giovedì, 20 settembre, 2018
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SAGRA DELLA PRIMAVERA - coreografia Marinel Stefanescu

"Sagra della Primavera", coreografia Marinel Stefanescu. Foto di Luca Vantusso | LKV Photo Agency "Sagra della Primavera", coreografia Marinel Stefanescu. Foto di Luca Vantusso | LKV Photo Agency

coreografia Marinel Stefanescu
Nuovo Balletto Classico
Spettacolo in due parti di Marinel Stefanescu
Musica di Igor Stravinski, Bedrich Smetana e Adrian Enescu
Assistente alla messa in scena Beatrice Flaborea
Scene di Hristofenia Cazacu
Costumi di Marinel Stefanescu e Hristofenia Cazacu
Luci di Marinel Stefanescu
Capo tecnico Massimo Della Bella
Realizzazione costumi Maria Toasca
MILANO, Teatro Manzoni, 27 febbraio 2018

www.Sipario.it, 1 marzo 2018

La Compagnia "Nuovo Balletto Classico", composta da venticinque elementi con la presenza di quattro bambini (Martina Baiano, Alessandra Drago, Giulia Fattorini e Martina Violante), ha riproposto saggiamente la celebre "Sagra della primavera", innovativo capolavoro di Stravinski, attualmente considerato un caposaldo del balletto, di cui nel corso degli anni molte sono state le suggestive riprese. La tempestosa musica, spiazzante e a tratti in contrasto del compositore russo, è riecheggiata al Teatro Manzoni ricreando la stessa atmosfera di assoluta novità, lasciando percepire quel sentore di inedito, nato nel lontano 1913 a cura del grande Nijinski, che allora risultò non gradito tanto da sconvolgere gli animi dei suoi contemporanei. Emblematico sottolineare la sua genesi ancora oggi, perché il concetto essenziale della creazione a firma di Marinel Stefanescu tratta il tema di una continua e sorprendente "opera d'arte" mutevole nel tempo. Il coreografo nativo di Bucarest, per mezzo della sua inestinguibile qualità del movimento, ha intessuto una partitura - controcorrente nel finale - modellata poeticamente sul linguaggio e le gestualità del corpo, in cui egli esprime perplessità verso il futuro ma al contempo manifesta quello che ha imparato e forgiato come primaria necessità nel trasmettere, soprattutto ai giovani, l'essenza dell'umanità. Gli uomini sono fatti di elementi costanti ed incostanti, nell'atto di nutrire la coscienza di quelle alterazioni che rappresentano le fondamenta della civiltà, basate sulle emozioni in un continuo cangiamento, e destinate a dipingere il mondo con le proprie diversità. Stefanescu parla del genere umano e lo fa con acutezza e lucidità, la platea osserva in rigoroso silenzio e testimonia nel finale mediante festosi e convinti applausi. I ballerini danzano un rito violento, le dinamiche perfette sugli accenti della partitura musicale risultano limpidi, amplificando feroci giochi di massa in un cerimoniale primitivo che permette di interrogare ed indagare sulla spazialità, ipotizzando un'attenta visione simbolica, abbandonandosi all'evocazione percettiva dei sensi: materiale, concreto, fisico. In scena l'incisione del corpo, dei volti, dei muscoli, e dell'espressione è il prolungamento della nostra visuale mentre i quesiti inerenti la morte o la sopravvivenza appaiono nel nostro sguardo. Lo spettacolo crea profondità, riuscendo a restituire la poetica del Maestro, e la peculiarità della sua ricerca, nella messa a nudo dell'animo umano imperniato sulle debolezze, sulle fughe e sulle sfide nell'eterna battaglia tra bene e male; il tutto riproposto con freschezza, leggerezza ed armonia pur con l'uso tematico di dissonanze, ritmi audaci e fluttuanti. Il "Nuovo Balletto Classico" riproponendo il celebre titolo, senza troppe incertezze invita a farsi guidare dal dizionario dei corpi pulsanti e vividi, dalla commozione dei volti per addentrarsi nella personale versione di Stefanescu, banco di prova per alcuni tra i massimi coreografi del Novecento, tra i quali il già citato Nijinsky, Maurice Béjart e Martha Graham. Un rito feroce, asciutto e violento per la designazione dell'Eletta destinata al sacrificio propiziatorio al dio della primavera. Protagonista è la danza della compagnia reggiana, nata dall'eredità di un lungo e ammirevole lavoro