un mare feroce, come l'oscurità di un destino sconosciuto, come il buio spietato dell'indifferenza. Beat, "battito", come il ritmo della vita che vince e resiste, come le tappe di un nuovo viaggio, come le note di un mondo che rinasce". Così Longo, autore sensibile a tutto ciò che agita il consorzio umano, ha definito il suo lavoro. L'ispirazione, tra echi di migrazioni antiche e il frastuono di guerre contemporanee, nasce dall'attualità delle odissee di chi affronta deserti e mare in cerca di luoghi di speranza, di mani tese, di sguardi d'umano calore. Il roteare iniziale di una donna sotto un fascio di luce s'apre al sopraggiungere di altri corpi alla deriva, dai costumi colorati. Si ritrovano in gesti all'unisono con battiti della pancia e del petto, ondeggiando e scivolando a terra, roteando, gridando mentre avanzano e indietreggiano, a simulare viaggi e approdi segnati dal ritmo pulsante, percussivo, di sonorità orientali contaminate di timbri occidentali. Altri suoni muovono la coreografia di Paolo Mohovich dal titolo Porcelain. Sulle musiche dei Red Hot Chili Peppers, il coreografo torinese ha plasmato i danzatori sul concetto di fragilità e di forza, "concetti che sembrano opporsi – ha spiegato –. Ma la forza non è sinonimo di solidezza, può essere un impulso momentaneo, uno scatto folgorante per impedire alla nostra fragilità di prendere il sopravento". In costumi giallo e nero, con cambi d'atmosfera dettati dai sei diversi brani musicali della band statunitense, gli interpreti riempiono lo spazio con sequenze di gruppo, di duetti e quartetti, intrecciando dinamiche diverse di relazioni, costruendo blocchi traballanti o solidi, come a tessere trame di conflitti tra interiorità ed esteriorità. Il riferimento è alla superficie della porcellana, esternamente liscia, internamente ruvida. Concetti di resistenza e fragilità declinati in movimenti strutturati che ben presto si sciolgono in sequenze più snodate, piccoli e grandi gesti anche furiosi che ben restituiscono la vivacità scaturita nella compattezza del gruppo. E a danzare sono Ballarin Lara, Giaroli Giorgia, Lombardo Chiara, Marangon Veronica, Piuzzo Alessandro, Vecchiato Chiara, Vignato Enrico e Wojcik Magdalena.

Giuseppe Distefano

Ultima modifica il Martedì, 01 Maggio 2018 08:50

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