ad opera di Liliana Cosi e di Marinel Stefanescu con il Balletto Classico e la Scuola professionale. Una danza che si fa madre e al contempo preghiera. La creazione appare sempre più drammatica nel suo crescendo devastante, con i corpi via via maggiormente selvaggi ed oppressi nel cerimoniale primitivo che conduce alla salvezza dell'Eletta, riscrivendo il finale come monito alla speranza. Il capolavoro di Stefanescu, intenso nel lasciar trasparire vivide le emozioni e in una comprensione estetica che scava nelle radici più profonde del suo linguaggio d'autore, unitamente alla "luce" di Liliana Cosi, si svela attuale come non mai, dando linfa ad una delle pagine più belle del recente passato, narrando la consapevolezza primigenia del contatto diretto con la natura e con i suoi elementi supportato da costumi, scenografie e luci immerse in un'agognata sorgente di vita. Imponente finale di prima parte con la "Moldava" sulle rassicuranti note di Bedrich Smetana, dove la potente timbrica innovativa e il messaggio portato in dote coglie di sorpresa, e conquista gli astanti, nella sperimentazione di ogni particolare finezza, aprendo così uno sguardo alla meditazione, prendendo idealmente per mano lo spettatore in un cammino di speranza. Nella seconda parte il solenne "Dialogo con l'infinito" sull'eterna musica composta appositamente da Adrian Enescu (già compagno di scuola di Stefanescu e suo collaboratore in numerose occasioni di successo) permette di conversare interiormente sui tempi moderni, divisi tra violenza e desiderio di pace, sentimenti che dalla notte dei tempi sovrastano l'intera storia dei popoli in ogni dove e in ogni credo, lasciando presagire uno spirituale equilibrio terreno. Protagonisti dell'impegnativa serata i primi ballerini Elena Casolari, Michela Mazzoni, Dorian Grori e Rezart Stafa (i quali unitamente hanno dato massima prova di abilità tecnica, maturità artistica, pulizia ed eleganza delle linee, espressività teatrale supportata da forte ed eclettica presenza scenica) avvalorati dall'ordinato corpo di ballo (Marta Parise, Andrea Caleffi, Arianna De Bernardis, Ilaria Grisanti, Raffaella Vaduva, Giulia Giraud, Arianna Carafa, Naomi Cozzi, Chiara Montanti, Giulia Ferrari, Cecilia Franceschelli, Cecilia Malagoli, Margherita Bono, Lisa Coassin, Marco Fagioli, Federiko Krasniqi, Marco Mustone, Nicolò Sgrilli, Brenno Simonetti, Eva Recinelli, Alessandro Garuti). Il M° Stefanescu è partito da una riflessione sull'innocenza primordiale, per giungere poi ad una dicotomia radicale, dove le parti in causa si escludono a vicenda pur dipendendo l'una dall'altra, lasciando in eredità agli spettatori un ipotetico regno di concordia vestendo il teatro e la danza con l'abito migliore, puntando i riflettori sulla necessaria "bellezza" tra giustizia, amore, verità e libertà! A margine dello spettacolo, la grande étoile della danza italiana e cara amica Liliana Cosi mi ha voluto rilasciare questa breve esclusiva dichiarazione: "Lo spettacolo Sagra della primavera – Risveglio dell'umanità, andato in scena martedì 27 febbraio al Manzoni di Milano, è stato un atto di coraggio da parte del 'Nuovo Balletto Classico' nella persona dei suoi fondatori Dorian Grori, Elena Casolari, Rezart Stafa, Nicoletta Stefanescu. Coraggio perché era un'unica data infrasettimanale, perché non è un titolo di repertorio, perché i suoi interpreti erano molto giovani per una coreografia così impegnativa su una musica alquanto complessa e audace. Si può dire che l'esperimento è riuscito molto bene, il pubblico ha risposto con entusiasmo alla proposta del 'Nuovo Balletto Classico', e qualcuno, non più giovanissimo, si è persino espresso dicendo che finalmente vedeva qualcosa di nuovo. In realtà è un balletto che la Compagnia Cosi e Stefanescu ha portato in tutta Italia con centinaia di repliche dal 1986 (anche a Milano al Teatro Lirico per quattro spettacoli nel 1988), ma oggi sembra ancora uno spettacolo 'inedito' e questo è un buonissimo segno!"

Michele Olivieri

Ultima modifica il Venerdì, 02 Marzo 2018 19:55

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